Un'installazione degli artisti londinesi Bompas & Parr nella sezione "Funland" del museo. (TIMOTHY A. CLARY/AFP/Getty Images)

Sei musei di New York che forse non trovate sulle guide turistiche

Scelti dal Washington Post: il museo del sesso, quello sui criminali americani e una stanza piena soltanto di terra

di Jennifer LaRue Huget – Washington Post
Un'installazione degli artisti londinesi Bompas & Parr nella sezione "Funland" del museo. (TIMOTHY A. CLARY/AFP/Getty Images)

Times Square? Fatto. Carnegie Deli? Fatto anche quello. Nei circa 30 anni che ho vissuto in Connecticut, sono andata a New York abbastanza spesso da visitare le mete più famose e turistiche. In questi giorni ho cercato di allontanarmi dalle strade più battute e avventurarmi tra le attrazioni meno scontate della città. È così che mi sono ritrovata a passare un soleggiato weekend in una stanza piena di terra, a una mostra sulla vita sessuale degli animali, a bere sidro corretto in un ex bar clandestino, a scrutare teschi in un negozio stravagante di antiquariato, e a pensare seriamente di comprare a mio figlio un vaso con dentro il feto di un tasso.

Quel genere di cose, insomma.

The Museum of Sex (Il museo del sesso)

Museum of SexUn’installazione degli artisti londinesi Bompas & Parr nella sezione “Funland” del museo. (TIMOTHY A. CLARY/AFP/Getty Images)

Questo museo aperto 15 anni fa è dedicato a tutte le possibili e immaginabili pratiche sessuali. Il MoSEX (come lo chiamano) celebra tutti gli aspetti carnali della vita, a partire dal negozio di souvenir, che con le sue grandi finestre a piano terra offre anche al passante più distratto un intero catalogo. Ho curiosato tra scaffali pieni di materiale porno da leggere ed esaminato accessori di cui non sapevo di avere bisogno – e di cui potrei non sapere ancora cosa fare anche se li ho comprati. Dopo aver passato in rassegna i prodotti, dai calzini ai vibratori, ho deciso di riempire la mia borsetta di benvenuto al banco con i preservativi speciali.

Nel museo possono entrare solo gli adulti e sì, controllano davvero la carta d’identità. Una volta entrata, ho girovagato tra le gallerie piene di oggetti della collezione permanente e tra le mostre temporanee che esplorano il mondo del porno in modi seri, divertenti e a volte anche scemi.

Forse il più leggero di tutti è “Funland: Pleasures and Perils of the Erotic Fairground” (“La terra del divertimento: piaceri e pericoli del luna park erotico”), un’installazione degli artisti concettuali Sam Bompas e Harry Parr piena di “attrazioni carnevalesche” che non avete mai visto. Per iniziare, mi sono fatta strada nel Tunnel dell’amore, un labirinto costruito per rispecchiare la parte anatomica inferiore femminile. C’è anche una casa gonfiabile piena di seni giganti e una fila di videogiochi indecenti, accompagnata da magnaccia entusiasti.

Al piano superiore c’è una spaziosa galleria che ricorda le mostre scientifiche organizzate alle superiori, con enormi sculture (di Rune Olsen) di animali in occupazioni interessanti, per offrire informazioni sul sesso tra i non umani. Lì ho letto per esempio che ai panda in cattività piace particolarmente il porno. E che i delfini… oh, lasciamo perdere.

Il momento più memorabile della mia visita al Museo del sesso è stato quando sono entrata nella stanza di “L’avvento del porno”, una mostra temporanea su Linda Lovelace – la protagonista del porno Gola Profonda – e ho visto un enorme schermo a muro che proiettava la celebre pornostar fare quello per cui sarà sempre più famosa. È una cosa che – ve lo garantisco – non passa facilmente inosservata.

The Earth Room (La stanza della terra)

Earth RoomLa Earth Room (C-Monster)

Era il momento di cercare qualcosa di meno stimolante. La Earth Room di Walter De Maria è proprio quello che sembra: un appartamento piuttosto anonimo pieno di terra che arriva alle ginocchia. La Earth Room è una seria e stimata installazione artistica realizzata nel 1977 ed esposta al pubblico nel 1980. È certamente eccentrica, ma anche stranamente avvincente. Mentre mi trovavo all’entrata, separata da tutta quella terra da un’alta lastra di plexiglas, e respiravo quell’aroma argilloso, sono rimasta impressionata non tanto dalla stranezza quanto dal sentimento di calma contemplativa che quel posto evocava. Per quei pochi minuti che ci sono rimasta sono stata l’unica visitatrice, cosa che può aver contribuito al modo in cui mi sentivo.

Ho scoperto che la Earth Room richiede molta più manutenzione di quanta pensiate. Un ragazzo dello staff mi ha spiegato che la terra deve essere annaffiata e rastrellata e che il pavimento è stato rinforzato per sostenerne il peso di 140 tonnellate. Nei caldi mesi estivi il museo si prende una pausa: quest’estate resterà chiusa dal 15 giugno al 9 settembre.

Museum of the American Gangster (Il museo dei gangster americani)

Museum of the American GangsterUn’arma semi-automatica utilizzata dai gangster degli anni Trenta. (Samantha Brix)

In teoria, niente potrebbe interessarmi meno della storia del crimine organizzato. Così avevo pensato di fare solo una toccata e fuga al Museum of the American Gangster: dare una rapida occhiata e andarmene. Ma la giovane donna alla biglietteria aveva altri piani: l’intero tour, che lei avrebbe condotto, durava un’ora e mezza. Quando le ho spiegato che non avevo messo in conto tutto quel tempo, si è offerta di saltare la parte sul “Proibizionismo e i gangster come fenomeno nazionale” per concentrarsi su cosa era effettivamente successo in quel posto. Alla fine la mia guida e io (cioè le uniche due persone della visita guidata) ci siamo appassionate così tanto alla storia che ci abbiamo messo comunque più di un’ora e mezza.

Il museo dispone di oggetti come due maschere mortuarie di John Dillinger – un gangster e rapinatore di banche degli anni della Depressione – e un mitra con proiettili ritrovati dopo il massacro del Giorno di San Valentino, quando nel 1929 sei criminali e un meccanico di una banda irlandese vennero uccisi dalla gang di Al Capone, durante una faida per il controllo di Chicago.

Avevo sfogliato quella parte della storia prima di iniziare la visita, che si è rivelata un racconto avvincente ambientato da Scheib’s, il nome informale di un bar clandestino vicino a St. Mark’s Place, popolare tra le élite della città negli anni Venti durante il Proibizionismo.

Gli avventori andavano in una macelleria e chiedevano di vedere Scheib. A quel punto il macellaio rispondeva «è dietro», i clienti andavano nel retro, oltrepassavano una porta che conduceva a un cortile privato e aspettavano di essere ammessi al bar: aveva una sala da ballo adatta che poteva ospitare una grande orchestra e un grande bar a forma di ferro di cavallo.

La storia di Walter Scheib, del contrabbandiere e gangster Frank Hoffman e del proprietario della bettola Howard Otway fa molti giri e include tradimenti, inganni, furti, un tunnel segreto che porta all’East River – lo stretto che separa Long Island da Manhattan – e un mistero su un paio di cassette di sicurezza. La visita termina in quel che resta del bar clandestino, dove si può prendere un campione di assenzio servito come all’epoca: un rito che richiede un bicchiere speciale, un cucchiaio e una zolletta di zucchero. Era un giorno freddo, così ho preso invece un sidro caldo corretto col whiskey.

Morbid Anatomy Museum (Il museo morboso di anatomia)

Morbid Anatomy MuseumScoiattoli imbalsamati in un bar. (Morbid Anatomy Museum)

Il Morbid Anatomy Museum di Brooklyn si occupa di «esplorare il punto d’incontro tra morte e bellezza e di quel che accade tra le fessure».

Come il Museum of Sex, questo eccentrico museo inizia con il negozio dei souvenir. E che razza di souvenir! Gli scaffali sono pieni di vasi con i feti di piccoli animali (quel tasso di cui vi parlavo), candelieri di zampe di babbuino (sono oggetti di antiquariato, quindi il danno ecologico è stato fatto un bel po’ di tempo fa) e tutta una serie di modelli di facce rovinate che mostrano i molti e vari stadi della sifilide. Alcuni oggetti, tra cui un set di elementi decorativi di un carro funebre del XIX secolo, provengono dalla collezione di Evan Michelson, membro del consiglio di amministrazione del museo, di cui riparleremo tra poco.

Una galleria al piano superiore ospita una mostra temporanea in qualche modo collegata al tema principale del museo; per ragioni a me non chiare, il pezzo forte è un set di grandi e vivaci diorami, con scoiattoli imbalsamati e rappresentati come clienti a un bar. Il museo ha anche una biblioteca per le ricerche piena di libri e oggetti legati alla morte, consultabile dagli studiosi. Sono rimasta sorpresa da quante persone, soprattutto giovani vestiti di nero, frequentavano la zona: alcuni leggevano, altri facevano ricerca, o così sembrava.

Mi ha fatto piacere farci un salto. E penso che ritornerò, per i regali di Natale.

Obscura

ObscuraTeschi di visone, puzzola, topo, procione, castoro e coyote in vendita. (Obcura)

I fan di Oddities, una serie tv documentaristica andata in onda su Science Channel, riconosceranno Evan Michelson, di cui avevo accennato sopra, come uno dei protagonisti della serie: è infatti il co-proprietario del negozio Obscura, che si trova nell’East Village. È lì che mi sono diretta a questo punto.

In tv il negozio sembra molto più grande di quanto sia in realtà. È così piccolo e straripante di cose curiose che quasi non ci si riesce a muovere. Serve un vecchio detonatore di legno? Ce l’hanno! Una lampada a forma di zampa di zebra? C’è anche quella. Una o due teste mozzate? Avete indovinato.

Ho perso tempo con una scatoletta di vecchi farmaci che conteneva una fiala piena di una sostanza chiamata nux vomica e un’altra con un’etichetta con scritto endocroids. E ho resistito all’impulso di toccare il bizzarro e adorabile vitello con cinque gambe e due teste, ovviamente solo perché c’era un cartello che diceva “per favore non accarezzarmi”.

Mmuseumm

MmuseummBambole, forbici, la scarpa lanciata a George W. Bush. (Tony Venne)

Ero sull’orlo di un sovraccarico di stranezze quando mi sono messa a cercare il Mmuseumm, descritto sul sito come «un museo moderno di storia naturale che raccoglie ed espone quegli oggetti contemporanei che riflettono la complessità del mondo moderno». È venuto fuori che questo è il mio museo di stranezze preferito.

Il tassista ha alzato le sopracciglia quando ha sentito l’indirizzo, Cortlandt Alley. Chiaramente non aveva mai accompagnato nessuno lì, nonostante non si trovi lontano da Chinatown. Ma il suo GPS mi ha portata all’incrocio più vicino, dove avrei trovato facilmente la mia destinazione.

Mentre camminavo sul marciapiede e poi svoltavo a sinistra, ho notato che il taxi continuava ad affiancarmi: il tassista non era molto convinto che stessi andando nella direzione giusta. Poi abbiamo visto il cartello con scritto Cortlandt nello stesso momento; mi ha suonato il clacson e mi ha indicato il cartello per essere sicuro che l’avessi visto, prima di accelerare e filare via.

Vedi come sono fatte queste attrazioni poco scontate! Ho camminato su e giù nel vicolo più volte in cerca del museo. Ho controllato i miei appunti: proprio il giorno prima mi era stato confermato che era aperto. Dove diavolo era? Alla fine, ho notato che la porta di metallo chiusa con un lucchetto davanti alla quale mi trovavo aveva tre piccole finestrelle e delle placchette, una delle quali indicava che quello era il Mmuseumm e spiegava come esplorarlo.

Seguendo le istruzioni, ho chiamato lo 888-763-8839 sul cellulare e una voce registrata mi ha detto che di fatto ero già entrata nel Mmuseumm. Sbirciando attraverso una delle finestre ho visto centinaia di oggetti disposti su scaffali da quattro soldi alle pareti dello stanzino, che era grande quanto un armadio (è l’ex vano di un ascensore).

C’erano i Cabbage Patch Kids, una scarpa, una fila di cucchiai di plastica di diversi colori, e una selezione di campioni di muschio; ogni oggetto aveva un’etichetta con un numero. Ne ho scelto uno, ho digitato il numero sulla tastiera, e ho ricevuto un rapido messaggio che descriveva l’oggetto e ne spiegava l’importanza. Così mentre mi sporgevo, digitavo numeri e ascoltavo, ho imparato che la scarpa esposta era quella lanciata al presidente George W. Bush. E la collezione di cucchiai? È lì per sottolineare il ruolo di questo umile e fragile utensile nella nostra vita quotidiana, passata tra un pasto takeaway e l’altro.

Avete presente, quel genere di cosa.

© Washington Post 2015