Un’altra canzone di Phil Collins
E l’attesa accanto al telefono

E l’attesa accanto al telefono

Il resto è tutto ossa rotte, che prima o poi ci siamo rotti tutti

Scoperto per errore, il “gated reverb” ha caratterizzato un decennio ed è ricomparso nel pop contemporaneo


Che ha scritto un'autobiografia avvincente e spietata con se stesso, perché malgrado decine di milioni di dischi venduti è uno di noi, incasinati

Avete letto bene, “album”, quella cosa che ascoltavamo prima delle playlist: Quartz li rivaluta, il Post si allinea


Io credo sia venuto il momento della riconciliazione e del superamento delle divisioni. Lasciarsi il passato alle spalle, quelle cose lì. E rivalutare la figura di Phil Collins nella sua giusta prospettiva storica. Alla fine, ammettiamo che fu Peter Gabriel ad andarsene, e Collins si prese la responsabilità e l’impegno di non far naufragare i Genesis [...]

Il batterista dei Genesis ci riprova con le cover Motown, a 27 anni da quella di "You can't hurry love"

E svenevoli "temi dei film"

E un debole per le aperture di parentesi e per le aperture di link casuali

Sì, a giudicare dalla foto stiamo parlando dei Genesis di dopo coso

Così oscura che non si capisce nemmeno bene come si intitoli

Che ha intorno le storie di mille altre canzoni buone per le radio "nostalgia" (ovvero tutte le radio, ormai)

È sempre l’alternativa binaria che ci frega

Un'ultima volta col botto

Granelli di polvere, di quelli che fluttuano nella luce

Di quelle che a un certo punto deragliano dalle attese, e dal loro cammino prevedibile

Anche solo per avere messo la parola "gnosi" in un verso (senza essere Battiato)
