La Rai ha rimosso Sigfrido Ranucci dalla conduzione di “Report”

Al suo posto sono stati scelti Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi: una scelta sgradita agli inviati di Report, che minacciano di andarsene

Sigfrido Ranucci nello studio televisivo della trasmissione Report, Roma, 23 gennaio 2026 (ANSA/ALESSANDRO DI MEO)
Sigfrido Ranucci nello studio televisivo della trasmissione Report, Roma, 23 gennaio 2026 (ANSA/ALESSANDRO DI MEO)
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La Rai ha rimosso Sigfrido Ranucci dalla conduzione di Report, il più noto programma televisivo di giornalismo d’inchiesta in Italia, trasmesso da Rai 3. Ranucci ci lavorava come autore dal 2006 e lo conduceva dal 2017, dopo che per vent’anni lo aveva condotto la giornalista Milena Gabanelli. Il programma tornerà in tv dal prossimo 8 novembre, e la Rai ha fatto sapere che a condurlo saranno Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi, entrambi giornalisti investigativi.

Presutti è dal 2018 inviata di Report, dove si è occupata soprattutto di politica, sanità e note vicende giudiziarie. Piervincenzi invece a Report non ci ha mai lavorato, ma è alla Rai dal 2016 e sempre in programmi di approfondimento e inchiesta: nel 2017, da inviato del programma Nemo, venne aggredito con una testata in faccia da Roberto Spada, membro di una famiglia di Ostia nota per il suo coinvolgimento in diverse attività criminali. Per quell’episodio Spada fu condannato a sei anni di reclusione.

A Ranucci invece la Rai ha offerto tre possibili nuovi ruoli, che l’azienda ha definito «coerenti con il suo grado e con l’esperienza maturata in Rai». Non sono stati esplicitati, ma secondo fonti interne di diverse agenzie e giornali sarebbero un ruolo dentro RaiNews (il sito di notizie della Rai), uno al Tg3, oppure un lavoro da corrispondente (non si sa da quale paese).

Ranucci ha commentato la decisione dicendo che al suo posto «sono state scelte due persone che mortificano le professionalità che per 30 anni hanno fatto la storia di Report e del servizio pubblico». Ha detto, molto enfaticamente, che al posto del programma condurrà «la battaglia più importante della mia vita per la libertà di stampa». E ancora: «lo farò per i miei figli e per i vostri, mi rifiuto di lasciare alle future generazioni questo mondo mostruoso, governato da persone mostruose e vigliacche che non tollerano il giornalismo libero e i magistrati indipendenti».

In una specie di comunicato, il gruppo degli inviati di Report ha protestato duramente contro la decisione, definita «completamente irricevibile», non tanto per la rimozione di Ranucci ma per la scelta dei sostituti: dicono che «le figure scelte non sono in alcun modo rappresentative della storia e dei valori di Report», e che la Rai non li ha coinvolti in alcun modo nella decisione. Arrivano poi a minacciare di andarsene in blocco dalla redazione del programma «nel caso in cui la Rai non intenda tornare sui propri passi».

Per ora la Rai non ha dato motivazioni ufficiali per la rimozione, ma si sa che hanno a che fare con l’inchiesta sull’attentato contro lo stesso Ranucci, compiuto a ottobre del 2025 e organizzato da Valter Lavitola, imprenditore coinvolto in diversi scandali della politica italiana degli ultimi vent’anni e molto amico di Ranucci. Però c’entra anche il rapporto conflittuale tra Ranucci e la dirigenza della Rai, che andava avanti da tempo a prescindere dall’attentato.

Ranucci non è indagato nell’inchiesta. La procura di Roma, competente sul caso, ritiene che non fosse a conoscenza dell’attentato e che anzi sia stato manipolato da Lavitola, che avrebbe messo in piedi tutto per accrescere la popolarità di Ranucci e spingerlo poi a entrare in politica (Lavitola si proponeva come suo consulente). Ma l’inchiesta ha mostrato anche una consuetudine tra Ranucci e Lavitola che a molti è sembrata problematica e compromettente per un giornalista dell’importanza di Ranucci, di cui Lavitola era sia fonte che confidente intimo.

Tra le altre cose, sono state pubblicate intercettazioni in cui Ranucci condivideva con Lavitola documenti interni della Rai, e altre in cui screditava pesantemente l’azienda. Diversi esponenti della destra di governo avevano chiesto che la Rai prendesse provvedimenti contro Ranucci e lo sostituisse alla conduzione di Report, accusandolo di essere fazioso, vulnerabile e inaffidabile.

Valter Lavitola arriva in procura a Roma, 8 luglio 2026 (ANSA/MASSIMO PERCOSSI)

In queste settimane Ranucci aveva più volte suggerito che la maggioranza stesse solo cercando un pretesto per censurarlo, visto che Report ha spesso fatto inchieste su politici di destra e al governo. In Italia il governo ha un’enorme influenza sulla Rai, la televisione pubblica, perché il parlamento (dove c’è un’ampia maggioranza di destra) nomina i suoi principali dirigenti e stabilisce le sue politiche di indirizzo.

Diversi esponenti dei partiti di destra al governo in queste settimane avevano chiesto la rimozione o la sospensione di Ranucci: lo aveva fatto con particolare vigore per esempio il ministro dei Trasporti Matteo Salvini, che dopo la notizia ha commentato: «Giusto così».

Il direttore dei programmi di approfondimento della Rai, Paolo Corsini, responsabile anche di Report, è ideologicamente molto vicino al governo ed è uno dei dirigenti con cui Ranucci aveva il rapporto peggiore: Corsini si era spesso lamentato col conduttore delle scelte editoriali di Report e lo accusava in sostanza di prendersela molto più spesso con il centrodestra che con il centrosinistra.

Nell’attentato di ottobre venne fatta esplodere una bomba fuori da casa di Ranucci a Campo Ascolano, una frazione del comune di Pomezia, vicino a Roma. Vennero distrutte due auto di Ranucci ma non ci furono feriti. A fine giugno erano state arrestate quattro persone con l’accusa di aver compiuto materialmente l’attentato, alcuni giorni più tardi venne indagato Lavitola, che ad agosto è stato arrestato e poi ha confessato di aver organizzato l’attentato. Lui sostiene però di averlo fatto per fare in modo che a Ranucci venisse rafforzata la scorta, temendo per la sua incolumità. È accusato del reato di strage, aggravato dal metodo mafioso.

Negli ultimi vent’anni Lavitola è stato più volte condannato per vicende giudiziarie che avevano a che fare con la politica italiana. Ranucci lo conobbe proprio occupandosi per lavoro delle vicende che lo riguardavano. In seguito i due divennero amici, e Lavitola fu una fonte di Ranucci per alcuni suoi lavori giornalistici.

– Leggi anche: Storia e vicende giudiziarie di Valter Lavitola