The museum of me


Scritte dall'inventore del cartone animato, Chuck Jones; per esempio, Beep Beep non può mai far male al coyote se non dicendo "Beep Beep!" [Continua]

Che sarebbe buona anche per certi crime scozzesi

Gli schizzi preparatori di "Nighthawks", il quadro più famoso del grande pittore americano

Le più belle canzoni e foto di una dei pochi della storia della musica che chiamiamo solo per nome

Ma non ascoltate solo queste, oggi, che sono poche

Dal 1996 Susan Unterberg ha donato milioni di dollari rimanendo anonima: ora si è fatta avanti per parlare delle discriminazioni di genere nell'arte

Fu uno dei più importanti del '900, vinse il Pritzker Prize e mise in discussione le regole del tempo per uno stile più decorativo e asimmetrico

È così che faceva Lillian Ross, che è morta a 99 anni, ha scritto più di 500 articoli per il New Yorker raccontando tutto quello che di interessante c'era da raccontare [Continua]

Uno scultore che è arrivato alla musica da outsider, ambientandosi bene grazie a un bel po’ di amici

Un giornalista del Washington Post ha fatto due chiacchiere con un po' di suoi elettori sul traghetto che collega Manhattan con Staten Island: martedì ci sono le primarie

Erano il suo tratto più riconoscibile e dicono molto di come pensava e creava il celebre pittore surrealista nato 120 anni fa

Un enorme armadio verde bottiglia con molti cassetti di varie misure troneggiava nel tinello di mia nonna. Da piccolo mi facevano paura [Continua]

La storia degli scontri del 1969 da cui nacque il gay pride, iniziati dopo l'irruzione della polizia in un locale di New York

Stadi, musei che sembrano astronavi, un grattacielo molto famoso, una stazione di Calatrava e un progetto italiano, nell'impietosa lista compilata da Slate

Fu uno dei più grandi architetti statunitensi e curatore al MoMA, ma fu anche un ammiratore di Hitler e qualcuno ora ne chiede conto

«La nevrosi collezionistica è una forma di malattia socialmente accettata e l’archivio ne è il sintomo, ma anche una possibile terapia. Accumulando, descrivendo e organizzando serie potenzialmente infinite di oggetti descriviamo noi stessi e la nostra cronica insoddisfazione perché ogni cattura è subito rimpiazzata dal pensiero della prossima, delle serie da completare e dei nuovi filoni da scoprire»

Raccolti da un account Instagram di appassionati: istituti di ricerca che sembrano navicelle spaziali, caffè sovietici e grattacieli pronti ormai per essere demoliti

Scelti dal Washington Post: il museo del sesso, quello sui criminali americani e una stanza piena soltanto di terra
