Come sta andando l’apertura anticipata delle scuole in Emilia-Romagna
Per l'Italia è un progetto innovativo, che dà un aiuto prezioso a molte famiglie, ma è ancora piccolo e c'è qualche problema da aggiustare
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Quest’anno in Emilia-Romagna circa 8mila bambini e bambine dai 6 agli 11 anni hanno iniziato ad andare a scuola in anticipo. In 42 comuni le attività sono iniziate il 31 agosto invece che il 15 settembre, grazie a un ambizioso progetto della regione: in realtà non sono iniziate prima le lezioni, ma sono state organizzate attività extrascolastiche non obbligatorie simili ai centri estivi. La differenza principale, non da poco, è che sono praticamente gratuite.
Le scuole coinvolte sono 150. Le attività sono diverse: alcune scuole organizzano laboratori di robotica, teatro, fotografia e scrittura creativa. Altre optano per attività sportive come scherma, basket, flag football, boxe o circo. A Miramare, una frazione di Rimini, i bambini fanno attività all’aperto sulla spiaggia.
La sperimentazione è stata finanziata dalla regione con tre milioni di euro: quest’anno l’obiettivo è calcolare i costi, le adesioni e valutare i risultati, poi dall’estate del 2027 la misura dovrebbe diventare strutturale.
Il progetto nasce per supportare le famiglie nei giorni precedenti l’inizio ufficiale delle lezioni, quando per i bambini non ci sono altre attività organizzate e per diverse ore consecutive. In Italia la pausa estiva dura 14 settimane, circa tre mesi, ed è una delle più lunghe d’Europa.
Da tempo l’Emilia-Romagna stava cercando un modo per modificare il calendario scolastico. Nel settembre del 2025 in regione era stata creata una commissione per valutare la questione e ascoltare le parti in causa: le istituzioni scolastiche, i sindacati, gli enti locali, il terzo settore e i rappresentanti dei genitori.
Per allungare il calendario scolastico inizialmente si pensava di introdurre una sorta di spring break, cioè una pausa di primavera tra aprile e maggio, sul modello di alcuni paesi europei. Ma non è stato possibile perché per farlo sarebbe stata necessaria una riforma nazionale, che per il momento non è nei piani del governo di Giorgia Meloni.
L’assessora regionale alla scuola Isabella Conti ha detto anche che intervenire cambiando i giorni di lezione obbligatori «avrebbe scontentato tanto una parte di genitori quanto del mondo della scuola». Dopo l’annuncio, infatti, l’associazione degli insegnanti Anief aveva detto che le scuole «non sono parchi-giochi dove passare il tempo a 40 gradi». Avevano protestato anche gli operatori turistici, secondo cui il progetto avrebbe fatto perdere alcune settimane di lavoro agli stabilimenti balneari e alle attività ricettive.
La misura approvata è quindi molto meno ambiziosa rispetto ai piani iniziali, ma dà un aiuto alle famiglie. Visti i tempi stretti, la regione ha lasciato la possibilità ai comuni di decidere come strutturare il progetto: se prevedere attività solo la mattina o anche al pomeriggio, quali e quanti istituti coinvolgere, a chi far gestire il servizio.
Spesso le amministrazioni non hanno avuto il tempo per pubblicare un bando e valutare diverse proposte, e così hanno optato per l’affidamento diretto del servizio: a Bologna per esempio il progetto è interamente gestito dalla cooperativa sociale Quadrifoglio, che organizza già diversi centri estivi in città.
Anche sui costi la regione ha previsto di coprire interamente le spese, ma ha lasciato la possibilità ai comuni di chiedere un contributo alle famiglie. Conti ha detto che questo serve «per fare in modo che ci sia un ingaggio», visto che «se poi una famiglia iscrive il figlio e non lo manda, per noi è uno sperpero di denaro pubblico».
Anche se la sperimentazione è ancora in corso, stanno già emergendo alcune criticità. La più grande è che l’adesione è stata più bassa rispetto alle aspettative, e questo potrebbe significare che il progetto non risponde a pieno ai bisogni delle famiglie. Su 100mila bambini potenzialmente interessati al servizio, e su circa 10mila posti disponibili, gli iscritti effettivi sono stati poco più di 8mila. La situazione cambia da città a città: a Bologna si sono iscritti 1.700 bambini su 2.500 posti, a Reggio Emilia su 945 posti hanno fatto domanda in 731, mentre a Modena ci sono state più di 1.500 domande a fronte di 920 posti. In parte è comprensibile, visto che è il primo anno e l’iniziativa potrebbe essere ancora poco conosciuta.
Un altro aspetto da migliorare riguarda l’orario del servizio. In quasi tutti i comuni coinvolti le attività sono previste solo di mattina, con l’uscita dei bambini prima di pranzo: molti genitori si sono lamentati perché il pomeriggio lavorano e non sanno dove lasciare i figli.
C’è stato poi qualche problema nella comunicazione con le scuole. Un gruppo di dirigenti scolastici di Bologna ha scritto una lettera alla regione, al comune e all’ufficio scolastico regionale, lamentandosi di non essere stati contattati in fase di progettazione. Secondo loro, inoltre, parlare di riapertura delle scuole il 31 agosto ha creato una certa confusione. «Le famiglie ci hanno riempito di telefonate per chiedere se fosse vero», ha detto la dirigente dell’istituto comprensivo 12 di Bologna, Filomena Massaro.



