Il “cordone sanitario” fa comodo ad AfD, ma quanto durerà ancora?
Ha alimentato la retorica vittimista del partito di estrema destra tedesco, che a settembre potrebbe riuscire a governare uno stato federale
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In Germania, in vista di tre elezioni statali previste a settembre, si è riaperto il dibattito sull’opportunità che gli altri partiti continuino a ostracizzare l’estrema destra di Alternative für Deutschland (AfD). Il dibattito è ciclico, ma ha preso un’urgenza nuova perché ci sono buone possibilità che AfD esprima per la prima volta un governo statale, quello della Sassonia-Anhalt, dove si vota il 6 settembre.
I partiti tedeschi hanno preso un impegno a non collaborare con AfD e a escluderla dalle cariche nelle istituzioni, e finora è sempre stato rispettato. Questo concetto è reso in italiano con l’espressione “cordone sanitario”, mentre in tedesco si parla di Brandmauer, letteralmente “muro tagliafuoco”.
Il dibattito ha due angoli. Uno è cosa farebbero gli altri partiti se AfD riuscisse davvero a formare un governo statale, cosa che le darebbe una legittimità istituzionale mai avuta dalla sua fondazione, nel 2013. L’altro pone quasi un dilemma ad AfD, che negli anni ha ribaltato il cordone sanitario a suo vantaggio, sfruttandolo per sostenere una retorica populista e raccogliere sempre più consensi tra le persone deluse dalle forze politiche tradizionali: se il cordone venisse meno, AfD perderebbe uno dei suoi migliori argomenti.
A settembre si vota in tre stati: la Sassonia-Anhalt è il primo e anche quello dove AfD ha maggiori possibilità di vincere e governare, visto che nei sondaggi supera il 40 per cento. Il 20 settembre ci saranno altre due elezioni statali, nella regione di Berlino e in Meclemburgo-Pomerania, e anche lì è atteso un netto miglioramento dei risultati.
La legge elettorale è proporzionale, con uno sbarramento del 5 per cento. A seconda di come andranno i partiti minori, in Sassonia-Anhalt gli attuali livelli di consenso di AfD potrebbero consentirle di arrivare alla maggioranza di seggi nel parlamento statale. Anche se alla fine AfD non ci riuscisse, gli altri partiti sarebbero costretti a formare una coalizione larghissima, che tenga dentro posizioni in alcuni casi inconciliabili. Per loro sarebbe complicato – più complicato del passato – giustificare l’esclusione di una forza che li ha surclassati e ha il 40 per cento dei consensi.
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A livello nazionale il cordone sanitario è più rigido, anche se periodicamente viene messo alla prova, soprattutto dal centrodestra. Significa che ad AfD non vengono conferite vicepresidenze del parlamento e gli esponenti degli altri partiti si rifiutano di dialogare con loro, e viceversa: i deputati di AfD sono persino esclusi dalla squadra di calcio del parlamento. In questo contesto, in cui ci si tiene a distanza, votare un provvedimento insieme ad AfD è un tabù.

Il candidato di AfD in Sassonia-Anhalt autografa copie della rivista Der Spiegel che gli ha dedicato la copertina definendolo «l’uomo più pericoloso della Germania», il 19 agosto a Dessau-Rosslau (Sean Gallup/Getty Images)
Ci sono state alcune eccezioni. A inizio 2025 la CDU (il partito conservatore dell’attuale cancelliere Friedrich Merz che all’epoca era leader dell’opposizione) votò insieme ad AfD una mozione che chiedeva maggiori respingimenti di persone migranti. Questo nonostante dal 2018 la CDU abbia una regola interna che vieta ogni collaborazione con AfD. Alcuni mesi dopo, si spaccò proprio sulla possibilità di normalizzare i rapporti con AfD quando ne parlò l’allora capogruppo Jens Spahn.
A livello locale, ci sono sensibilità più sfumate.
Vari esponenti della CDU hanno definito obsoleto il “cordone sanitario”. Tra gli ultimi c’è stato Michael Kretschmer, il presidente della Sassonia, che ha detto in un’intervista che «chiunque [ne] parli ancora non riesce a riconoscere il segno dei tempi. Dobbiamo parlare con tutti quelli disposti a parlare». Kretschmer guida un governo di minoranza, dopo che nel 2024 AfD aveva vinto le elezioni nel suo stato. In Sassonia, proprio perché il parlamento è frammentato, Kretschmer ha proposto un «meccanismo di consultazione», che punta a coinvolgere gli altri partiti – in teoria tutti – sui provvedimenti da approvare di volta in volta. AfD si è sempre rifiutata di partecipare.
Fuori dal centrodestra, Sahra Wagenknecht, la leader dell’omonimo partito populista di sinistra, ha detto che il “cordone sanitario” ha fallito e che «è semplicemente antidemocratico escludere in modo permanente un partito sostenuto da circa il 40 per cento degli elettori». In uno dei sondaggi più recenti non c’è grossa differenza tra chi considera giusto (42 per cento) e sbagliato (39 per cento) il cordone sanitario.
Chi mette in discussione il cordone sanitario contro AfD sostiene anche che ammettendola nel dialogo politico di fatto si eliminerebbe la sua eccezionalità, e questo potrebbe farle perdere consensi.

Cartelli elettorali a Berlino, il 7 agosto (Michele Tantussi/Getty Images)
Per questa stessa ragione, finora AfD non ha voluto saperne. Il Frankfurter Allgemeine Zeitung, uno dei principali giornali tedeschi, ha scritto che «il cordone sanitario è il miglior scudo alla responsabilità» di AfD, perché le consente di sottrarsi sistematicamente alle critiche. Non avendo mai governato, ma non avendo neppure dovuto cercare compromessi con gli altri partiti, AfD può fare promesse massimaliste senza preoccuparsi di come mantenerle, e quindi di perdere consensi.
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Il cordone sanitario, e le coalizioni locali a volte raccogliticce contro AfD, hanno fatto gioco alla sua narrazione secondo cui gli altri partiti sono indistinguibili: Kartellparteien, cioè un’accozzaglia di “partiti cartello” mossi solo da interessi elettorali. Trovarsi a governare potrebbe incrinare questa reputazione, e rendere AfD più simile agli altri.
Gli stati federali hanno poteri sull’istruzione, la sicurezza e la pubblica amministrazione: un ipotetico governo statale di AfD avrebbe dunque alcuni strumenti per perseguire le sue politiche securitarie e molto critiche contro l’immigrazione. Il governo centrale e gli altri stati ne avrebbero, a loro volta, per contenerle: a quel punto AfD potrebbe riesumare la narrazione vittimista e accusare l’establishment di averla sabotata.
Senza fare fughe in avanti, va detto che nel tempo AfD ha radicalizzato ancora di più le sue posizioni, a differenza di altre forze dell’estrema destra europea che si sono in parte moderate per andare al governo o una volta che ci sono andate. Mentre il governo Merz inaspriva le norme sull’immigrazione, AfD insisteva sul nuovo feticcio della remigrazione, ossia la proposta estremista di espellere con la forza tutte le persone straniere la cui presenza è ritenuta problematica, anche se hanno un regolare permesso di soggiorno.
Anche il candidato presidente della Sassonia-Anhalt, Ulrich Siegmund, che è molto bravo sui social e specie su TikTok a rassicurare gli elettori, propone tra le altre cose di togliere i fondi ai media pubblici, vietare le bandiere del Pride nelle scuole, rimuovere le sanzioni alla Russia e designare i rifugiati ucraini come migranti irregolari.



