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  • Sabato 3 ottobre 2026

Sempre più persone preferiscono la Cina agli Stati Uniti

Succede un po' in tutto il mondo, secondo i sondaggi: c'entrano l'inaffidabilità di Trump, la tecnologia e i social media

Un bambino con bandiere cinese e statunitense durante la visita di Donald Trump a Pechino a maggio (Maxim Shemetov/Pool Photo via AP)
Un bambino con bandiere cinese e statunitense durante la visita di Donald Trump a Pechino a maggio (Maxim Shemetov/Pool Photo via AP)
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Quando Donald Trump è presidente, la popolarità degli Stati Uniti nel mondo cala drasticamente. Era successo durante il suo primo mandato (2017-2021), quando i sondaggi mostravano come un po’ in tutti i paesi la fiducia negli Stati Uniti fosse crollata; ed è successo di nuovo con il secondo, iniziato a gennaio del 2025. Questa volta però c’è una novità: mentre la popolarità degli Stati Uniti scende, quella della Cina sale.

Sempre più persone in tutto il mondo hanno un’opinione positiva della Cina. Un sondaggio di luglio del Pew Research Center mostra come, di 36 paesi valutati, 25 abbiano un’opinione più positiva della Cina che degli Stati Uniti. Il presidente cinese Xi Jinping è generalmente considerato un leader più affidabile di Trump.

Questa tendenza esiste ormai da anni nei paesi in via di sviluppo, dove l’influenza economica e culturale della Cina è più forte. Anche qui però si è estesa: secondo un sondaggio uscito a settembre, in America Latina per la prima volta sono più le persone con un’opinione favorevole della Cina che quelle che apprezzano gli Stati Uniti.

La grossa novità però riguarda i paesi più sviluppati, e quelli tradizionalmente alleati degli Stati Uniti. Anche qui le opinioni positive nei confronti della Cina sono in forte crescita. In Italia il 51 per cento degli intervistati vede la Cina in termini favorevoli. In Spagna il 54 per cento, nel Regno Unito il 46 per cento, in Germania il 33 per cento. È rilevante anche il fatto che nei paesi occidentali l’opinione della Cina migliori anche se chi risponde ai sondaggi riconosce che il paese è una dittatura in cui molti diritti personali sono negati.

Anche negli stessi Stati Uniti aumentano gli apprezzamenti per la Cina: secondo un sondaggio di Gallup le persone che hanno un’opinione favorevole del paese erano il 15 per cento nel 2023 e quest’anno sono passate al 34 per cento. I paesi che hanno un’opinione molto scarsa nei confronti della Cina sono ormai pochi, e sono quelli che hanno una disputa attiva con il regime cinese: per esempio il Giappone.

Per certi versi questo aumento della fiducia nei confronti della Cina è fisiologico. La Cina è ormai vista come l’altra superpotenza mondiale, e se gli Stati Uniti sono ritenuti meno affidabili è abbastanza normale che la Cina sia giudicata più positivamente. Questo atteggiamento è poi favorito dal fatto che la Cina, davanti all’instabilità di Trump, si presenta pubblicamente come uno stato garante dell’ordine e della sicurezza. Anche di recente all’Assemblea generale delle Nazioni Unite il vicepresidente cinese Han Zheng ha detto che la Cina difende «il multilateralismo», «l’ordine mondiale del dopoguerra» e la risoluzione delle dispute «tramite il dialogo e il confronto».

Questa retorica è spesso smentita dai fatti: la Cina sostiene la Russia nella sua guerra contro l’Ucraina, che ha destabilizzato gran parte dell’Europa, e fa lo stesso con la Corea del Nord, che è un elemento di forte instabilità in Asia orientale. Nonostante questo, il messaggio rassicurante della Cina ha una certa presa sulle opinioni pubbliche, soprattutto se confrontato con le azioni imprevedibili e sconsiderate di Trump.

Da sinistra, Peng Liyuan, suo marito Xi Jinping, Donald Trump e sua moglie Melania Trump a settembre a Washington (AP Photo/Julia Demaree Nikhinson)

Da sinistra, Peng Liyuan, suo marito Xi Jinping, Donald Trump e sua moglie Melania Trump a settembre a Washington (AP Photo/Julia Demaree Nikhinson)

Ci sono però altre due ragioni, oltre al calo della popolarità degli Stati Uniti: la tecnologia e i social media.

I recenti avanzamenti della Cina in settori come l’intelligenza artificiale, le batterie, le tecnologie rinnovabili e la robotica sono sempre più presenti sui media occidentali e internazionali, e contribuiscono a dare della Cina un’immagine di paese avanzato e tecnologico.

Molti brand cinesi inoltre stanno entrando nei mercati di un po’ tutto il mondo, e stanno ottenendo grande successo. Nei paesi occidentali questo successo è ancora limitato ed è difficile da comprendere appieno: le automobili cinesi, per esempio, hanno cominciato da poco a diffondersi in Europa e sono ancora relativamente rare (anche se sono state circa il 12 per cento delle auto vendute in Italia finora nel 2026). In molti paesi in via di sviluppo invece sono diffuse e apprezzate: di solito costano molto meno delle auto europee, giapponesi o coreane, pur avendo prestazioni equiparabili.

In tutto il sud-est asiatico i motorini elettrici di produzione cinese sono ormai ovunque. In vari paesi dell’Africa gli elettrodomestici della marca cinese Hisense sono tra i più venduti e usati. In Brasile il marchio della tecnologia di consumo Xiaomi è ormai apprezzato quasi quanto Samsung e Sony. In tutto il mondo si stanno diffondendo catene cinesi come Mixue (che fa gelati e bibite) e Luckin Coffee (simile a Starbucks).

Come hanno scritto Lizzi C. Lee ed Eric Olander sulla rivista Foreign Affairs, in buona parte del mondo in via di sviluppo «i brand cinesi stanno diventando diffusi quanto lo erano negli anni Ottanta e Novanta brand americani come Levi’s, Marlboro e McDonald’s».

La grande diffusione di brand e prodotti cinesi nel mondo è la conseguenza di dinamiche economiche generalmente dannose per i paesi che le subiscono. Le industrie cinesi, a causa di tutta una serie di incentivi e sussidi pubblici, stanno producendo molto più di quanto il mercato interno sia in grado di assorbire, e scaricano la produzione in eccesso all’estero.

Di conseguenza le esportazioni cinesi, generalmente meno care, fanno concorrenza alla produzione locale e creano grossi squilibri nell’economia. A livello del consumatore, però, il fatto che ci sia grande disponibilità di prodotti di buona qualità e a basso prezzo è un vantaggio che di solito è apprezzato.

Poi ci sono i social media. Da alcuni anni sono sempre più numerosi gli influencer che descrivono la Cina come un paese eccezionalmente tecnologico, affascinante e avanzato. Questa fascinazione per la Cina è in parte dovuta a operazioni di influenza del regime cinese, che negli scorsi anni ha incentivato personalità di internet a viaggiare in Cina e a parlarne bene.

Al tempo stesso però buona parte di questo fenomeno è spontaneo. Sempre più persone nel mondo hanno maggiore accesso a contenuti prodotti in Cina, anche grazie alla diffusione di piattaforme come TikTok. Nel sud-est asiatico, per esempio, le serie tv cinesi (molto spesso fatte di brevi clip girate in verticale, per essere guardate sugli smartphone) hanno un grande successo.

Anche in Occidente la cultura di internet cinese è sempre più apprezzata, tanto che si è diffuso il meme del chinamaxxing: è la moda di adottare pratiche e modi di fare cinesi, ritenuti per varie ragioni interessanti e divertenti.

Negli ultimi anni inoltre la Cina ha liberalizzato il visto per i cittadini di molti paesi e il turismo dall’estero è aumentato. Benché la Cina abbia un Prodotto interno lordo pro capite nominale inferiore a quello del Messico, alcune sue città sono impressionanti e puntano molto sulla tecnologia. Chi viaggia in Cina molto spesso sviluppa una fascinazione per questi aspetti del paese, trascurando invece quelli più oscuri: dalla sorveglianza continua alla violazione dei diritti alla repressione delle minoranze.