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L'ennesima pagina a pagamento sul Corriere
— Italia

L’ennesima pagina a pagamento sul Corriere

20 novembre 2011

Nelle ultime settimane è successo molte volte che privati cittadini acquistassero pagine sul Corriere della Sera per rivolgere appelli ai politici o proporre soluzioni per la crisi: tra queste, il “Politici ora basta” dell’imprenditore Diego Della Valle (apparso però su diversi giornali e non solo sul Corriere), l’appello a comprare i titoli del nostro debito pubblico e la “Lettera aperta all’Italia” del cofondatore del Secolo d’Italia. Oggi, pagina 20 del quotidiano è interamente occupata da un avviso a pagamento di Giuseppe Valoppi, intitolato “Concittadini italiani è arrivato il momento di dire BASTA”.

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12 Commenti

  1. gp

    Ridicolo… propongo una pagina a pagamento per dire basta alle pagine a pagamento.

  2. Senza entrare nel (povero) merito ma restando al metodo, bisogna ricordarsi sempre che tutto è relativo.
    gli imprenditori che si comprano una pagina di quotidiano per dire al paese la loro profondissima ricetta, non sono così diversi da chi si compra il supertelefono per poter postare a tutti la propria idea di governo anche quando in doccia.
    Se il costo di quelle pagine fosse letto attraverso gli occhi di chi quella cifra la guadagna in un giorno e quindi di chi quelle pagine le compra, non si potrebbe che riconoscere che non spende, in proporzione, molto di più di quanto spendiamo noi ogni giorno per dire la nostra in rete a più gente possibile.
    L’imprenditore può buttare 10 mila euro esattamente come noi possiamo buttare i nostri cento euro di costo/lavoro delle ore che ogni giorno passiamo a dire la nostra in rete perché tutti la sappiano.
    Entrambi guadagnamo dieci volte quello che ogni giorno buttiamo in tempo perso, poi è il mercato a stabilire cosa lui si compra con il suo 10% e cosa noi con il nostro.
    Ma quelle pagine sono una qualsiasi di queste nostre, con l’unica differenza evidente del numero di lettori che vedono la sua rispetto a questa.
    Quegli imprenditori sono come commentatori qualsiasi con in più il potere di comprarsi la moderazione dei loro commenti e un numero minimo di lettori.
    Loro al quotidiano li danno cash, noi li diamo sotto forma di contatti vendibili agli inserzionisti, ma entrambi siamo qui a dire la nostra ricetta al mondo spendendo del nostro.

  3. maragines

    Ma quanto costa una pagina sul Corriere della Sera?

  4. Federico LETTERI

    Per GP.
    Penso che ridicolo possa essere il commento fatto sulle pagine a pagamento.
    Anche se il metodo è discutibile, il contenuto, invece, rappresenta ciò che pensa la maggioranza degli Italiani E questo basta per dire sì a quanto affermato dal signor Valoppi.

  5. A me non disturbano le pagine a pagamento. E’ la democrazia, baby.
    Disturba invece il fatto che la politica sembri sempre più impermeabile a quello che il paese sente e chiede. Questi pensano di far fare il lavoro sporco a Monti per un pochino, e poi tornare leggiadri come prima.

  6. @maragines: a giudicare dalla frequenza con cui vengono acquistate ultimamente, non credo molto :)

  7. hairstreak

    ma chi diavolo e’ giuseppe valoppi?

  8. omiblack

    io mi compro una pagina domani, così tanto per egocentrismo

  9. Ryoga

    Il signor Valloppi ci ha messi soldi e faccia sostenendo qualcosa di certamente condivisibile e condiviso da molti.
    Merita rispetto, in un paese in cui tutti si lamentabo ma pochi agiscono per migliorare le cose.

  10. sciorcarera

    Chi si concentra sul contenitore (la pagina e il suo costo), chi sul metodo (basta con le pagine), chi sui soldi di chi compra le paginechi sui commenti ai commenti (come questo commento),….c’è qualcuno che si pre-occupa anche dei contenuti?

    Mi associo a Valoppi e a quel paio che hanno commentato i contenuti.

  11. ernesto5

    Parlando dei contenuti della pagina : la nazione , viva l’Italia … ma siamo veramente tutti sulla STESSA barca ? Vorrei che qualcuno tirasse fuori delle argomentazioni solide per convincerci tutti e non solo stantii richiami alla casa comune .

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