Milei si è ricordato delle Falkland/Malvinas
Cioè le isole britanniche rivendicate dall'Argentina e una delle poche cose su cui il presidente argentino non era stato troppo nazionalista: finora
- Condividi
- X
- Regala il Post

Giovedì sera, in un discorso assertivo a reti unificate, il presidente argentino Javier Milei ha fatto sua una causa onnipresente nella politica nazionale ma su cui finora era stato piuttosto tiepido: le rivendicazioni dell’Argentina sulle isole Falkland/Malvinas, controllate dal Regno Unito.
Per Milei è una cosa relativamente nuova. In passato aveva ribadito le rivendicazioni argentine – cosa imprescindibile per un politico che voglia vincere le elezioni – ma da ultraliberista è un noto ammiratore delle misure economiche di Margaret Thatcher, la prima ministra britannica che ordinò di rispondere con la forza all’invasione argentina delle isole nel 1982 e vinse la guerra. Nel 2023, poco dopo essere entrato in carica, Milei aveva detto che serviva una «relazione da adulti» sulla questione. Con discrezione, aveva migliorato i rapporti col Regno Unito e si discuteva addirittura di una sua visita a Londra.
Poi sono cambiate varie cose.

Una bandiera con la sagoma delle isole, durante una manifestazione del 6 agosto a Buenos Aires (Luciano Gonzalez/Anadolu via Getty Images)
Anzitutto, la retorica nazionalista sulle Falkland/Malvinas è un classico dei governi argentini con problemi di popolarità, e Milei ne ha eccome. Il suo governo è indebolito da vari scandali e in estate si è dovuto rimangiare una riforma che avrebbe allentato le restrizioni per i proprietari terrieri stranieri. L’opposizione lo aveva accusato di svendere il paese, sfruttando il moto patriottico emerso con gli ultimi Mondiali di calcio maschili. Negli ultimi mesi alle manifestazioni si sono visti gli stessi slogan di uno striscione esposto dai giocatori dopo la vittoria in semifinale contro l’Inghilterra: «Le Malvinas sono argentine».
Milei poi si è fatto forte di alcune recenti dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump, suo alleato. Lunedì Trump aveva detto che avrebbe potuto riconsiderare la storica politica estera degli Stati Uniti sulle isole, che riconosce il controllo britannico senza prendere posizione sulla disputa. Giovedì, in un’intervista alla tv britannica di destra GB News, Trump ha aggiunto che il Regno Unito è più debole del 1982, alludendo al fatto che stavolta potrebbe non essere in grado di respingere un’eventuale invasione. Trump ha anche rinfacciato al governo britannico il rifiuto di assecondare i suoi piani per riaprire militarmente lo stretto di Hormuz nelle prime fasi della guerra in Medio Oriente.
Milei ha citato le dichiarazioni di Trump per sostenere che «i venti del cambiamento stanno soffiando a favore della nostra rivendicazione» e che il Regno Unito sia una nazione in declino, tra le altre cose a causa dell’immigrazione: una teoria utilizzata spesso dall’estrema destra e tra gli altri dal vicepresidente statunitense JD Vance.
C’è un ultimo elemento, più concreto, su cui si è soffermato Milei: il petrolio. Nel 2028 dovrebbe iniziare l’estrazione dal giacimento “Sea Lion”, che si trova circa 200 chilometri a nord dalle isole. Si stima abbia riserve per 1,7 miliardi di barili, che sono tanti: “Rosebank”, il principale giacimento britannico non ancora sfruttato nel mare del Nord, dovrebbe avere riserve per 300 milioni di barili. Il progetto è dell’azienda britannica Rockhopper Exploration e di quella israeliana Navitas Petroleum.
Nel discorso Milei si è concentrato molto sul giacimento, dicendo che l’Argentina deve fare qualcosa prima che sia troppo tardi. Ha minacciato sanzioni alle aziende coinvolte nell’estrazione e ha invocato una risoluzione delle Nazioni Unite, che chiede a entrambi i paesi di evitare iniziative unilaterali finché la disputa non sarà risolta. Giovedì ha anche promesso di velocizzare la costruzione di una base militare insieme agli Stati Uniti nell’estremo sud dell’Argentina, quindi vicino alle Falkland/Malvinas.
Il ministro della Difesa britannico Wes Streeting ha detto che le dichiarazioni di Milei «ci dicono più della politica interna in Argentina che delle isole Falkland». A ottobre del 2027 ci saranno le elezioni presidenziali e Milei potrebbe venire sfidato a destra dalla vicepresidente che ha isolato, Victoria Villarruel, che ha posizioni scioviniste e militariste. Peraltro giovedì ha chiuso il discorso con una formula nuova: ha detto «viva la patria!» invece dello slogan abituale viva la libertad, carajo! (cioè «viva la libertà, cazzo!»).



