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  • giovedì 12 agosto 2010

La fine del mito dell’idraulico polacco

Nei primi anni di questo millennio, la globalizzazione e l’apertura del mercato europeo portarono in diversi paesi il terrore del cosiddetto “idraulico polacco”. In sostanza, si temeva che il basso tenore di vita e la scarsa protezione sociale dei nuovi stati membri dell’Unione europea, molti di questi ex paesi comunisti, potesse alterare gli equilibri economici dei paesi più solidi, come la Francia, l’Italia o la Germania. L’idraulico polacco che arriva in Francia e si fa pagare la metà degli idraulici francesi è stato a lungo lo spauracchio agitato da chi si batteva – da destra e da sinistra – contro la globalizzazione e l’allargamento a est dell’Unione europea.

Qualche anno dopo, possiamo dire che gli idraulici polacchi non hanno creato grandi sfracelli all’economia europea, che ha sofferto di tutt’altri problemi. Oggi anzi si inizia a riscontrare la tendenza opposta, come scrive l’edizione rumena di Foreign Policy, specie a causa della crisi economica. I flussi migratori si invertono e sempre più gente per cercare lavoro si sposta dai paesi occidentali verso quelli dell’est.

Con una crescita economica del’1,7 per cento nel 2009, la Polonia è stata il paese dell’Europa centro-orientale meno colpito dalla crisi. Neanche la tragica scomparsa della gran parte dell’élite responsabile di tale successo ha interrotto l’ascesa del paese. E così migliaia di tedeschi dell’est attraversano l’Oder in cerca di un impiego.

Ufficialmente i tedeschi che lavorano nei call center, nell’edilizia e in altri settori nei dintorni della citta di Szczecin sono più di 2.500, ma le cifre reali sono molto più grandi. Un lavoratore tedesco qualificato può guadagnare circa mille euro al mese in Polonia. Non molto, ma meglio che niente. A un tiro di schioppo, nel distretto tedesco di Uecker Randow, il tasso di disoccupazione è arrivato al 20 per cento.

Si tratta di un fenomeno nuovo, che costituisce un’ulteriore prova dell’inversione delle tendenze migratorie. Se negli anni cinquanta e sessanta i turchi e i greci migravano verso la Germania, oggi la crisi economica costringe i tedeschi a emigrare in Polonia o addirittura in Turchia.

I giovani tedeschi di origine turca lasciano la terra dove sono nati per tornare al paese dei loro genitori. Secondo uno studio dell’Institut Futureorg di Dortmund, il 38 per cento dei giovani turchi diplomati in Germania vuole tornare in Turchia. La metà di loro afferma “di non sentirsi a casa” in Germania, dove sono trattati da stranieri. Nel 2008 sono emigrati in cinquemila.

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