Lo spettacolo comico girato in casa che sta piacendo a tutti
Si chiama “Inside”, l'ha fatto Bo Burnham ed è diverso da qualsiasi cosa si sia vista in questi mesi di isolamento da pandemia

Si chiama “Inside”, l'ha fatto Bo Burnham ed è diverso da qualsiasi cosa si sia vista in questi mesi di isolamento da pandemia

Un tipico spettacolo da pandemia, delle riflessioni su come pensare ai fatti di cronaca e le serie tv che fregano sempre

E la sua strana storia di pubblica fama

Un po' di buoni film di qualche anno fa, tante nuove stagioni (per esempio di "Ozark", "Élite" e "Dirty Money") e il film italiano "Ultras"

Ma nuovi-nuovi: niente sequel, reboot, remake, spin-off e cose del genere

In assoluto, non statunitensi e tra quelle che sono finite quest'anno: non c'è “Squid Game”, ma c'è "Gomorra”

«La prima volta che sono stata a New York, nel 2013, ho trovato la stagione inventata da Nora Ephron nei suoi film. Gli alberi gialli, arancioni e rossi, i tappeti di foglie lungo Central Park, stivaletti ai piedi e una sciarpa calda. L’ultima volta che sono stata a New York, l’anno scorso, l’estate pareva avere l’intenzione di non finire mai. L’agosto 2022 si era classificato come il terzo più caldo mai registrato in città. Quest’anno è andata persino peggio. La scomparsa dell’autunno ci dimostra che abbiamo bisogno di un nuovo immaginario delle stagioni»

«Nella primavera 2020 scacciavamo l’incertezza di un periodo difficile, una canzone alla volta. Molti musicisti girarono video dalle loro camerette, definendo una nuova estetica casalinga, approssimativa e gratuita. Era una rivoluzione musicale di cui presto avremmo conosciuto le implicazioni mainstream»

«Un’ossessione non si nutre mai di solo riconoscimento della bravura di qualcuno. C’è sempre un gancio personale profondo, qualcosa di intangibile che risponde alla necessità inespressa di essere vista. Di riconoscere in qualcun altro un’esperienza condivisa, un modo simile di scandagliare l’esistenza. Nel caso delle boygenius, al di là dell’ammirazione per tre ragazze abbastanza spudorate da paragonarsi ai Beatles, a Crosby, Stills & Nash o ai Nirvana, ho capito che per me la ragione è la loro amicizia, l’assoluta priorità che – intervista dopo intervista, canzone dopo canzone, concerto dopo concerto – Bridgers, Dacus e Baker danno al loro rapporto, identificato ancora e ancora come un’ancora di salvezza, per riuscire dopo tanta solitudine a sentirsi davvero accettati e protetti»

Quelli girati con le restrizioni, quelli che raccontano il lockdown e quelli, più recenti, che parlano d'altro ma dicono molto di questi ultimi anni
