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  • lunedì 26 Dicembre 2011

Gli ebrei ultraortodossi contro le donne

Continuano in Israele gli attacchi sessisti e discriminatori degli haredim, che oggi si sono scontrati con la polizia

Aggiornamento, 15.56 – Almeno un poliziotto è rimasto ferito negli scontri tra agenti ed ebrei ultraortodossi nella città di Beit Shemesh, nel distretto di Gerusalemme, mentre due persone sono state arrestate. I disordini sono iniziati dopo che la polizia aveva chiesto di rimuovere un cartello che chiede alle donne di camminare dall’altro lato della strada, lontano dagli uomini. A quel punto circa 300 ultraortodossi haredim si sono scagliati contro gli agenti, lanciando pietre e bruciando oggetti. Negli ultimi due giorni il cartello è stato rimosso e reinstallato più volte. In un altro quartiere della città, intanto, un altro gruppo di haredim ha attaccato una troupe televisiva, più o meno nello stesso punto in cui domenica si era ripetuto un attacco simile.

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Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha condannato duramente le discriminazioni nei confronti delle donne che negli ultimi tempi hanno creato molto scandalo nel Paese. «Israele è una democrazia occidentale e liberale e non tollereremo altri episodi del genere», ha detto ieri Netanyahu, riferendosi a un episodio recente che ha coinvolto un haredi (plurale haredim), un appartenente all’ala più intransigente dell’ortodossia religiosa ebraica (i cosiddetti “ebrei ultraortodossi”). L’uomo, nella notte di Natale, è stato arrestato per aver offeso e sputato contro una donna religiosa a Beit Shemesh, una città israeliana del distretto di Gerusalemme, perché era vestita «in maniera indecente».

Anche il ministro della Difesa, Ehud Barak, ha condannato duramente il sessismo di natura religiosa che si verifica a Beit Shemesh e altre città israeliane, mentre il ministro dell’Energia Uzi Landau ha detto che «gli estremisti ultraortodossi devono ricevere lo stesso trattamento degli anarchici di sinistra e dei coloni della destra integralista». Il leader del partito di Kadima, Tzipi Livni, ha detto che «è ora che il popolo israeliano si svegli». Netanhayu, intanto, ha fissato un incontro con i politici ultraortodossi del suo governo per chiedergli di esprimere la propria condanna pubblica contro gli ultimi eventi. Netanyahu sta pensando a nuove leggi contro la discriminazione delle donne, come la rimozione di tutti i cartelli a carattere sessista nei quartieri ultraortodossi e l’allontanamento dei sindaci che non rispettano gli ordini delle autorità centrali in materia.

In Israele, i fenomeni discriminatori degli ultraortodossi nei confronti delle donne sono piuttosto comuni, soprattutto nelle città e nei quartieri più integralisti. Gli haredim spesso vietano alle donne di salire su alcuni autobus che viaggiano nei loro quartieri o riservano loro i posti sul retro; si scagliano, poi, contro i messaggi pubblicitari che ritraggono donne, e i soldati più integralisti abbandonano le cerimonie pubbliche dell’arma se cantano anche le soldatesse. Durante i funerali c’è spesso una netta divisione tra uomini e donne, che spesso non possono neanche parlare tra loro. Pochi giorni fa a Gerusalemme, alcuni ultraortodossi hanno provato a bloccare alcune donne che si stavano recando a votare per delle elezioni comunali.

La maggior parte degli attacchi sessisti è organizzata dagli haredim, che incarnano il credo più integralista degli ebrei ortodossi e dicono di ispirarsi senza alcun compromesso alla legge ebraica come espressa nell’Antico Testamento. Sono una minoranza all’interno della comunità ebraica, e si tratta prevalentemente di ebrei aschenaziti (i discendenti delle comunità ebraiche nell’Europa centrale e orientale). In Israele sono spesso in contrasto con lo Stato, il cui intervento è ritenuto intollerabile quando va a toccare la sfera della vita religiosa. Gli haredim disprezzano gli altri appartenenti alla religione ebraica che cercano di conciliare il proprio credo religioso con la società moderna e secolarista. Le donne, secondo la loro ideologia, devono indossare gonne e vestiti a maniche lunghe e spesso coprirsi il capo con un velo o un foulard. Il termine haredi deriva dall’ebraico charada che significa “colui che trema nel timore di Dio”. Gli ebrei haredim sono circa 1,3 milioni e sono presenti soprattutto in Israele e Stati Uniti.

Foto: MENAHEM KAHANA/AFP/Getty Images