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  • venerdì 8 ottobre 2010

Liu Xiaobo vince il Nobel per la pace

Il dissidente cinese è stato premiato «per il suo impegno non violento a tutela dei diritti umani in Cina»

Il governo cinese protesta e minaccia la Norvegia: rapporti diplomatici a rischio

di Emanuele Menietti

Liu Xiaobo ha vinto il Nobel per la pace. Il dissidente cinese è stato premiato «per il suo impegno non violento a tutela dei diritti umani in Cina». È il primo cinese a ricevere il riconoscimento per la pace. Liu potrebbe non venire a conoscenza della notizia in tempi brevi: è stato imprigionato circa un anno fa e non può ricevere con facilità telefonate, ha spiegato la moglie Liu Xia.

Per le autorità cinesi, la commissione avrebbe di fatto violato i principi stessi del premio consegnandolo a un «criminale» come Liu Xiaobo. La decisione di conferire il premio al dissidente è per il governo di Pechino una «oscenità» e secondo il ministro degli esteri cinese potrà compromettere le relazioni diplomatiche tra Cina e Norvegia.

Liu ha 54 anni ed è un attivista e intellettuale laureato in letteratura. È da molti anni impegnato per la difesa dei diritti civili in Cina spesso non rispettati dal governo di Pechino. Nel 1989 Liu Xiaobo partecipò anche alle manifestazioni in piazza Tiananmen. Nel 1991 fu accusato di voler sovvertire il regime e nel 1996 fu condannato a tre anni di lavoro in un campo di rieducazione per «disturbo della quiete pubblica» per aver criticato il partito comunista cinese.

In occasione del sessantesimo anniversario dell’adozione della Dichiarazione universale dei diritti umani, nel dicembre del 2008 Liu ha sottoscritto il manifesto Charta 08, successivamente pubblicato online da oltre 300 intellettuali e attivisti cinesi. Liu venne arrestato due giorni prima della pubblicazione del manifesto e dopo mesi di prigionia, nel giugno del 2009 gli inquirenti hanno confermato l’arresto per atti sovversivi contro il governo. Nel dicembre dello stesso anno, Liu Xiaobo è stato condannato a undici anni di prigionia, una sentenza molto criticata all’estero e contro la quale si sono mossi gli Stati Uniti e altri paesi, senza ottenere però alcuna apertura da Pechino.

La candidatura di Liu Xiaobo al premio Nobel per la pace era stata proposta nel gennaio di quest’anno. L’iniziativa è stata sostenuta, tra gli altri, da Desmond Tutu e il Dalai Lama. Ma Zhaoxu, il portavoce del ministro degli esteri cinese, aveva contestato la scelta sostenendo che la consegna del premio all’attivista sarebbe stata un grave errore. I componenti del comitato del Nobel assicurarono che le dichiarazioni del ministro non avrebbero condizionato la loro scelta finale e così è stato.

Premiando Liu Xiaobo, la commissione del Nobel ha voluto mandare un segnale anche alla Cina, e basta leggere le motivazioni da poco pubblicate per rendersene conto:

Negli ultimi decenni, la Cina ha raggiunto importanti progressi economici difficilmente riscontrabili nella storia passata. Il paese ha ora la seconda economia più grande del mondo, centinaia di milioni di persone sono state strappate dalla povertà. La voglia di partecipare alla vita politica del paese è anche aumentata.

Il nuovo status della Cina deve portare a un maggior grado di responsabilità. La Cina sta violando alcuni accordi internazionali che ha sottoscritto, così come alcune norme adottate dallo stesso paese per i diritti politici. L’articolo 35 della costituzione cinese stabilisce che «I Cittadini della Repubblica popolare cinese hanno libertà di parola, di stampa, di associazione, di manifestare e di protestare». Nella pratica, però, queste libertà sono state negate ai cittadini cinesi.

In queste ore anche la moglie di Liu Xiaobo, Liu Xia, sta sperimentando le cesure del governo cinese. Stando a quanto riferisce l’agenzia di stampa AFP, alcuni agenti della polizia avrebbero raggiunto l’abitazione della donna per impedirle di rilasciare altre dichiarazioni alla stampa. Davanti alla casa di Liu Xia si sono raccolti anche alcuni giornalisti, ma gli agenti li hanno allontanati chiedendo prima i loro documenti e controllando ciò che avevano ripreso o fotografato.

Amnesty International ha accolto con soddisfazione la decisione di assegnare il Nobel per la pace a Liu Xiaobo e ha chiesto alle autorità cinesi di liberare al più presto il dissidente. L’organizzazione non governativa si batte da mesi per ottenere la liberazione di Liu, ma le richieste sono state finora disattese dalle autorità di Pechino.


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