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Contro il messaggio

«Romanzi con un “messaggio” più o meno esplicito sono stati scritti (basti pensare al realismo socialista) e vengono scritti tutt’oggi. Ma leggere pensando che l’autore avesse in mente fin dall’inizio una replica a qualche grande domanda, e l’abbia distillata in forma romanzata, è un modo di leggere che non riesco nemmeno a concepire. Quale sarebbe il messaggio delle "Memorie di Adriano", o di "Gita al faro"? E di "Anna Karenina"? "Non suicidatevi"? E della "Metamorfosi"? "Non trasformatevi in insetti"?»

Contro il messaggio

Per una storia universale delle trame

«Quando si è cominciato a raccontare come sa fare Quentin Tarantino in “Pulp Fiction"? Tra il 1215 e il 1230, con il lunghissimo ciclo di romanzi su Lancillotto e il Graal, in cui si intreccia un numero strabiliante di avventure in successione, in simultanea, con flashback e flashforward. Se gli autori del ciclo erano chierici, è certo che avessero dimestichezza con le cronache diagrammatiche, la cui principale novità consisteva appunto nel mettere in parallelo – cioè rappresentare in simultanea sulla pagina – più linee narrative»

Per una storia universale delle trame

Ispirato a una storia vera

«Ogni anno, praticamente senza eccezioni, la classifica dei libri più venduti in Italia include quasi esclusivamente romanzi. Solo uno dei primi dieci libri più letti nel nostro Paese negli ultimi tre anni era un saggio. Non ho inclinazioni per le teorie del complotto, e non credo a un establishment letterario che decide a quale opera affibbiare una patente di “Alta Letteratura” senza lasciarsi guidare dal proprio giudizio estetico, ma i semplici dati sembrano dimostrare lo scollamento sempre più ampio tra “Paese dei lettori” e Paese dei propugnatori di una narrativa di qualità»

Ispirato a una storia vera
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