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  • Sabato 5 settembre 2026

In Nepal si cercano ancora migliaia di dispersi

A dieci giorni dalle esondazioni si spera di trovare persone vive, specialmente dentro ai tunnel delle centrali idroelettriche

Devighat, Nepal, 29 agosto 2026 (Ezra Acayan/Getty Images)
Devighat, Nepal, 29 agosto 2026 (Ezra Acayan/Getty Images)
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Dieci giorni dopo la disastrosa esondazione che ha causato più di 1.200 morti in Nepal, le squadre di soccorso stanno continuando a cercare quasi 4mila persone ancora disperse. Lo stesso sta accadendo in Tibet, dove le autorità cinesi hanno detto di essere ora in grado di raggiungere in auto la zona più colpita dal disastro. Le notizie che arrivano però sono pochissime, per via del rigido controllo sulle informazioni operato dal governo centrale cinese: ufficialmente i morti sono 21 e i dispersi 541, ma è molto probabile che sia un numero sottostimato.

Le operazioni sul versante nepalese si stanno svolgendo in 19 aree e attorno a 12 impianti idroelettrici, nei cui tunnel è stimato che siano rimasti intrappolati circa 900 lavoratori, le cui condizioni sono per la maggior parte ignote. Quasi la totalità dell’elettricità prodotta in Nepal proviene da energia idroelettrica prodotta attraverso i fiumi Trishuli e Bhotekoshi, nel nord del paese. Quando l’acqua, il fango e i detriti hanno travolto la zona, diversi ingressi dei tunnel sono stati sepolti, isolando i lavoratori che si trovavano all’interno.

Venerdì però due uomini, Sanjay Shah e Kabir Maharjan, sono stati estratti vivi dal tunnel della centrale idroelettrica Upper Trishuli 3A, a circa 170 metri di profondità. Maharjan, estratto per secondo, è ricoverato in gravi condizioni, mentre Shah sta meglio. Il numero stimato dei lavoratori ancora intrappolati nel tunnel della centrale Upper Trishuli 3A varia molto, fra i 39 e i 115.

Più di 4.500 persone invece rimangono sfollate e sono state distribuite in 38 centri di soccorso. In alcune delle aree più colpite, dove l’esondazione ha distrutto ponti e strade, i residenti stanno trovando altri modi per muoversi da una sponda all’altra del fiume Trishuli. A Bidur per esempio è stata installata una zipline temporanea, gestita dall’esercito. Le zipline vengono usate anche in altre zone per soccorrere le persone rimaste bloccate dall’esondazione.

Le autorità nepalesi intanto hanno iniziato la sepoltura di massa dei corpi recuperati che non sapevano più dove conservare. Sono state seppellite anche persone che non erano ancora state identificate, ma a cui è stato prelevato un campione di DNA per farlo in futuro: questo aspetto era uno dei pochi su cui il governo nepalese aveva accettato aiuti dall’estero, in particolare dalla Cina e dall’India. Il governo ha detto che, una volta identificati i corpi, le famiglie potranno chiedere di riesumarli per fare dei funerali privati e seppellirli dove preferiscono.

Intanto molti stanno celebrando dei funerali simbolici, con bambole di pezza al posto dei corpi delle persone scomparse.

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