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  • Mercoledì 9 settembre 2026

IKEA contro un partito di estrema destra belga

Vlaams Belang aveva copiato le istruzioni di montaggio dell'azienda per una campagna contro l'immigrazione: la Corte di giustizia europea ha stabilito che non poteva

(Chris Young/The Canadian Press via ZUMA Press)
(Chris Young/The Canadian Press via ZUMA Press)
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Martedì la Corte di giustizia dell’Unione europea ha dato ragione alla nota azienda svedese di mobili IKEA in una causa contro il partito belga di estrema destra Vlaams Belang. Il caso riguarda una campagna lanciata dal partito nel 2022 per la presentazione del proprio programma politico, in cui venivano ripresi il nome e il logo di IKEA e i riconoscibilissimi omini che si trovano sui libretti per le istruzioni di montaggio. Per la Corte, quell’uso non può considerarsi automaticamente lecito.

La campagna era intitolata “IKEA-PLAN – Immigratie Kan Echt Anders”, ovvero “Piano IKEA – l’immigrazione può davvero andare diversamente”. Proponeva una riforma più restrittiva delle norme per l’asilo e l’immigrazione. L’uso del marchio IKEA era avvenuto senza autorizzazione dell’azienda, su stessa ammissione di Vrijheidsfonds, l’associazione legata al partito che aveva ideato la campagna.

A novembre del 2022 IKEA si rivolse a un giudice belga, sostenendo che la campagna avesse violato i diritti sul marchio e l’avesse danneggiato, associandolo a un messaggio politico. IKEA ha sempre sostenuto di voler restare politicamente neutrale, e di non voler dare l’impressione di sostenere le posizioni del partito. Gli avvocati di Vrijheidsfonds, al contrario, si erano appellati alla libertà di espressione: avevano detto di aver sfruttato la notorietà del logo per rafforzare il proprio messaggio, e che questo fosse un motivo sufficiente per farlo senza autorizzazione.

Il giudice si era rivolto quindi alla Corte, chiamata a esprimere un parere su come bilanciare il diritto alla libera espressione di Vlaams Belang con i diritti di proprietà di IKEA e i suoi interessi.

La Corte è un organo dell’Unione, e in quanto tale è chiamata a vigilare sulla corretta interpretazione del diritto dell’Unione europea. Può essere interpellata nelle controversie tra Stati membri e Unione europea o, come in questo caso, in quelle tra privati. La Corte analizza il caso e lo confronta con la normativa europea, poi delibera con una sentenza che il giudice nazionale riprende e applica.

Nel caso Vlaams Belang contro IKEA la Corte ha stabilito che «il semplice richiamo al diritto alla libertà di espressione non è sufficiente per dimostrare un giusto motivo» per l’uso senza autorizzazione di un marchio registrato. Ha stabilito cioè che il partito deve riuscire a dimostrare di fronte al tribunale nazionale perché era importante proprio l’uso di quel marchio per veicolare il proprio messaggio, e che non è sufficiente dire di averlo fatto per sfruttarne la notorietà. Anche perché, ha scritto sempre la Corte, la campagna potrebbe «arrecare un danno significativo» a IKEA.

Ora il caso tornerà di fronte al giudice belga, che dovrà rifarsi alla sentenza della Corte per esprimere la propria. Ci si attende quindi che si esprima in favore di IKEA.