• Italia
  • giovedì 1 marzo 2012

Cosa pensava davvero Pasolini

Adriano Sofri sugli abusati e travisati versi sui poliziotti, e su quel che accade in Val di Susa

Su Repubblica di oggi Adriano Sofri torna a scrivere di quello che sta succedendo con le proteste contro la TAV, contestando in particolare le trascurate letture e strumentalizzazioni della poesia di Pier Paolo Pasolini “Il PCI ai giovani”.

Meglio lasciar stare Pasolini, era un’altra cosa, un altro tempo. Si chiamano valle tutte e due, Valle Giulia e la Val di Susa: ma la differenza è chiara, no? E poi non l’hanno mai letta la famosa poesia del “Pci ai giovani”, se no non citerebbero sempre quei quattro versi, e sbagliando anche la citazione. Era parecchio lunga, quella poesia, e se la leggessero per intero si stupirebbero di quello che dice. E comunque i manifestanti della Val di Susa non hanno per lo più “facce da figli di papà”, e i poliziotti non sono più soltanto, per fortuna, “figli di poveri”, venuti dalle periferie, “i tanti fratelli, la casupola tra gli orti con la salvia rossa…”. Poliziotti e militanti si assomigliano molto di più adesso, e non so quali siano andati più assomigliando agli altri, né quale conferma ne caverebbe Pasolini. Il giovane militante (dall’accento meridionale, che non è un addebito, si deve poter manifestare in qualsiasi lingua in qualsiasi punto del mondo, gli addebiti riguardano solo i comportamenti) che fronteggia sfotte e insulta il carabiniere muto è un’altra cosa anche e specialmente perché c’è una telecamera che li riprende. Il manifestante parlava già a un destinatario di cui non vedeva la faccia, ed era inevitabile che da un certo punto in poi regolasse il suo gergo sulla telecamera che le registrava. L’episodio è stato irreparabilmente degradato dall’aggressione di ieri alla troupe del Corriere che l’aveva ripreso.

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