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«I giovani sono in via di estinzione»

L'impietosa sintesi del direttore del Censis, oggi ascoltato alla Camera, suffragata da parecchi numeri

Il direttore del Censis, il sociologo Giuseppe Roma, oggi è stato ascoltato dalla Commissione Lavoro della Camera nell’ambito della discussione di un provvedimento legislativo sul mercato del lavoro. E ha fornito diverse informazioni interessanti e inquietanti sullo stato dei “giovani” in Italia, sintetizzati dalla formula di cui nel titolo. «In via di estinzione».

“I giovani sono in via di estinzione. Negli ultimi 10 anni, dal 2000 al 2010 abbiamo perso più di 2 milioni di cittadini di età compresa tra i 15 e i 34 anni”. Lo ha detto il direttore del Censis, Giuseppe Roma, entrando all’audizione presso la Commissione Lavoro pubblico e privato della Camera che sta esaminato il tema dell’accesso al mercato del lavoro. “Sono una merce rara”, ha aggiunto Roma, spiegando che i dati italiani sono i peggiori insieme a quelli tedeschi. In contrapposizione – ha aggiunto – nello stesso periodo sono invece aumentati di 1 milione 896 mila unità gli italiani over-65.

Non solo, i giovani italiani, secondo Roma, sono scarsamente istruiti. Tra i middle young (25-34 anni d’età), quando normalmente il ciclo educativo dovrebbe essere compiuto, il 29% ha concluso solo la scuola secondaria inferiore, contro il 16% di Francia e Regno Unito, e il 14 della Germania. E ancora, i laureati registrano i valori più bassi rispetto agli altri grandi Paesi europei: il 20,7% a fronte di una media europea del 33%, del 40,7 del Regno Unito e del 42,9 della Francia.

Inoltre, dati i tempi prolungati dei diversi cicli formativi, l’ingresso nella vita lavorativa per i giovani italiani è ritardato rispetto agli altri Paesi europei. Tra i più giovani (15-24 anni) il 60,4% risulta ancora in formazione, rispetto al 53,5 della media Ue, il 45,1 della Germania e il 39,1 del Regno Unito. Gli occupati sono il 20,5% rispetto al 34,1% della media europea, il 46,2% della Germania e il 47,6% del Regno Unito.

Un’altra particolarità tutta italiana è l’alta percentuale di giovani che non studiano né lavorano. “La vera anomalia italiana è rappresentata dai giovani che non mostrano interesse nè nello studio, nè nel lavoro: in Italia sono l’11,2% rispetto al 3,4% della media europea”. Quello che l’istituto definisce il “record di inattività volontaria”.

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