Il futuristico abito di Zendaya alla prima di “Dune: parte II”, e da dove viene



La statua – una copia di quella incendiata a luglio del 2023 – passerà da piazza del Municipio alla chiesa di San Severo al Pendino, e sarà sostituita

«Ho l’impressione che fin da molto piccola una forma di stupore e di timore indicibile mi abbiano scortato ogni qualvolta allargavo l’esperienza del mio esserci fisico e materiale. Sono sempre io ad abitare sotto le mie anche, lo spartiacque oltre cui ho perso il controllo – non posso più camminare da ventidue anni – oppure sono come un’abusiva che occupa stanze in un condominio? Un condominio popolato da fantasmi, con porte e pareti che appaiono e scompaiono, rumori e voci senza una spiegazione. Una casa in cui spesso ho paura o sono in allerta, questo è per tre quarti il luogo che abito».

La palestra, il doposcuola, l'ambulatorio e la microstamperia sono iniziative dal basso di un quartiere di Roma spesso raccontato in modo parziale

Nell'agosto del 1924 la Terra e Marte furono vicinissimi, e un dirigibile fatto volare per l'occasione ricevette un segnale che molti interpretarono come un volto

Negli anni Sessanta era stato spostato per dei lavori e affidato a una famiglia della zona: da allora non se ne era saputo più niente

Guida minima per trovare le più facili da osservare, e farsi venire la voglia di scoprirne altre, inquinamento luminoso permettendo

«Il nostro fortunato bilinguismo di partenza minaccia di essere travolto da un ibrido approssimativo, più spiccio, più incolto e molto poco promettente. Potremmo definirlo italiesco: non più romanesco (o veneto, siciliano, ligure…) ma parecchio distante dall’italiano. Ha aggravato la situazione l’ascesa al potere di Giorgia Meloni e del suo gruppo di amici. Sarebbe anche pittoresco, non fosse che l’italiesco, quell’idioma di gruppo, è diventato la lingua che governa il nostro Paese»

Per iconoclastia, per motivi politici, per sbaglio, per creare altra arte, e a volte per nessun motivo

«La bellezza senza sforzo, senza calcolo, di Françoise Hardy rimanda all’epoca – privilegiata – nella quale sembrò che un filo (appena un filo) di mascara, un paio di jeans, i capelli al vento e una macchina usata bastassero per mettersi in cammino, a condizione che si avessero vent’anni»








