I depositi europei di gas non erano così bassi a settembre da 15 anni
I prezzi causati dalla guerra in Medio Oriente hanno reso poco conveniente riempirli, ma l'Italia è messa bene
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A fine agosto le riserve di gas naturale dei paesi dell’Unione Europea erano piene in media al 66 per cento: è il livello più basso per questo periodo dell’anno da quando esistono dati confrontabili, cioè da 15 anni. A causa della guerra in Medio Oriente il prezzo del gas è salito nei mesi scorsi e diverse aziende energetiche europee hanno comprato meno gas in estate di quello che acquistavano di solito. Il basso livello delle riserve costringerà molti paesi europei ad acquistare gas a un prezzo più alto nei prossimi mesi per riempire gli stoccaggi, soprattutto se la guerra non finirà a breve, come appare probabile.
L’Italia è comunque messa meglio di molti altri: le sue riserve sono piene per oltre l’83 per cento, poco meno della media storica degli ultimi cinque anni. Ha compensato le minori forniture dal Qatar comprando più gas naturale dagli Stati Uniti e aumentando le importazioni via gasdotto dal Nord Africa. Il gas però è stato comprato sul mercato ai prezzi giornalieri, più alti di quelli fissati dai contratti di fornitura di lungo periodo con il Qatar.
Il Qatar forniva circa il 20 per cento delle esportazioni mondiali di gas naturale liquefatto tramite l’impianto di Ras Laffan, che nelle prime settimane di guerra era stato gravemente danneggiato dagli attacchi iraniani. Il gas può essere trasportato in due modi: o via terra, tramite gasdotti, oppure via mare tramite navi metaniere che trasportano il gas naturale liquefatto (GNL). Questo deve poi essere riportato alla forma gassosa tramite i rigassificatori nei porti. All’incirca metà del gas naturale commerciato nel mondo viene trasportato via gasdotto, e l’altra metà è GNL.
I danni provocati a Ras Laffan e il blocco dello stretto di Hormuz hanno tolto dal mercato del gas naturale una quota consistente dell’offerta mondiale. Nello stesso periodo la domanda è aumentata, perché le temperature molto alte dell’estate hanno fatto crescere i consumi di elettricità per i condizionatori, e soprattutto in Europa l’elettricità si produce ancora in buona parte con il gas naturale. Questi fattori hanno fatto aumentare i prezzi del gas rendendo meno conveniente per le aziende energetiche acquistarlo: solitamente il gas naturale acquistato d’estate viene poi rivenduto a prezzi superiori d’inverno, quando la domanda è alta per i riscaldamenti.
La situazione è particolarmente complicata in Germania e nei Paesi Bassi, che difficilmente raggiungeranno i loro obiettivi di riempimento degli stoccaggi, rispettivamente del 70 e dell’80 per cento, entro il 1° novembre. A fine agosto i depositi tedeschi erano poco sopra il 53 per cento, quelli nederlandesi al 47 per cento. Le aziende energetiche di questi paesi contavano su una fine rapida della guerra in Medio Oriente e su un conseguente calo dei prezzi, che non c’è stato. I prezzi del gas in Europa hanno raggiunto il loro massimo negli ultimi 3 anni, anche se sono ancora lontani dai livelli raggiunti subito dopo l’invasione russa dell’Ucraina, nel 2022.
Rispetto al 2022 la situazione è decisamente migliore perché nel frattempo il consumo europeo di gas è calato di circa il 17 per cento: in parte perché l’elettricità viene prodotta sempre di più da fonti rinnovabili, in parte perché case e aziende sono diventate più efficienti. L’Europa ha inoltre attivato nuovi rigassificatori, che le permettono di diversificare maggiormente gli approvvigionamenti di gas. In primavera la Commissione europea aveva anche abbassato l’obiettivo di riempimento degli stoccaggi dal 90 all’80 per cento.
Durante l’inverno si intensificherà poi El Niño, un fenomeno meteorologico periodico iniziato nuovamente quest’estate che fa aumentare la temperatura media globale, accentuando il riscaldamento già in corso a causa delle emissioni di gas serra prodotte dalle attività umane. L’Organizzazione Meteorologica Mondiale, l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di meteo e clima, prevede per i prossimi mesi temperature superiori alla media, anche in Europa: se saranno confermate, la domanda di gas per il riscaldamento potrebbe essere più bassa del solito, attenuando l’impatto del mancato riempimento delle scorte.
Commentando i dati, la Commissione Europea ha detto di non essere preoccupata: in un comunicato del 3 settembre ha detto che non c’è un rischio immediato per la sicurezza degli approvvigionamenti e che non c’è motivo di intervenire, pur definendo «eccezionale» la situazione del mercato causata dalla guerra in Medio Oriente che ha reso il prezzo del gas molto più imprevedibile e volatile.
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