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  • Mercoledì 9 settembre 2026

Friedrich Merz non sa più che fare

Dopo la sconfitta schiacciante del suo partito in Sassonia-Anhalt il cancelliere tedesco è ancora più in difficoltà di prima, ma dice di non volersi dimettere

Friedrich Merz durante la conferenza stampa della CDU sui risultati in Sassonia-Anhalt, lunedì 7 settembre del 2026 (ANSA/DPA)
Friedrich Merz durante la conferenza stampa della CDU sui risultati in Sassonia-Anhalt, lunedì 7 settembre del 2026 (ANSA/DPA)
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Quando nel 2018 Friedrich Merz si candidò per sostituire Angela Merkel alla presidenza del suo partito di centrodestra, l’Unione Cristiano-Democratica (CDU), promise che con lui i voti per l’estrema destra di Alternative für Deutschland (AfD) si sarebbero dimezzati. Non sta andando proprio così.

Alle elezioni parlamentari del 2017 AfD aveva preso il 12,7 per cento, diventando il terzo partito con più seggi in parlamento. La scorsa domenica AfD ha stravinto le elezioni nello stato federato della Sassonia-Anhalt, con quasi il 44 per cento dei voti, e per la prima volta potrebbe riuscire a governare uno stato. La CDU, che esprimeva il presidente uscente, ha preso poco più del 17 per cento. Merz è in carica dal 2025 ed è il cancelliere più impopolare della storia della Germania democratica. Lunedì, durante una conferenza stampa sui risultati elettorali, ha detto che dentro la CDU «siamo tutti profondamente scioccati» e che questa è la peggiore sconfitta elettorale che il suo partito abbia subìto da decenni. Ha aggiunto che questi risultati avranno delle «conseguenze», anche se non è chiaro quali, perché per lui dimettersi «non è un’opzione».

È un riferimento alle discussioni in corso da mesi all’interno della CDU, regolarmente riprese dai giornali tedeschi, su un possibile Kanzlerwechsel, cioè un “cambio del cancelliere”. In Germania sostituire un cancelliere, ossia il capo del governo, è più complicato che in altri paesi. Merz dovrebbe dimettersi, e il sostituto o la sostituta dovrebbero ottenere la maggioranza in un voto del parlamento. Non succede dal 1974, quando Helmut Schmidt prese il posto di Willy Brandt tra i Socialdemocratici nella Germania Ovest.

Alice Weidel, leader di AfD, interviene durante il dibattito sulla legge di bilancio al Bundestag, con Merz sullo sfondo, il 9 settembre del 2026 (Michael Kappeler/dpa/ANSA)

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Merz ha comunque riconosciuto di essere parzialmente responsabile della sconfitta della CDU, dicendo di essere cosciente che la sua figura e la sua impopolarità erano state «un tema ricorrente in questa campagna elettorale». Prima del voto aveva fatto solo due apparizioni in Sassonia-Anhalt e in entrambi i casi non aveva tenuto comizi né incontrato elettori, ma aveva fatto solo dichiarazioni ai giornalisti senza accettare domande. Il presidente uscente e suo collega di partito, Sven Schulze, non si era lamentato della decisione.

L’ultima volta che aveva acconsentito a fare un incontro pubblico con Merz in Sassonia-Anhalt, a fine aprile, una donna di cinquant’anni aveva preso la parola e aveva raccontato di avere un tumore della pelle al quarto stadio e di essere in attesa di un intervento, poi aveva criticato la politica sanitaria del governo e lo aveva invitato al proprio funerale. Merz le aveva risposto seccamente che le critiche al governo erano basate su affermazioni false, e che le sarebbe stato grato se non le avesse ripetute senza verificarle prima. Merz è noto per la scarsa empatia e per una comunicazione inefficace e a volte arrogante, e quello non era stato un caso isolato.

Lunedì ha detto che proverà a risolvere questo problema ed entrare più in contatto con la popolazione tedesca. «Non sono il tipo che mette le emozioni in bella vista ogni giorno, ma l’opinione pubblica vuole vedere risposte diverse», ha detto, aggiungendo che «dobbiamo cercare — me compreso — di entrare in contatto più profondo con le persone, comprendendo l’intera gamma delle loro emozioni». Non è chiaro se questo basterà a colmare il divario di consensi con AfD, che ormai è dato come primo partito anche nei sondaggi nazionali.

Friedrich Merz e Sven Schulze, il 7 settembre del 2026 (Michael Kappeler/dpa/ANSA)

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La sua decisione di perseverare come cancelliere lascia la CDU in una situazione di stallo complicata, specialmente perché il 20 settembre ci saranno altre due elezioni regionali in cui il partito si aspetta risultati deludenti: quelle nello stato di Meclemburgo-Pomerania Anteriore, dove governa la sinistra ma AfD è dato come primo partito nei sondaggi, e quelle a Berlino, dove la CDU al momento governa ma probabilmente dovrà lasciare il posto a una coalizione di partiti di sinistra. Nel 2027 inoltre si voterà in altri cinque stati tedeschi, due dei quali sono governati dalla CDU: al momento in nessuno AfD è data come papabile vincitrice, ma i suoi consensi sono in ascesa ovunque, mentre quelli per la CDU scendono.

Nelle prossime settimane comunque un ennesimo colpo alla leadership di Merz potrebbe arrivare ancora dalla Sassonia-Anhalt, dove ad AfD mancano solo tre deputati per raggiungere la maggioranza nel parlamento. AfD potrebbe formare una coalizione con l’Alleanza Sahra Wagenknecht (BSW), un piccolo partito populista fondato nel 2024 appunto da Sahra Wagenknecht, con posizioni di sinistra in economia ma anche filorusse, contrarie al sostegno all’Ucraina e molto vicine a quelle dell’estrema destra sull’immigrazione. BSW è riuscita a superare di poco la soglia di sbarramento e a far eleggere cinque deputati.

AfD però potrebbe anche andare a cercare sostegno fra i deputati della CDU, dove esiste una minoranza che non esclude a priori un’alleanza con l’estrema destra. Se ci riuscisse sarebbe un colpo pessimo per il partito di Merz, che ufficialmente ha sempre sostenuto il “cordone sanitario” contro AfD, dicendo di non voler governare con l’estrema destra.

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