Indice delle cose notevoli #2

Una lista periodica delle cose degne di nota che di recente ho visto, letto, ascoltato, imparato o ritrovato. Questa è la lista di febbraio. Qui c’è invece la lista di gennaio.

 

Antidoti (nel senso spiegato qui)

1. Dubitare della ragione. È morto sir Roger Scruton, filosofo inglese, conservatore, scettico della ragione e del progresso. In questo suo articolo del 2003, Scruton racconta la sua conversione intellettuale al conservatorismo filosofico, mentre si trovava a Parigi nel maggio del 1968 (sì, e un po’ un cliché). Per una dura critica di quel saggio e di Scruton in generale, v. questo articolo di Tom Whyman.

2. Decadenza. Russ Douthat, editorialista conservatore del New York Times, ha scritto un libro, The Decadent Society, in cui lamenta che negli ultimi decenni l’occidente non è progredito granché. Anzi, sta decadendo. Douthat nota quattro sintomi di decadenza: la stagnazione tecnologica ed economica; il calo delle nascite; la paralisi istituzionale (l’incapacità dei nostri governi di cambiare le cose che non vanno); e la ripetizione culturale (tutto è remake, vintage, revival).

Peter Thiel (co-fondatore di Paypal, primo investitore esterno in Facebook, e pensatore controverso) ha recensito il libro di Douthat e lo ha trovato troppo poco allarmato. Per Thiel, Douthat ha ragione su molte cose ma non prende la decadenza sufficientemente sul serio. Dovremmo avere un maggior senso d’urgenza riguardo al problema, scrive Thiel, e la soluzione è nel perseguire obiettivi ambiziosi ma realizzabili.

It is a paradox of our time that the path to radical progress begins with moderation. Extreme optimism and fatalistic pessimism may seem to be stark opposites, but they both end in apathy. If things were sure to improve or bound to collapse, then our actions would not matter one way or the other.

Not only do our actions matter, I believe they matter eternally. If we do not find a way to take the narrow and moderate path, then we may find out that stagnation and decadence were all that kept immoderate men from stumbling into the apocalypse.

3. Brexit è una buona decisione. Il fisico David Deutsch spiega in una lunga intervista perché ha votato Leave e perché il Regno Unito fa bene a uscire dall’Unione Europea. In breve, Deutsch pensa che il successo della democrazia inglese stia, come credeva Karl Popper, nella capacità del sistema di identificare gli errori e correggerli. Tra i più efficaci meccanismi di correzione ci sarebbe il voto e in particolare il sistema maggioritario uninominale, che permette di rimuovere molto facilmente i governanti che fanno scelte che scontentano i cittadini.

Le istituzioni europee, lontane e isolate dal voto dei cittadini, rendono invece la correzione degli errori molto più difficile. Innanzitutto, è molto difficile capire chi è responsabile di questa o quella decisione. Le decisioni vengono prese cercando di mettere d’accordo tutti, senza che nessuno possa intestarsene la paternità e quindi rispondere di eventuali sbagli. I cambiamenti procedono per aggiustamenti piccoli e frequenti, invece che con scelte chiare e forti, riconoscibili e quindi giudicabili. E poi è estremamente difficile liberarsi di chi ha fatto scelte sbagliate, anche se una frazione considerevole di cittadini è scontenta.

Ancora Brexit

4. Esce la bandiera. L’Union Jack viene ritualmente rimossa dal Consiglio Europeo. Il Regno Unito è uscito dall’Unione Europea. [Channel 4 News]

5. Immigrati e salari. È vero che lasciar entrare immigrati poco qualificati abbassa i salari dei residenti? Esther Duflo, Nobel per l’Economia 2019, spiega in questa breve clip da un’intervista che no, non è vero. Quando ci fu una grossa ondata di immigrati cubani a Miami nel 1980, per esempio, l’effetto sui salari di operai e lavoratori poco qualificati fu nullo. [Channel 4 News]

Grammatica

6. San Valentino. Ogni anno Bryan Garner, giurista e lessicografo, regala alla moglie un biglietto di San Valentino pignolamente corretto in grammatica e stile.

7. Ampersand. La “&”, che noi chiamiamo “e commerciale” e che in inglese si chiama “ampersand” è l’evoluzione tipografica del latino “et”. [Chalking Points]

Idee

8. Caffeina. Michael Pollan ha scritto un nuovo libro (che è disponibile solo in formato audio, non per iscritto) in cui parla dell’enorme ruolo della caffeina nella storia degli ultimi secoli. Secondo Pollan, il fatto che la maggior parte di noi è quotidianamente sotto l’effetto di questa droga ha trasformato il modo in cui lavoriamo, le nostre relazioni personali, e forse pure il ritmo della prosa inglese.

Dall’intervista col Washington Post:

Historically, Pollan says, drugs that favor business have fared better under U.S. law than those that don’t, though the increasing legalization of marijuana counters that trend.

“I think there is a kind of bias against drugs that interfere with the smooth working of the economic machine,” the author says. “As soon as you get into jobs that involve machines or numbers, alcohol is a challenge. And we did try to ban alcohol, without success. I just think it’s too deeply rooted in everyday life to take it on. But in general, you find that the drugs that increase productivity are the ones that are most supported in our society.”

[…]

Pollan says he started drinking coffee at age 10, more than 50 years ago, mostly as a way to bond with his father, who worked in New York City and would not return home to suburban Long Island until late at night. “So my time with him was in the morning when he was getting ready to go to work. I’d get up early so I could hang out with him, and I started drinking coffee because he drank coffee,” Pollan says.

In other words, until Pollan gave up caffeine last year, he had rarely, if ever, known an adult consciousness that was not altered by the drug. Perhaps not surprisingly, he prefers the clarity of mind that caffeine provides. Or what his wife, painter Judith Belzer, calls the morning “cup of optimism.”

Although he prefers the caffeinated life, Pollan is not sure where he stands on whether coffee and tea have been good for humans in general. And even if he were clear, he probably wouldn’t tell us, he says.

9. La logica contro la guerra. Nel 1914, il filosofo Bertrand Bosanquet dedicò il suo discorso d’apertura della 36ma Sessione della Aristotelian Society a una dura critica contro Bertrand Russell e la sua proposta di mettere la logica al centro del modo di fare filosofia. La questione però non era soltanto una quisquilia tecnica. Bosanquet pensava che il metodo di Russell avrebbe reso la filosofia “cosmopolita” e priva di speciali “qualità nazionali”. Quella di Bosanquet era insomma una critica sovranista, se vogliamo, e tutta politica. [Alexander Klein, The Politics of Logic]

10. Perché crediamo agli indovini. Qual è il vantaggio della “divinazione” rispetto ad altri casi in cui la gente esprime delle opinioni su come stanno le cose o su cosa succederà in futuro? Secondo l’antropologo Pascal Boyer il segreto della divinazione è quello che lui chiama “ostensive detachment”. Cioè l’opinione espressa dall’indovino (perché di opinione si tratta) viene presentata come proveniente da una fonte esterna e quindi è percepita come se non fosse distorta dalle preferenze o dal tornaconto di chi la esprime, come spesso accadde alle “normali” opinioni. [Current Anthropology]

11. Figli e climate change. Circola l’idea che fare meno figli sia la singola cosa più efficace che possiamo fare per ridurre le emissioni di gas serra e quindi rallentare o mitigare il cambiamento climatico. In questo articolo, Sigal Samuel si dice scettica. Questi calcoli assumono che la quantità di emissioni per capita rimarrà fissa per generazioni e generazioni, e quindi attribuiscono alla scelta fatta oggi di fare un figlio un’enorme quantità di emissioni (le emissioni di tuo figlio e dei figli di tuo figlio e dei figli dei figli e così via). Ma è un assunto irrealistico, scrive Samuel, perché le emissioni stanno già diminuendo e diminuiranno molto probabilmente ancora di più. Tenendo conto di questo trend, allora, fare un figlio in meno avrebbe grossomodo lo stesso effetto di evitare due voli transoceanici. [Vox]

Reperti

12. Il fantasma di Mark Twain. Nel 1917, sette anni dopo la morte di Mark Twain, la giornalista Emily Grant Hutchings pubblicò un romanzo intitolato Jap Herron spiegando nell’introduzione di avere soltanto trascritto le parole di Mark Twain, che gliele avrebbe dettate dall’oltretomba tramite una medium. Gli eredi di Twain fecero causa sulla base di un argomento piuttosto convincente. Se il libro lo aveva scritto Hutchings, l’uso del nome di Twain era da considerarsi una truffa; se invece era davvero un libro di Mark Twain dall’aldilà, le royalties spettavano a loro, che erano gli eredi. Autrice e editore decisero di ritirare il libro dal mercato. [Splinter]

13. Infografiche dell’800. Emma Willard, femminista e autrice di libri scolastici di gran successo, disegnava notevoli e complicatissime infografiche agli inizi del 1800 (solo che allora non si chiamavano cosi).

14. Date il punto al ragazzo. Nel 1987, a un quiz organizzato dalla Pandora-Gilboa High School, in Ohio, lo studente di una delle squadre in gara diede una risposta quasi esatta, che venne però contestata dagli avversari. La domanda era: “Chi è il più giovane giudice della Corte Suprema?”. Lo studente rispose “Anthony Scalia”. Il giudice Scalia, però, si chiamava Antonin, non Anthony. L’arbitro del quiz decise allora di far decidere la questione direttamente al giudice supremo. Scalia rispose con una breve lettera: “In cinquant’anni, ho imparato ad accontentarmi di molto meno di ‘Anthony Scalia’. Ho deciso di tirare una linea ad ‘Antoine’. […] Date il punto al ragazzo.”

15. Ghigliottina. L’ultima esecuzione pubblica con la ghigliottina è avvenuta il 17 giugno 1939. [Rare Historical Photos]

16. Denti. Cause di morte a Londra nel 1632: 470 morti di “Denti”, 2 di “Letargia”, 1 di “Sciatica”.

17. Privilegi per gente istruita. Nel 1598, il drammaturgo Ben Jonson fu arrestato e processato per l’omicidio del giovane attore Gabriel Spencer. Jonson si confessò colpevole ma invoco il privilegium clericale, secondo cui avrebbe dovuto essere graziato se fosse stato in grado di tradurre all’impronta un verso della Bibbia in latino.

Il test della traduzione all’impronta era nato come un modo per provare di essere per davvero un prete, ma divenne col tempo un salvacondotto per le persone istruite. Si poteva invocare però solo una volta nella vita. Jonson lesse e tradusse il verso e si salvò. Gli fu però marchiata a fuoco una “T” sul polpastrello del pollice: l’iniziale di Tyburn, il luogo in cui sarebbe stato impiccato se non fosse stato per il latino. [Riggs, Ben Jonson: A Life (1989)]

Misurazioni

18. Età e felicità. Pare che l’infelicità in funzione dell’età abbia una curva a forma di U rovesciata. Il picco dell’infelicità, misurata in quindici modi diversi, arriva tra i 45 e i 50 anni, poi le cose tornano a migliorare. [David G. Blanchflower, Unhappiness and age, NBER]

19. Fare le pulizie. Nonostante le chiacchiere, i giovani uomini non fanno molti più servizi in casa degli uomini più vecchi. [New York Times]

20. Canzoni tristi. I testi delle canzoni pop stanno diventando sempre più tristi e arrabbiati. [Marginal Revolution]

21. Fiducia nel governo e richieste al governo. Ecco un bel paradosso: più diminuisce la fiducia nel governo più la gente vuole che il governo intervenga per aggiustare le cose.

Again and again—and in countries all over the world—declines in trust of government correlate strongly with calls for more government regulation in more parts of our lives. “Individuals in low-trust countries want more government intervention even though they know the government is corrupt,” explain the authors of a 2010 Quarterly Journal of Economics paper. That’s certainly the case in the United States, where the size, scope, and spending of government has vastly increased over exactly the same period in which trust and confidence in the government has cratered. In 2018, I talked with one of the paper’s authors, Andrei Shleifer, a Harvard economist who grew up in the Soviet Union before coming to America. Why do citizens ask a government they don’t believe in to bring order? “They want regulation,” he said. “They want a dictator who will bring back order.”

E dal pezzo citato sopra:

“When individuals distrust others, they prefer government officials to regulate and control, even when they know that these officials themselves cannot be trusted,” observed Philippe Aghion, Yann Algan, Pierre Cahuc, and Andrei Shleifer in the aforementioned Quarterly Journal of Economics article.

[Reason]

22. La ricchezza fa più ricchi. Bel paper di Fagereng, Guiso, Malacrino e Pistaferri che contribuisce al gran dibattito sulle cause della diseguaglianza di ricchezza. Sulla base dell’analisi di dodici anni di documenti fiscali in Norvegia, gli autori trovano che i patrimoni individuali fruttano somme assai diverse da persona a persona e che queste differenze di rendimento non sono tanto legate al tipo di investimenti fatti ma dipendono dalla ricchezza di partenza. Se sei più ricco in partenza la tua ricchezza frutta molto di più. La conseguenza è che il divario tra più ricchi e meno ricchi diventa col tempo enormemente più grande. [Equitable Growth]

23. Epidemie, povertà e quartieri. Nel 1854, un singolo quartiere di Londra fu colpito da un’epidemia di colera che uccise 660 residenti. Un paper di Ambrus, Field e Gonzales misura gli effetti a lungo termine dell’epidemia sulla distribuzione geografica della povertà a Londra. Subito dopo la diffusione del virus, i prezzi delle case nella zona sono crollati. Centosessant’anni dopo, i prezzi in quel quartiere sono ancora più bassi che altrove. L’effetto del virus è sorprendentemente persistente. [American Economic Review]

24. Il circolo virtuoso dei diritti di proprietà. Un nuovo paper di Marco Fabbri e Giuseppe Dari-Mattiacci esamina in laboratorio gli effetti di una riforma dei diritti di proprietà in Benin. Si pensa tradizionalmente che ci siano tre diversi modi in cui si diffonde il rispetto dei diritti di proprietà. Il primo è attraverso sanzioni formali e informali. Il secondo è attraverso l’autodifesa. E il terzo modo è lo sviluppo e il radicamento di motivazioni interne che ci spingono, moralmente e culturalmente, a rispettare la proprietà altrui.

Fabbri e Dari-Mattiacci provano a misurare questo terzo meccanismo con un esperimento e trovano che la formalizzazione legale dei diritti di proprietà ha effetti non soltanto sui meccanismi formali e istituzionali (le sanzioni, come è più naturale pensare) ma anche sulle motivazioni interne delle persone (anche quando agiscono anonimamente e senza rischio di sanzioni o ritorsioni). [SSRN]

25. Impressionismo e libero mercato. Etro, Marchesi e Stepanova analizzano gli effetti della liberalizzazione del Salon di Parigi nel 1880. Quando il Salon era controllato dal governo, gli artisti già affermati e più conservatori erano avvantaggiati. Con la liberalizzazione, invece, arrivò il successo per gli innovatori come gli Impressionisti. [European Journal of Political Economy]

26. Ottimismo e pessimismo economico. C’è un bel puzzle in un nuovo studio di Alberto Alesina e Stefanie Stantcheva. Gli americani sono più ottimisti degli europei sulla possibilità di migliorare le proprie condizioni economiche dandosi da fare. E però gli europei hanno un po’ più di chance effettive di progredire da una classe sociale bassa a una più alta. Percezione e realtà, insomma, non sembrano in accordo. Anche all’interno degli Stati Uniti, i più ottimisti vivono nelle zone con minor mobilità sociale, come il sud e il sudest; i più pessimisti vivono invece nelle zone in cui la mobilità sociale è maggiore, a nord e nordovest. [City Journal]

Mappe

27. Bombe. Bombardamenti alleati in Europa durante la seconda guerra mondiale