L’ennesima manovra della Grecia

Il governo di Papandreou traballa davanti al bivio ormai consueto: per continuare a ricevere i soldi del prestito internazionale servono nuovi tagli

Il governo greco ha tenuto ieri una riunione d’emergenza allo scopo di pianificare una nuova ennesima serie di misure di austerità e tagli alla spesa volti a combattere la crisi del debito, a seguito dei molti numerosi inviti da parte dei paesi dell’eurozona e delle istituzioni internazionali. Il ministro delle Finanze, Evangelos Venizelos, ha promesso alla Commissione Europea, al Fondo Monetario Internazionale e alla Banca Centrale Europea una rapida approvazione delle nuove misure, così da poter ricevere la nuova rata del prestito garantito dalla comunità internazionale. Ma c’è stata qualche frustrazione ed esasperazione, come racconta il Wall Street Journal.

Da parecchi mesi la Grecia si trova invischiata in una serie infinita di tagli e misure di austerità che secondo molti hanno aggravato la recessione, oltre che obbligato la popolazione a grandi sacrifici. L’efficacia di queste misure allo scopo di contenere la crisi del debito è molto discussa, tanto che sono ancora necessari ulteriori provvedimenti, e il fatto che queste siano arrivate sotto la dettatura e il “ricatto” delle istituzioni internazionali ha portato ieri lo stesso Venizelos a dire che la Grecia è stata «minacciata e umiliata» e a invitare i paesi dell’eurozona a non usare la Grecia «per nascondere la propria incompetenza nel gestire la crisi economica».

La Grecia ha detto di avere liquidità soltanto per un altro mese. Le dichiarazioni combattive di Venizelos sono anche un tentativo di gestire la situazione politica del paese. Il premier George Papandreou sabato ha disdetto la sua visita negli Stati Uniti e ha deciso di restare in patria: la discussione e l’approvazione delle nuove misure potrebbe generare una nuova ondata di scioperi e proteste popolari, che più di una volta in questi mesi sono sfociati anche in episodi di violenza e scontri con le forze dell’ordine. Il Partito Socialista, il PASOK, attraversa comprensibilmente un momento di grande impopolarità e se le nuove misure non dovessero essere approvate esiste la possibilità che Papandreou si dimetta e che si vada alle elezioni anticipate.

Tra le misure di cui si discute c’è l’annullamento retroattivo di tutte le assunzioni del gigantesco settore pubblico greco fatte tra il 2010 e il 2011. La misura colpirebbe almeno 25.000 persone, che riceverebbero per un anno al massimo il 60 per cento del loro stipendio prima di essere definitivamente licenziate. Lo scorso marzo la Grecia si è impegnata a tagliare 80.000 posti di lavoro dal suo settore pubblico entro il 2015, dopo avere assunto 25.000 persone tra il 2010 e il 2011. Oggi la cosiddetta troika – BCE, FMI, UE – chiede alla Grecia di tagliare almeno 100.000 posti di lavoro nel settore pubblico, nonché di alzare le tasse sul tabacco, sugli alcolici e sui beni di lusso.

Il prestito internazionale da 110 miliardi di euro garantito alla Grecia nel maggio del 2010 sta per esaurirsi, una rata al mese, e il paese sembra avere bisogno di un nuovo prestito di dimensioni almeno doppie. Ma i paesi dell’eurozona sono sempre più nervosi di fronte a questa possibilità, soprattutto la Germania, mentre gli analisti in modo quasi unanime considerano la Grecia insolvente. Gli obiettivi fissati all’epoca del primo prestito non sono stati raggiunti.

foto: Panagiotis Tzamaros/AFP/Getty Images

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