• Italia
  • lunedì 4 Aprile 2011

Il governo e gli immigrati: il punto

Oggi Berlusconi vola a Tunisi e poi vuole parlare con la Francia

Da Lampedusa molte partenze forzate, ma non è la soluzione

Silvio Berlusconi va oggi a Tunisi, nella seconda tappa dell’iniziativa del governo per affrontare l’intensificazione dell’immigrazione dal Nordafrica delle ultime settimane, e le conseguenti crisi nei luoghi in cui questa intensificazione si concentra: il luogo dei maggiori sbarchi (Lampedusa), il passaggio di confine per la Francia (Ventimiglia), le sedi dei campi e tendopoli presso i quali il governo vuole radunare e concentrare gli immigrati (Manduria su tutti).

La prima parte del piano – l’evacuazione di Lampedusa con le navi dirette ad altre regioni della penisola – è stata annunciata in gran pompa durante la visita di Berlusconi sull’isola mercoledì, data per conclusa nel giro di due o tre giorni, ma poi complicata da ragioni concrete e prevedibili: tempi pratici e il maltempo prima, nuovi arrivi poi. Da ieri si sta svolgendo con maggiore solerzia, ma sembra improbabile che basti a risolvere una questione che non può essere immaginata occasionale (un po’ quel che avvenne con le promesse del governo sulla crisi dei rifiuti a Napoli: intensi e disordinati interventi puntuali di qualche giorno, e poi tutto è tornato come prima).

Sono andati avanti per tutta la giornata di ieri, a Lampedusa, i trasferimenti dei migranti per altre aree dell’Italia: a fine giornata si contavano meno di 1000 presenze sull’isola siciliana, di cui 600 persone arrivate in giornata. La “contabilità” dei trasferimenti, iniziata sabato, parla di oltre 3600 migranti portati via in meno di 24 ore. Ma qui la “contabilità” è “a partita doppia”, fra partenze e arrivi. E in queste ore si attendono altri extracomunitari: nella notte, al largo di Lampedusa, sono stati individuati un paio di barconi con circa 200 persone a bordo. Insomma, il numero degli extracomunitari nell’ isola torna a tre cifre, ma in una quantità che non sembra preoccupare gli abitanti, abituati ben altri numeri.

Nell’isola, intanto, la disputa non ha nulla di politico: è una battaglia tra chi non vede l’ora di partire e chi deve organizzare i trasferimenti. Ieri, quando la tensione vissuta nei giorni scorsi sembrava placata, i 36 minorenni ricoverati in un locale della parrocchia hanno dato fuoco alla struttura, bruciando materassi, frantumando i vetri delle finestre e scardinando porte. Il locale ha subìto danni considerevoli, qualcuno dei ragazzi si è fatto male: uno, per protesta, si è ferito con un pezzo di vetro, procurandosi tagli al torace e al braccio. La tensione è salita quando 70 minori (su 361) hanno lasciato l’isola con un traghetto di linea: il caso ha premiato alcuni, ma ne ha puniti altri, rimasti ad aspettare in un ricovero di fortuna, privo di docce e di qualunque confort.

L’altro fronte di intervento del governo è quello della collaborazione con la Tunisia. Oggi il PresdelCons vola a Tunisi per incontrare le autorità locali e chiedere loro di accettare rimpatri di cittadini tunisini in numeri superiori rispetto a quelli attuati prima di questi mesi e di applicare maggiori controlli sulle partenze. Come hanno fatto capire più volte nei giorni scorsi da Tunisi, la richiesta sarà difficilmente soddisfatta: dopo la fuga di Ben Ali il governo provvisorio è travolto dalle sue stesse precarietà e da problemi interni che gli impediscono di poter andare incontro alle richieste italiane, per non parlare delle obiezioni anche di principio ai rimpatri forzati. Lo spiegava ieri la Stampa.

In attesa delle elezioni di luglio (se non arriveranno altri sconquassi, seconde ondate o controrivoluzioni), la Tunisia non può promettere nulla se non dicendo bugie, «non rispettare i patti» come accusa Berlusconi è una necessità. Accettare il ritorno a casa forzato di migliaia di giovani che sono partiti per Lampedusa e l’Europa sarebbe per «i provvisori» del Palazzo di Cartagine una forma di suicidio. La immigrazione, clandestina o no, verso l’Europa è una conquista della rivoluzione, dopo gli anni di Ben Ali per cui gli scafisti rischiavano trentanni e i passeggeri tre e non partiva una barca.

Infine, c’è da gestire quel che avviene sulla penisola: a Manduria, nelle altre aree destinate a ospitare immigrati e profughi, al confine con la Francia. Su quest’ultimo fronte, il governo ha diffuso ieri sera un comunicato dai toni idilliaci su una telefonata avvenuta ieri tra Berlusconi e Sarkozy, con promesse di incontri e iniziative congiunte, ma molto inconsistente e generico.

Il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha ricevuto oggi una telefonata dal Presidente della Repubblica francese, Nicolas Sarkozy. Il lungo e cordiale colloquio si è incentrato sull’emergenza immigrazione ed è stato deciso di realizzare quanto prima un vertice tra i ministri italiani e francesi (esteri, interni ed economia) a cui parteciperanno anche il Presidente Sarkozy e il Presidente Berlusconi. Il Presidente Berlusconi e il Presidente Sarkozy hanno concordato di continuare a tenersi in stretto contatto. Venerdì scorso il Presidente del Consiglio aveva affrontato il tema dell’immigrazione clandestina in una telefonata con il Presidente della Commissione Europea, José Manuel Durão Barroso, e ieri in un’altra telefonata con il Primo Ministro del Regno Unito, David Cameron, aveva analizzato la situazione in Libia.

E mentre a Manduria le fughe dal campo sono ormai viste più come parte della soluzione che del problema – problema, quello di un campo troppo esteso e inumano, che resta – si attendono maggiori tensioni locali e anche a livello di rapporti tra PdL e Lega nelle altre località destinate ad ospitare immigrati e profughi.

foto: AP Photo/Antonello Nusca