• Mondo
  • venerdì 9 Settembre 2011

Come vanno le cose a Sarkozy

A un anno dal voto il presidente francese fatica a trovare consensi, racconta l'Economist, ma non va dato per spacciato

Il presidente francese Nicolas Sarkozy era stato fin dall’inizio uno dei più convinti promotori dell’intervento militare in Libia. Eppure non sembra essere riuscito ad avvantaggiarsi molto dell’esito positivo delle operazioni: a circa un anno dalle prossime elezioni presidenziali, i sondaggi confermano la sua crescente impopolarità nell’elettorato francese. Ne parla l’Economist.

La guerra in Libia è stata la prima campagna militare di Sarkozy. Aveva già mandato soldati francesi in territorio ostile nel caso dell’Afghanistan e della Costa d’Avorio. Ma il suo investimento in Libia è stato molto più personale. Ha riconosciuto il governo dei ribelli prima di tutti gli altri. Insieme a Cameron ha fatto pressioni affinché gli Stati Uniti si lasciassero coinvolgere. Un presidente senza esperienza di guerra (a differenza di tutti i suoi cinque predecessori), Sarkozy ha mandato i jet francesi nei cieli libici prima di chiunque altro. A giugno stava già distribuendo armi ai ribelli.

Le ragioni dello zelo di Sarkozy sono varie, spiega l’Economist. Doveva lavare l’onta dei legami del suo governo con i governi corrotti di Tunisia e Egitto. E doveva anche riscattare la Francia dalle sue mancanze nel corso del genocidio in Rwanda e della guerra in Bosnia. Essendo molto pragmatico, ha cercato di approfittare della situazione per dimostrare di essere capace di fare la cosa giusta. E per questo è anche stato accusato di volere la guerra solo per motivi di propaganda elettorale. Fosse anche stato davvero quello il motivo principale, continua l’Economist, non sembra avere funzionato molto.

I francesi avevano approvato la guerra in Libia, il 66 percento era favorevole, ma ancora non approvano lui. La sua popolarità, nonostante la caduta del colonnello, è la più bassa nella storia della Francia repubblicana a pochi mesi dalle elezioni per il secondo mandato. Il Partito Socialista avrà perso il suo candidato più forte con lo scandalo di Strauss-Kahn, ma i sondaggi al momento suggeriscono che entrambi i candidati socialisti, Francois Hollande e Martine Aubry, batterebbero facilmente Sarkozy se si andasse al ballottaggio.

Ma il presidente francese non può ancora essere dato per spacciato, conclude l’Economist, e non solo perché i socialisti francesi non vincono un’elezione addirittura dal 1988.

Qualunque siano i sentimenti dei francesi nei suoi confronti, potrebbero comunque trovarlo l’opzione più credibile. La guerra di Libia è stata un grande esempio di tenacia in un momento di difficoltà. Potrà dire, «Avete visto? Se avete bisogno di me, io sono sempre qui». E in un momento di crisi economica l’elettorato potrebbe preferire non rischiare di affidarsi a una scelta diversa. Per non parlare del fatto che Sarkozy non ha ancora ufficialmente formalizzato la sua candidatura, e che quindi le sue formidabili doti propagandistiche devono ancora tutte venire. C’è un’ultima ragione per cui Sarkozy non può ancora essere considerato spacciato. In Francia negli ultimi anni tutti i sondaggi fatti molto prima delle elezioni si sono sbagliati. Sei mesi prima delle elezioni del 1995, Chirac era dato per spacciato e il suo rivale Balladur sembrava imbattibile. Ma sei mesi dopo, fu Chirac a vincere le elezioni.