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  • Sabato 5 settembre 2026

Nessuno sa quanti migranti ci sono a Ceuta

Molti di più di quanti pensava il governo spagnolo nei primi giorni, con tante donne e tanti minori: ma contarli è impossibile, finché non verrà dato un ricovero a tutti

di Valerio Clari, da Ceuta

La spiaggia del Trampolìn a Ceuta, 1 settembre 2026 (Valerio Clari/il Post)
La spiaggia del Trampolìn a Ceuta, 1 settembre 2026 (Valerio Clari/il Post)
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A Ceuta tutti ricordano cosa facevano la mattina del 30 luglio, quando decine di migliaia di persone provenienti dal Marocco attraversarono il confine, prima a nuoto e poi a piedi. Álvaro, che fa l’infermiere in una clinica di Ceuta, dice che veniva da un turno notturno, che alle 7 si è messo a dormire e che alle 10 è stato svegliato da un grande vociare sotto casa sua, in un quartiere periferico dell’exclave: «Pensavo fosse una manifestazione o una gara di corsa, ma non era domenica. Mi sono affacciato al balcone e ho visto questo». Mostra una foto della sua via, in cui effettivamente sembra muoversi un corteo: erano invece le persone migranti entrate in città.

Come succede spesso proprio per le manifestazioni, fare stime è complesso. Anche oggi, a più di un mese di distanza, non è possibile sapere quante persone migranti siano presenti a Ceuta. Le ipotesi variano così tanto da perdere rilevanza: fra i 6mila e i 15mila. In un territorio piccolo, abitato da 80mila persone, fa molta differenza. L’unica certezza è che sono più di quante il governo locale e quello nazionale siano stati in grado di gestirne, in queste settimane.

Le docce collocate per i migranti sulla spiaggia del Trampolín, Ceuta, 3 settembre 2026 (Valerio Clari/il Post)

La questione dei numeri è stata da subito molto dibattuta e confusa: sono stati stimati 70mila ingressi e pochi meno rientri cosiddetti “volontari” in Marocco, in ventiquattro ore. Nel primo giorno poliziotti e militari spagnoli “accompagnarono” di nuovo oltre frontiera tutti i migranti che incontravano. Il governo spagnolo disse di aver risolto il grosso del problema, valutando in poche migliaia il numero delle persone che erano rimaste. Col passare dei giorni e delle settimane è risultato evidente a chi era qui, a Ceuta, che quelle valutazioni erano sbagliate e sottostimate.

Può essere successo per vari motivi: il governo locale, di centrodestra, ritiene che quello centrale, di sinistra, abbia voluto ridimensionare la crisi. Ma è possibile anche che non ci sia stata, almeno inizialmente, la reale percezione di quanta gente fosse ancora rimasta. L’exclave di Ceuta occupa un territorio di 18 chilometri quadrati, meno dell’isola di Lampedusa, ma intorno al centro abitato ci sono ampie zone collinari piene di boschi, e di quartieri sorti in modo spontaneo e disordinato, come quello del Príncipe.

I volontari che oggi si occupano di fornire assistenza a chi è rimasto dicono che in quei primi giorni i migranti si sono nascosti. Osservavano i rimpatri più o meno volontari e non volevano farsi trovare dagli agenti. Poi quando la situazione si è calmata e hanno avuto bisogno di trovare cibo e acqua, sono tornati verso le zone più abitate.

Donne migranti vicino al centro temporaneo per immigrati CETI, Ceuta, 3 settembre 2026 (Valerio Clari/il Post)

Passato un mese i centri di ricovero del governo locale e nazionale ospitano solo una parte di chi è rimasto, e non perché i migranti li evitano: si ammassano spesso alle porte, ma non c’è posto per tutti. Così capire quanti sono davvero resta quasi impossibile.

Le stime più credibili vengono dai pasti che varie organizzazioni distribuiscono ogni giorno. Sono novemila solo quelli della Croce Rossa (due al giorno), e quasi seimila quelli di Luna Blanca, una ong locale (tre al giorno). Nel corso delle settimane poi i migranti si sono organizzati per comprare e procurarsi cibo anche in modo autonomo: sulla spiaggia del Trampolín c’è chi vende cose comprate in città, chi cuoce cibo su falò vicino alle tende, chi pesca. Anche il numero dei pasti non è quindi un indicatore sicuro.

Persone in attesa della distribuzione dei pasti da parte della Croce Rossa, Ceuta, 1 settembre 2026 (Valerio Clari/il Post)

È ormai evidente che anche le valutazioni ufficiali delle scorse settimane erano basse: si parlava di 5mila presenti, ora il governo ha pianificato di realizzare ricoveri per 6mila adulti e 4mila minori. Siamo però ancora molto lontani da quelle cifre, e ogni volta che si apre qualche centinaio di nuovi posti le persone che chiedono di entrare sono molte di più.

Persone migranti cercano di entrare al centro di Loma Colmenar, a Ceuta, 1 settembre 2026 (Valerio Clari/il Post)

Rispetto ad altre rotte o crisi migratorie, a Ceuta sono arrivate molte più donne, molte più famiglie, molti più minori, bambine e bambini. Ci sono ragazzini e ragazzine di 11-12 anni arrivati da soli e famiglie con figli molto piccoli.

Jennifer Zuppiroli, della ong Save the Children Spagna, dice che è successo perché l’attraversamento era «molto più facile, veloce e meno faticoso rispetto ad altre rotte», in cui spesso si avventurano solo giovani uomini. Qui il 30 luglio bastava nuotare per qualche centinaio di metri, o addirittura attraversare a piedi, quando la massa di persone arrivate alla frontiera aveva fatto saltare ogni controllo.

Dice Zuppiroli: «Save the Children in queste settimane si è occupata di trovare un ricovero per i migranti più vulnerabili, e chiede al governo spagnolo che i minori abbiano una via prioritaria e vengano trasferiti in strutture adeguate nel resto della Spagna, come prevede la legge». Da due settimane il governo ha deciso un primo trasferimento di 500 minori, ma non è stato ancora completato perché le amministrazioni locali che dovrebbero ospitarli si sono per il momento opposte. La situazione attuale fa sì che ci siano ancora bambini e bambine, ragazzi e ragazze che «non hanno tre pasti al giorno, che dormono alle intemperie e non hanno alcun genere di supporto psicologico».

Persone migranti in fila per comprare da mangiare, Ceuta, 2 settembre (AP Photo/Francis González)

Secondo i progetti del governo la procedura ora prevede che tutti i migranti vengano ospitati in centri ufficiali, vengano identificati e che vengano analizzate le loro domande di asilo. Sarà un processo molto lungo e che per le persone provenienti dal Marocco porterà poi con ogni probabilità a un’espulsione. Ma sono i passi necessari, e previsti dalla legge: in passato esponenti del governo locale e funzionari pubblici sono stati condannati legalmente per aver disposto espulsioni senza queste garanzie.

Solo alla fine di questo processo sarà possibile avere una stima definitiva del numero dei migranti presenti a Ceuta. L’attesa potrebbe durare mesi e le prime espulsioni potrebbero anche causare nuovi allontanamenti dai centri di ricovero di chi cerca una via per restare comunque.

Ogni giorno invece ci sono migranti che tornano spontaneamente verso il Marocco. Alcuni raccontano di aver finito i pochi soldi portati con sé, altri sono esausti dopo settimane vissute in condizioni terribili e hanno davanti la prospettiva di una lunga attesa senza risultati. A Ceuta fa ancora caldo e non ha quasi mai piovuto, ma un peggioramento delle condizioni climatiche potrebbe portare nuovi problemi.

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