A quali scuole sono andati i pochi soldi messi per i condizionatori
Il governo ha stanziato soltanto 20 milioni di euro, che ha distribuito tra migliaia di istituti e che incideranno molto poco
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I 20 milioni di euro messi dal governo per permettere alle scuole di comprare condizionatori sono stati divisi in parti uguali, come temevano i tanti dirigenti scolastici che avevano criticato questa misura: ognuna delle oltre 6.300 scuole che hanno presentato in tempo la domanda riceverà dunque poco più di tremila euro, una somma che basterà al massimo a raffrescare poche aule.
I soldi erano stati stanziati con un decreto del 2 settembre: il ministro Giuseppe Valditara li aveva presentati come una «promessa mantenuta» dopo le tante sollecitazioni ricevute tra l’estate e l’inizio dell’anno scolastico, con classi in condizioni proibitive a causa delle temperature elevate.
La mancanza di impianti di raffrescamento nelle scuole italiane è un problema storico, che negli ultimi anni nessun governo ha mai affrontato. Secondo l’anagrafe dell’edilizia scolastica del ministero, aggiornata all’anno 2024-2025, solo 4.457 delle poco più di 60mila scuole statali censite hanno un impianto di condizionamento, il 7,42 per cento. Circa metà è in edifici costruiti prima del 1976.
– Leggi anche: È così difficile mettere i condizionatori nelle scuole italiane?
Alle scuole sono stati dati cinque giorni per presentare la domanda, senza studiare criteri particolari: il ministero non ha valutato i progetti o le condizioni degli edifici, né tantomeno l’andamento delle temperature per aiutare le scuole più esposte alle ondate di calore. L’unica condizione per avere i soldi era che la scuola non avesse già un sistema di aria condizionata e non avesse fatto lavori di efficientamento energetico negli ultimi cinque anni.
Poiché la cifra è uguale per tutte, la distribuzione dei soldi sul territorio dipende soltanto da quante scuole hanno fatto domanda. La regione che riceverà di più è la Lombardia, con 938 scuole e quasi 3 milioni di euro. Seguono la Campania (755 scuole, 2,4 milioni), la Sicilia (616), il Lazio (612) e la Puglia (517). Le scuole del Sud e delle isole sono il 40 per cento delle beneficiarie, quelle del Nord il 39 per cento e quelle del Centro il 21 per cento. Non ci sono scuole della Valle d’Aosta e del Trentino-Alto Adige, dove l’istruzione è gestita dalla regione e dalle province autonome.
I soldi sono arrivati in 2.432 comuni. Il comune di Roma ha il numero più alto di scuole beneficiarie, 269, seguito da Napoli (123), Milano (101), Palermo (82) e Torino (76). In tutta la provincia di Roma le scuole finanziate sono 424, per un totale di circa 1,34 milioni di euro. A giugno Daniele Parrucci, delegato all’edilizia scolastica della città metropolitana, aveva detto a Repubblica che servirebbero 25 milioni di euro.
«Siamo consapevoli della necessità di affrontare una nuova fase nell’adeguamento degli edifici scolastici. Va detto con chiarezza, però, che questo obiettivo compete innanzitutto agli enti locali proprietari degli immobili e che il Ministero può solo dare un contributo a tali enti per la realizzazione di questi interventi di adeguamento», ha detto il ministro Valditara.
Le scuole riceveranno subito un acconto del 70 per cento, circa 2.200 euro, e il resto dopo aver dimostrato come hanno speso i soldi. Dovranno finire i lavori e presentare la rendicontazione entro il 31 marzo 2027, cioè prima che arrivi il caldo della prossima primavera. Con così pochi soldi però sarà complicato fare lavori che risolveranno il problema del caldo, perché con tremila euro non è possibile installare un impianto di climatizzazione per più aule. Molto probabilmente saranno utilizzati per acquistare condizionatori portatili e ventilatori.



