In Svezia il governo vuole pagare le persone immigrate per andarsene
E anche se la misura non sta davvero funzionando è un altro modo per fare campagna elettorale, visto che domenica si vota
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«Ti manca Mogadiscio? Il sussidio di rimpatrio ti aiuterà a tornare a casa». È un annuncio pubblicitario rivolto agli immigrati somali che da luglio si può trovare sulla fiancata degli autobus e in quartieri con un’alta concentrazione di persone straniere in Svezia. È stato finanziato dal partito di estrema destra dei Democratici Svedesi e serve a informare le persone immigrate dell’esistenza di un programma pubblico che dal 2022 offre fino a 31mila euro alle persone straniere che decidono di lasciare la Svezia, anche se sono regolarmente residenti nel paese.
Fino al 2026 il fondo era rimasto praticamente inutilizzato perché i contributi erano molto bassi (meno di mille euro per un adulto e poche centinaia per un bambino), ma da gennaio il governo li ha alzati notevolmente, sperando di convincere più persone. I numeri rimangono ancora molto modesti, anche se in crescita: su quasi 830mila persone straniere che vivono in Svezia con un permesso di soggiorno, sono state 171 quelle che hanno accettato l’offerta.
Parlando con Reuters Mahmoud Khalfi, imam della moschea di Stoccolma, la più grande della Svezia, ha detto che il programma non serve a molto perché gli immigrati stranieri che partono spesso sono quelli più scolarizzati, che lo fanno di solito dopo aver trovato un lavoro migliore all’estero e che quindi non hanno neanche bisogno di usufruire del sussidio di rimpatrio. A quelli più poveri invece conviene restare.
Gli annunci però hanno anche una seconda funzione: mostrare come i Democratici Svedesi abbiano a cuore la riduzione della popolazione immigrata in Svezia, dove domenica 13 settembre si vota per rinnovare il parlamento e di conseguenza il governo. Fra le loro proposte elettorali c’è anche quella di ampliare il programma per includere le persone nate all’estero che hanno acquisito la cittadinanza svedese: riceverebbero il sussidio per andarsene a patto che rinuncino alla cittadinanza (funzionerebbe quindi in teoria solo per chi ce l’ha doppia). Questo porterebbe il numero di persone che potrebbero ricevere il sussidio da 830mila a due milioni, su una popolazione totale di 10,6 milioni.
Dal 2022 in Svezia governa una coalizione di destra guidata dal primo ministro Ulf Kristersson, che sopravvive grazie all’appoggio esterno proprio dei Democratici Svedesi. Il risultato delle elezioni è molto incerto: secondo i sondaggi la coalizione in carica e quella di centrosinistra, formata da Socialdemocratici, Verdi e Partito della Sinistra, sono più o meno pari.

Il primo ministro Ulf Kristersson, dei Moderati, durante una conferenza stampa a Malmö, il 5 settembre del 2026 (ANSA EPA/JOHAN NILSSON)
Durante la campagna elettorale tuttavia l’immigrazione è stata un tema meno discusso rispetto a quelle del 2018 e del 2022, in cui era centrale. Il motivo non è che la popolazione svedese sia meno interessata alla questione, ma che ormai quasi tutti i partiti, inclusi quelli progressisti, hanno posizioni molto restrittive e promettono di contrastare duramente le bande criminali, composte prevalentemente da giovani cittadini svedesi di seconda generazione.
Nel programma dei Socialdemocratici, di centrosinistra e primo partito nei sondaggi, uno dei punti dice chiaramente che «la politica rigorosa in materia di immigrazione [implementata dal governo di Kristersson] rimarrà invariata» e che il partito si impegnerà a contrastare le bande criminali. I Democratici Svedesi hanno provato comunque ad attaccarli, sostenendo che questa promessa non sarà mantenuta perché per governare i Socialdemocratici dovrebbero allearsi con i Verdi e il Partito della Sinistra, che invece sono entrambi favorevoli a una politica migratoria più aperta.

La polizia sulla scena del crimine di una sparatoria a Uppsala in cui il 29 aprile del 2025 vennero uccise tre persone fra i 15 e i 20 anni di origine straniera, legate ad ambienti della criminalità organizzata (Jonas Gratzer/Getty Images)
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Dopo essere stato il terzo paese dell’Unione Europea ad aver accolto più persone straniere durante la crisi migratoria del 2015, quando oltre un milione di persone, principalmente siriane, arrivarono in Europa, la Svezia è diventata uno dei paesi con le leggi più restrittive in materia di immigrazione. Se nel 2015 aveva accolto circa 163mila richiedenti asilo, nel 2025 quella cifra era scesa del 96 per cento. L’anno scorso ha ricevuto soltanto 6.700 domande d’asilo: appena il 23 per cento è stato approvato, meno della metà della media dell’Unione Europea.
Questa diminuzione è stata una diretta conseguenza delle leggi approvate prima da governi di centrosinistra, e poi soprattutto dal 2022 da quello di Kristersson, che ha introdotto nuove norme praticamente in qualsiasi ambito. Fra le altre cose, ha reso più difficile immigrare in Svezia attraverso il ricongiungimento familiare, ricevere un visto lavorativo per lavori di manodopera non specializzata o un permesso di soggiorno per ragioni umanitarie. Ha ridotto la quota di ricollocamento di persone rifugiate a livello europeo da 5mila a 900 all’anno.
Ancora, ha eliminato i permessi di soggiorno permanenti e obbligato tutte le persone che non hanno la cittadinanza svedese a ripresentare domanda per un nuovo permesso ogni tre anni. Ha introdotto un test di cittadinanza con domande sulla storia e sulla cultura svedesi simile a quello già esistente in molti altri paesi, inclusa l’Italia.
Per cercare di arginare il problema delle bande criminali ha principalmente aumentato le pene e i fondi per la polizia, e ha anche abbassato l’età per la responsabilità penale da 15 a 14 anni, con l’obiettivo di mandare in carcere anche le persone più giovani che vengono reclutate dalle bande.
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