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  • martedì 5 luglio 2011

L’Olanda condannata per la morte di tre musulmani dopo il massacro di Srebrenica

I caschi blu olandesi non diedero loro rifugio in una base, consapevoli di averli così condannati a morte certa

Una corte d’appello olandese ha stabilito che l’Olanda è responsabile della morte di tre persone musulmane dopo il massacro di Srebrenica, avvenuto tra il 9 e l’11 luglio del 1995 durante la guerra in Jugoslavia. Il caso era stato portato in tribunale dalla figlia di Rizo Mustafic, un uomo che lavorava come elettricista per le truppe olandesi dell’ONU a Srebrenica, e da Hasan Nuhanovic, un interprete dei caschi blu che perse il padre e un fratello durante il massacro di Srebrenica. Le truppe olandesi avevano il compito di proteggere i civili musulmani ma non fecero nulla per impedire l’uccisione di oltre ottomila persone messa in atto dall’esercito serbo.

Nella notte tra il 10 e l’11 luglio del 1995 si diffuse la notizia di un possibile attacco serbo a Srebrenica, e migliaia di persone cercarono rifugio nella base olandese di Potocari, a circa sei chilometri dalla città. I soldati olandesi ne ospitarono circa seimila. Mustafic faceva parte dello staff della base di Potocari, dove aveva cercato di rifugiarsi insieme alla moglie. Ne era stato però allontanato e in seguito venne catturato dalle truppe serbe guidate dal generale Ratko Mladic. Di Mustafic non si sono avute più notizie. Nuhanovic aveva cercato di salvare i genitori e il fratello più piccolo convincendo i soldati olandesi a ospitarli nella base insieme a lui, ma i soldati si rifiutarono. La sua famiglia venne allontanata e suo padre e suo fratello vennero successivamente uccisi dai soldati serbi.

Nel 2008 la corte aveva stabilito che lo stato olandese non era responsabile della morte dei tre uomini perché le truppe operavano sotto il mandato delle Nazioni Unite. La sentenza di oggi invece considera l’Olanda parzialmente responsabile per non aver fatto abbastanza per proteggere i civili musulmani, e di averli abbandonati. Secondo la corte, infatti, i caschi blu olandesi avevano assistito a numerose esecuzioni di musulmani bosniaci da parte dell’esercito serbo ed erano consapevoli che, facendoli uscire dalla base, avrebbero condannato Mustafic e i parenti di Nuhanovic a morte certa. Il governo olandese, che è stato condannato a pagare un risarcimento ai parenti delle vittime, negli anni è stato più volte accusato dall’opinione pubblica per la decisione di non intervenire a Srebrenica, ma non ha mai ammesso alcuna responsabilità, sostenendo che che la colpa è esclusivamente dell’ONU: avrebbe abbandonato i caschi blu olandesi rifiutandosi di attuare un intervento aereo.

Il massacro di Srebrenica fu guidato dal generale serbo Ratko Mladic, che ora è imputato al Tribunale Penale Internazionale per l’ex Jugoslavia dell’Aia per svariate accuse, tra cui genocidio e crimini contro l’umanità. Secondo la versione ufficiale, i 600 caschi blu nella zona non erano preparati e armati a sufficienza per affrontare le forze serbo-bosniache. Gli ufficiali chiesero più di una volta un intervento aereo, ma solo l’11 luglio gli alti comandi militari trovarono un accordo per intervenire. Solamente due caccia olandesi procedettero a un attacco aereo senza sortire particolari effetti. Il mancato intervento ebbe forti ripercussioni in Olanda e portò alle dimissioni dell’intero governo (un governo successivo decorò però nel 2006 il battaglione, con polemiche internazionali).

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foto: ED OUDENAARDEN/AFP/Getty Images

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