I Bolsonaro in queste elezioni si giocano tutto
Alle presidenziali in Brasile Flávio si è presentato come una copia del padre Jair: il risultato definirà il futuro politico di tutta la famiglia
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La candidatura di Flávio Bolsonaro a presidente del Brasile è stata ideata alla fine del 2025 nella cella di 12 metri quadrati dove suo padre, l’ex presidente di estrema destra Jair Bolsonaro, scontava una condanna a 27 anni di carcere per aver tentato di organizzare un colpo di stato nel 2022. Flávio ha raccontato più volte, in comizi e interviste, che il padre gli disse: «Vai, tocca a te». La descrizione di questa investitura è indicativa dell’importanza che Jair Bolsonaro ha ancora nella destra brasiliana: il figlio Flávio è una specie di candidato per procura, e in ballo non c’è solo il futuro politico della famiglia ma l’eredità e la sopravvivenza del bolsonarismo, la corrente di destra, populista, religiosa e trumpiana che in Brasile domina il campo conservatore dal 2018.
La famiglia Bolsonaro è ampia, tutta impegnata in politica e spesso disfunzionale. Alle elezioni l’avversario di sinistra sarà ancora il presidente uscente Luiz Inácio Lula da Silva. Se Flávio vince, può riprendersi tutto e fondare una sorta di dinastia. Se perde, potrebbe essere la fine del bolsonarismo e l’inizio del ritorno di una destra più tradizionale, meno radicale e meno polarizzante.

Il merchandising del candidato del Partito Liberale Flávio Bolsonaro a Goiânia, in Brasile, il 27 settembre 2026 (REUTERS/Adriano Machado)
Quando Flávio è stato scelto come candidato per il Partito Liberale (lo stesso di Jair), i dubbi sulla sua candidatura erano molti: non ha il carisma del padre, ha un passato di problemi legali, è troppo calmo e poco arrabbiato per i sostenitori più estremisti del padre, mentre è troppo simile a lui per la destra moderata. Invece, per ora sembra che la scelta abbia funzionato: la sua candidatura ha cancellato le altre opzioni a destra e quasi tutti i sondaggi lo danno più o meno alla pari con Lula, con distacchi all’interno del margine di errore.
Sono ottimi indicatori per un candidato che non ha mai ricoperto incarichi di governo, nemmeno locali. Flávio si è inizialmente presentato come una versione più moderata del padre Jair, descrivendosi come «un Bolsonaro più di centro», ma anche un «Bolsonaro vaccinato», facendo riferimento alle lunghe e articolate polemiche sul rifiuto del padre di vaccinarsi contro il Covid (in generale, gestì la pandemia in modo molto discutibile).
Col passare delle settimane ha però cercato sempre di più di sovrapporre la propria immagine a quella del padre, proponendo gli stessi look, facendo comizi negli stessi posti, e sfruttando anche una notevole somiglianza fisica.
Alla convention del Partito Liberale che ha ufficializzato la candidatura di Flávio è comparso sul maxischermo un avatar del padre creato dall’intelligenza artificiale, che chiedeva ai presenti di accogliere «a braccia aperte la persona che ho scelto per succedermi: carne della mia carne, mio figlio Flávio». Immagini e video di una sorta di avatar di Jair sono spesso presenti nei comizi di Flávio: l’ex presidente è agli arresti domiciliari, e non può postare sui social o mandare messaggi all’esterno. Per questo partecipa con le sue versioni virtuali.
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Flávio dice cose come «Chiedo a Dio di concedermi l’opportunità di salire la scalinata del Palazzo del Planalto al fianco del presidente Jair Messias Bolsonaro, affinché lui possa mettermi la fascia presidenziale sul petto». Non c’è alcuna volontà di rivendicare una propria autonomia, ma nemmeno di presentarsi come altrettanto credibile: «Come si può paragonare il figlio di Pelé a Pelé? Non posso nemmeno avvicinarmi a lui», ha detto al Financial Times.
La naturale conclusione di questo approccio è che al centro della campagna elettorale di Flávio c’è la promessa di grazia per Jair e gli altri condannati per la pianificazione dell’assalto ai palazzi del governo e delle istituzioni della capitale Brasilia, nel 2022. La grazia potrebbe avere conseguenze legali e aprire anche una crisi costituzionale, ma non ci sono dubbi sul fatto che sarebbe uno dei primi atti di un’eventuale nuova presidenza Bolsonaro. Se Flávio o la maggioranza del Congresso dovessero cancellare anche l’ineleggibilità di Jair (decisa dalla Corte suprema elettorale), l’ex presidente potrebbe anche tornare a candidarsi nel 2030, ma l’età avanzata – ha 71 anni – e i problemi di salute rendono questa ipotesi meno probabile.

Flávio Bolsonaro con il governatore dello stato di San Paolo Tarcísio de Freitas al mercato municipale di San Paolo, il 28 settembre 2026 (REUTERS/Amanda Perobelli)
Se eletto, Flávio Bolsonaro potrebbe riabilitare anche il fratello Eduardo, che vive negli Stati Uniti e in Brasile è stato condannato a 4 anni e 2 mesi di carcere per aver provato a influenzare il processo al padre attraverso uno stato straniero (gli Stati Uniti). Eduardo è il membro della famiglia più vicino all’amministrazione di Donald Trump, nonché il più attivo nelle attività di lobbying a favore della causa del padre. Da presidente, Flávio potrebbe dare al fratello Eduardo un incarico di rilievo di governo, magari nel settore delle relazioni internazionali.
Ci sono altri due figli di Jair Bolsonaro in politica, entrambi candidati a un seggio in parlamento: Renan, 28 anni, per la prima volta alla Camera, e Carlos che cercherà di entrare in Senato. È stato in passato a capo del cosiddetto «gabinetto dell’odio», una struttura che si occupava di attaccare gli avversari politici del padre sui social, anche con la diffusione di notizie false e insulti diretti. In una famiglia non certo moderata, si è guadagnato il soprannome di “Pitbull dei Bolsonaro”.

Un comizio di Flávio Bolsonaro a Copacabana, Rio de Janeiro, il 16 agosto 2026 (AP Photo/Bruna Prado)
Non è tutto, perché al Senato è candidata anche Michelle Bolsonaro, terza moglie di Jair, pastora evangelica e protagonista di un’enorme evoluzione politica, da timida moglie del candidato Jair nel 2018 a seguitissima e carismatica leader dell’ala femminile del Partito Liberale. Tutte le candidature dei Bolsonaro sono state imposte al partito dall’ex presidente, anche in stati in cui i figli non avevano mai messo piede, o quasi.
In base ai risultati, insomma, è possibile che i Bolsonaro si ritrovino con Flávio presidente, Eduardo ministro, Jair riabilitato e guida simbolica, più altri tre membri della famiglia in parlamento. A quel punto potrebbero gettare le basi per una dinastia anche più duratura.
Se invece Lula dovesse essere confermato presidente, la presa della famiglia sulla destra brasiliana inevitabilmente si allenterebbe, lasciando spazio a candidati più moderati e meno divisivi come il governatore dello stato di San Paolo Tarcísio de Freitas, che era pronto a candidarsi già in queste elezioni, ma è di fatto rimasto spiazzato e bloccato dalla “successione familiare” dei Bolsonaro.

Michelle Bolsonaro a una manifestazione per richiedere l’amnistia per il marito Jair (Leandro Chemalle/Thenews2/Zumapress)
Non tutti però sono convinti che il bolsonarismo finirebbe con un’eventuale sconfitta di Flávio: è soprattutto Michelle ad avere le maggiori possibilità di mantenere popolarità e seguito. Durante questa campagna elettorale ha litigato apertamente con Flávio, da cui non si sentiva sufficientemente considerata. Ha creato non pochi problemi alla sua candidatura, prima di riconciliarsi pubblicamente durante un comizio, con preghiere comuni e abbracci.
Michelle ha un forte seguito personale, è la preferita della comunità evangelica (che in Brasile è in continua crescita) ed è in grado di mobilitare l’elettorato femminile conservatore in un paese dove le donne continuano a essere poco coinvolte in politica. È nel partito dal 2022 e secondo alcuni sondaggi avrebbe avuto potenzialmente risultati migliori anche di Flávio, come candidata presidente. Ma prima di oggi non è stata mai candidata a nulla: queste elezioni definiranno anche il suo futuro politico.
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