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Cosa c’entra l’Egitto con gli attentati in Israele

Bernardo Valli su Repubblica spiega come fondamentalisti, terroristi e miliziani stanno approfittando della fragilità dell'Egitto democratico

L’articolo di Bernardo Valli, oggi su Repubblica, riguardo gli attentati di ieri in Israele.

Tanti elementi inducono a credere che l’attentato avvenuto ieri in Israele sia da collegare agli avvenimenti in corso in Egitto, dove la “Primavera araba” appare agitata e confusa.

Questo non significa che i rivoluzionari del Cairo siano da ritenere i diretti responsabili del più micidiale attentato da più di due anni, nello Stato ebraico. Non è quel che penso. Né sospetto. Ma la situazione che si è creata in Egitto potrebbe averlo favorito. Gli avversari della “Primavera araba” potrebbero essere proprio i promotori, e comunque sono loro che ne possono trarre profitto. Le vampate di terrore gettano il discredito sulla difficile, tormentata, svolta democratica, e ridanno fiato agli islamisti radicali, colti di sorpresa dall’insurrezione libertaria di piazza. L’accusa implicita, proveniente da schieramenti opposti, Israele compreso, è che l’Egitto non più guidato dalla mano ferma di un raìs, sia pure corrotto, non sia in grado di fermare l’islam radicale, e il terrorismo che ne deriva. I rapporti tra Il Cairo e Gerusalemme ne possono soffrire e la situazione mediorientale rischia di arroventarsi.

Oltre che il più micidiale, l’attentato è stato anche il più articolato, il più manovrato da tempo, perché condotto come un’azione di guerra. Bisogna tenerne conto. Dietro c’è un cervello “militare”. Si è svolto, stando alle prime ricostruzioni, in tre tempi e in quattro luoghi diversi. Il primo attacco è avvenuto in un’area scarsamente abitata, a ridosso del confine con l’Egitto, nel deserto del Sinai, quando un imprecisato numero di uomini armati ha aperto il fuoco su un autobus israeliano. Poco dopo gli aggressori hanno sparato un missile anti-carro contro una automobile privata. Poi sono state fatte esplodere bombe sulla strada dove si trovavano dei soldati, in prossimità dell’autobus assaltato, e forse sul punto di dare manforte. Il primo bilancio, quattordici morti, sette per parte, e una quarantina di feriti tra gli israeliani, è quello di una battaglia. Una battaglia che si è svolta al confine tra Israele e l’Egitto, una zona di importanza strategica, nei paraggi della stazione balneare di Eilat, sul Mar Rosso. È gente di mestiere quella che ha agito. Gaza è li, a due passi, e subito gli occhi dei generali israeliani si sono rivolti a quella disgraziata, indomabile e inaffidabile Striscia di terra. Che ha finito col pagare, poiché la risposta israeliana si è abbattuta subito là, facendo un’altra manciata di morti.

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