Morire antiberlusconiani

Michele Serra si chiede se la sinistra abbia più cari gli operai della Fiat o l'umiliazione giudiziaria del PresdelCons

Nella sua rubrica di oggi su Repubblica Michele Serra riprende efficacemente un confronto che contrappone da tempo gli osservatori della politica di sinistra, quello della priorità della sconfitta di Berlusconi su ogni altro onbiettivo, quello insomma dell’antiberlusconismo come linea politica prevalente. Serra cerca di tenere in equilibrio le diverse ambizioni, ma mettendo in guardia dalle sproporzioni, quando si tratta di battersi per gli operai Fiat e per le sconfitte in aula dell’avvocato Ghedini.

Evidentemente tra i giudici della Consulta ci sono più “comunisti” (12 su 15, una maggioranza bulgara) che tra gli operai di Mirafiori. E questo dovrebbe spaventare la sinistra più di quanto spaventi Berlusconi. Perché va bene che difendere la Costituzione e l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge è diventata, a Berlusconia, una faccenda di vitale importanza. Ma le cose cambiano davvero – come sta scritto nei classici Einaudi e Laterza e Feltrinelli sui quali hanno studiato, a volte proficuamente, gli attuali cinquantenni e quarantenni di sinistra – solo se la democrazia formale diventa anche un po’ più sostanziale, e dunque i poveri un po’ meno poveri, i deboli un po’ meno deboli, i ricchi un po’ meno prepotenti, eccetera. E dunque esultare perché l’avvocato Ghedini se ne torna con le pive nel sacco a risistemare i suoi scartafacci va benissimo; ma vedere gli operai di Torino scannarsi tra loro per salvare i conti di Marchionne, e uno che piange, uno che impreca, un altro che maledice la propria condizione di eterno ingranaggio di un meccanismo che non controlla: beh, quello è un dispiacere perfino più importante e urgente, per la sinistra italiana. Diciamo che le compete, la questione sociale, tanto quanto alla Consulta compete tenere a bada l’esuberanza del Berlusca e dei suoi legulei.

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