L’ENI è indagata per corruzione

Alcuni manager dell'azienda avrebbero ricevuto tangenti in cambio di appalti in Iraq e Kuwait

La procura di Milano ha aperto un’inchiesta per indagare sulle tangenti ricevute da alcuni manager dell’ENI, che nel frattempo si è dichiarata “parte lesa”.

L’ultima tangente sarebbe stata versata e «intercettata» dalla Guardia di Finanza il 5 e il 6 maggio scorsi. Una «cresta» fatta tra un manager Eni e alcuni intermediari su contratti d’appalto relativi al progetto Eni Zubair in Iraq. Un grosso giacimento proprio vicino a Bassora, dove si è combattuto duramente e dove adesso si muovono invece eserciti di faccendieri.

È questa l’ultima grana della holding energetica a partecipazione statale guidata da Paolo Scaroni, finita nel mirino del dipartimento anticorruzione della Procura milanese con una serie di perquisizioni scattate l’altro ieri presso uffici e abitazioni di manager e intermediari di due grossi progetti: quello in Iraq, appunto, e un altro in Kuwait, denominato «Jurassic field», nel Nord del Paese. Secondo il pm Fabio de Pasquale, titolare dell’inchiesta per corruzione internazionale e violazione delle norme sulla responsabilità amministrativa delle società, legge 231, i due progetti avrebbero garantito un «sistema» di tangenti pagate estero su estero a manager dell’Eni da alcune grosse aziende italiane per potersi garantire una serie di appalti da miliardi di dollari nei due Paesi, di cui il cane a sei zampe è diventato stazione appaltante su delega dei rispettivi governi.

Stando alle accuse, sarebbe emersa «l’esistenza di un gruppo affaristico composto da Massimo Guidotti, Stefano Borghi e Enrico Pondini (intermediari ed ex manager del settore) e Diego Braghi (procurement manager del progetto Zubair di Eni spa) e Nerio Capanna, “vice president di Saipem spa”, nonché altre persone già identificate o in via di identificazione». Nelle intercettazioni su cellulari, forniti prudentemente di schede telefoniche lituane, i vari protagonisti, indagati anche per associazione per delinquere, preferivano chiamarsi con soprannomi pittoreschi: Braghi era «Maradona» o «Panatta», mentre il vice presidente Saipem Capanna era indicato, con scarsa fantasia, come «zio Tom».

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