Le città italiane dove il caldo ha fatto morire più persone
Sono poche e con numeri comunque più bassi rispetto al resto d'Europa: a giugno soprattutto al nord, a luglio quasi solo al sud
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Secondo un’indagine del Guardian, anche quest’estate in molti paesi europei c’è stato un aumento della mortalità a causa delle ondate di calore: sono morte 35mila persone in più di quante ne sarebbero morte normalmente, di cui 25mila solo in Francia, Spagna e Germania. In Italia invece i dati aggiornati alla fine di luglio dicono che le cose sono andate meglio rispetto al resto d’Europa: l’eccesso di mortalità si è concentrato in poche città e in periodi brevi, mentre a livello nazionale l’andamento delle morti è stato in linea con le previsioni.
Che le ondate di calore facciano aumentare la mortalità è noto da anni: la correlazione è documentata da molti studi, anche recenti. I decessi diretti per esposizione acuta al caldo sono solitamente pochi, mentre il vero problema riguarda il peggioramento rapido di molte malattie croniche, con conseguenze soprattutto per le persone più fragili. In questo caso si parla di mortalità associata alle ondate di calore.
Capire quante persone muoiano durante una singola ondata di calore mentre sta accadendo però non è così semplice. In Italia il punto di riferimento è il sistema di sorveglianza della mortalità giornaliera (SISMG), che copre 54 città – quelle sopra i 100mila abitanti e i capoluoghi – per circa un terzo della popolazione italiana.
Il SISMG prende i dati dalle anagrafi comunali e li analizza con circa una settimana di ritardo, un tempo contenuto per dati di questo tipo. Per ogni città si stima quanti morti ci si aspetterebbe in un certo giorno, facendo la media dei decessi registrati nello stesso giorno della settimana e nella stessa settimana dell’anno tra il 2016 e il 2025. Se i morti osservati sono di più, si parla di eccesso di mortalità. Poi si verifica se la differenza sia statisticamente significativa, cioè abbastanza grande da non potersi spiegare col caso: in una città piccola bastano pochi decessi in più per far salire molto la percentuale, infatti gli eccessi più vistosi in percentuale sono quasi sempre quelli con i numeri assoluti più bassi.
Secondo i dati del SISMG, nel mese di giugno in Italia la mortalità tra le persone con più di 65 anni è stata del 3 per cento sopra l’atteso: il 5% nelle città del Centro-sud, il 2% al Nord. Osservando i dati delle città però si nota un eccesso di mortalità più marcato in alcune città del Nord, come Torino, dove sono morte 859 persone contro le 723 attese (il 19% in più). A Novara, sempre in Piemonte, ne sono morte 119 contro le 80 attese, il 49% in più.
È stato segnalato un eccesso di mortalità anche a Roma, dove i morti sono stati 2.248 contro 2.126 attesi, a Bari, Palermo, Catania, Latina e Cagliari. In cinque città i morti sono stati invece significativamente meno del previsto: Vicenza, Trieste, Piacenza, Bologna e Taranto.
Nonostante a luglio sia stata registrata la terza ondata di calore dell’estate, con temperature medie più alte rispetto alla media del periodo, la mortalità è stata in linea con le previsioni sia al Nord che al Sud. Le uniche città con un eccesso evidente su tutto il mese sono state Palermo, con 533 morti contro 448, il 19 per cento in più, e Cagliari, dove l’eccesso è stato del 22 per cento. Torino, che a giugno aveva registrato l’eccesso più alto del paese, a luglio è tornata in linea con l’atteso. Novara, che a giugno aveva il 49 per cento di morti in più, a luglio ne ha avuti il 31 per cento in meno.
Una differenza netta si vede invece tra le diverse fasce d’età. A luglio c’è stato un eccesso di mortalità dell’8% tra le persone con più di 85 anni, il 9% al Nord e il 7% al Centro-sud. Nelle fasce 65-74 e 75-84 anni invece i morti sono stati inferiori alle attese.
Paola Michelozzi, che dirige l’unità di epidemiologia ambientale del Servizio sanitario regionale del Lazio, dice che con i dati di agosto si potrà fare un’analisi più completa, ma che a giugno e luglio è stata osservata una riduzione degli effetti del caldo segnalati negli anni che hanno preceduto la pandemia. «Con alcune eccezioni come Torino, dove negli ultimi due anni non c’erano stati incrementi e invece quest’anno è successo qualcosa che non ci aspettavamo».
Michelozzi dice che ci sono varie ipotesi e ragioni che spiegano come mai la mortalità non è così eclatante nonostante le estati siano molto più calde rispetto al passato. In parte è dovuto alle misure di adattamento messe in atto negli ultimi anni, come la diffusione dell’aria condizionata, e il fatto che le persone si proteggono di più. «Si è adattato anche il sistema sanitario, con una sorveglianza più attiva da parte dei medici di medicina generale. Uno dei temi che andranno affrontati in futuro è la povertà energetica, perché aumentando le ondate di calore aumentano anche i consumi, quindi chi non può permettersi impianti di condizionamento dell’aria sarà sempre più esposto ai rischi».



