La soluzione del governo per il caldo nelle scuole non è una soluzione
Venti milioni di euro messi a disposizione con poco preavviso e da assegnare con il contestato sistema del “click day”
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Il governo ha messo a disposizione 20 milioni di euro per provare ad attenuare il caldo negli edifici scolastici. Sono soldi destinati a tutte le scuole italiane, che però hanno tempo solo fino a venerdì per ottenerne una parte, con il solito e assai problematico meccanismo del “click day”: andranno cioè a chi sarà più veloce a fare richiesta. La cifra è ampiamente insufficiente, considerando che le scuole sono quasi ottomila, e molti dirigenti scolastici si sono lamentati del fatto che la misura è stata adottata con approssimazione e fretta, lasciando molte cose poco chiare.
Non si capisce bene, per esempio, cosa sarà possibile acquistare con questi soldi. Nel suo comunicato il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha parlato di «apparecchi e dispositivi per il raffrescamento». In questa categoria rientrano, almeno in teoria, sia apparecchi mobili come ventilatori o condizionatori portatili sia impianti fissi. Ma un impianto di aria condizionata canalizzato in una scuola con molte aule può arrivare a costare decine di migliaia di euro, senza contare che per l’installazione servirebbero lavori di predisposizione alla struttura e alla rete elettrica.
Daniele Parrucci, delegato all’edilizia scolastica della Città metropolitana di Roma, ha detto a Repubblica che servirebbero 25 milioni di euro «solo per mettere i condizionatori nelle scuole di Roma e provincia».
Che si tratti di una soluzione per tamponare la situazione l’ha fatto intendere lo stesso Valditara: nonostante parli di una «promessa mantenuta» dice comunque di aspettarsi un contributo anche da parte delle istituzioni locali come comuni e province, che sono le proprietarie degli immobili scolastici, e aggiunge di stare lavorando «a un piano più ampio per l’efficientamento energetico delle scuole».
Ai 20 milioni di euro possono accedere tutti gli istituti scolastici statali, dagli asili alle scuole superiori, con edifici che non siano di nuova costruzione, che non siano stati oggetto di interventi di efficientamento negli ultimi anni e che non siano già dotati di aria condizionata. Rimane esclusa, insomma, una piccolissima parte del patrimonio immobiliare scolastico, composto per la stragrande maggioranza da edifici vecchi e per quasi il 93 per cento privi di impianti di condizionamento.
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Facendo un calcolo molto approssimativo (cioè dividendo i 20 milioni per il numero di istituti, sedi e classi) viene fuori che i fondi messi a disposizione equivalgono a circa 2.700 euro per ogni istituto, a 440 euro per ogni plesso – cioè le sedi in cui possono essere suddivisi gli istituti – e a circa 55 euro per ogni classe, a cui tendenzialmente corrisponde un’aula.
Intervistato da Repubblica a su questi numeri, Valditara ha detto che se dal calcolo si tolgono «le scuole già refrigerate, quelle che hanno acquistato dispositivi di raffrescamento in questi mesi e le altre che per posizione geografica non soffrono, la cifra sale di un terzo: quanto basta per dare una prima risposta all’emergenza». Ha poi aggiunto di voler proporre «ulteriori investimenti strutturali» nella prossima legge di bilancio.
Il click day è un altro punto criticato della misura, perché il meccanismo finisce per premiare chi arriva prima e non chi ha più bisogno, a volte aggravando disuguaglianze già presenti. Eppure viene utilizzato molto spesso, soprattutto quando le risorse da distribuire sono poche e ci sono molti potenziali beneficiari.
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Alcuni dirigenti scolastici si sono lamentati anche del poco preavviso dato dal ministero. L’avviso pubblico con le indicazioni su come partecipare all’assegnazione dei fondi è stato pubblicato venerdì 4 settembre e le domande sono state aperte a partire dalle 9 di lunedì 7 settembre, con solo due giorni del fine settimana in mezzo e in un periodo in cui il personale amministrativo delle scuole è già molto impegnato a organizzare l’inizio dell’anno scolastico. E inoltre non sarebbe neanche prerogativa delle scuole occuparsi della richiesta dei fondi: Osvaldo Di Cuffa, preside di un istituto tecnico e professionale fiorentino, ha spiegato a Repubblica che dovrebbero farlo gli enti locali che possiedono o gestiscono gli immobili.



