Chi vincerà il Nobel per la fisica?

Nel mondo accademico, il principale metro per valutare la rilevanza di uno studio scientifico è il numero di volte in cui esso è citato da altri studi scientifici. Se le citazioni sono per uno scienziato quello che i link ai post sono per i blogger, allora la Thomson Reuters è la Blogbabel del mondo accademico: una delle principali fonti di informazione per valutare il peso di una pubblicazione in base alle sue citazioni.

Ogni anno, quelli della Thomson si divertono a prevedere chi dovrebbe vincere il Nobel, basandosi sul numero di citazioni. Quest’anno, ben sei dei sette fisici più citati sono astrofisici, e per la precisione cosmologi. Charles Bennett, Lyman Page e David Spergel sono i leader dell’esperimento WMAP, un satellite che a partire dal 2001 ha osservato con grande precisione la radiazione cosmica di fondo nelle microonde, la debole traccia del calore successivo al big bang. Saul Perlmutter, Adam Riess e Brian Schmidt hanno guidato i gruppi che nel 1998, osservando la luce di supernovae in galassie molto lontane, hanno scoperto che l’espansione dell’universo sta accelerando, invece che rallentare come si era sempre ipotizzato.

Vinceranno davvero? Sicuramente se lo meriterebbero, visto che le scoperte cosmologiche dell’ultimo decennio sono tra le più interessanti in assoluto, nell’ambito della fisica. E ovviamente, per ragioni di basso interesse corporativo, io sarei felicissimo. Ma dubito che succederà. Se si va a guardare la lista delle previsioni passate, ci si accorge che quelle indovinate sono pochine, almeno per la fisica. Perchè, a dispetto di tutti i parametri oggettivi, l’assegnazione dei premi Nobel è un processo in cui il fattore umano pesa parecchio. E il fatto che il premio del 2006 sia già andato alla cosmologia – ai leader di COBE, un esperimento che di fatto è il papà di WMAP – rende molto improbabile un bis a breve scadenza.

Ma non si può mai dire. Sapremo tutto il 5 ottobre. Restate collegati.