L’allenatore di Serie A con un profilo su LinkedIn
Massimiliano Alvini, che allena il Frosinone, arriva da una lunga gavetta ma ha saputo farsi notare
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«Il mio è un percorso lunghissimo, iniziato nel 1995 con la squadra del mio bar, a Fucecchio». Inizia così la biografia su LinkedIn di Massimiliano Alvini, che quest’anno allenerà il Frosinone in Serie A (la nuova stagione inizia sabato 22 agosto) e che da diversi anni è uno dei migliori allenatori nelle serie minori.
A chi segue solo la Serie A il suo cognome forse dice poco, ma tra chi si interessa di categorie minori Alvini è noto per essere un allenatore di provincia, che ha fatto la gavetta, che pur senza un rilevante passato da calciatore si è guadagnato la possibilità di allenare in Serie A dopo centinaia di partite e diverse promozioni. Sempre su LinkedIn ha scritto:
881 panchine ufficiali dal 2001 al 30.06.2026
Otto promozioni conquistate sul campo
Quattro esoneri
Coppa Italia Dilettanti 2009/2010
Alvini iniziò allenando la squadra di amatori della sua contrada, la Ferruzza di Fucecchio, in provincia di Firenze, dove c’è un palio a cui tiene molto.
Nel 2001 allenò per la prima volta tra i dilettanti: al Signa, che giocava in Promozione, il sesto livello del calcio italiano. Tra 2008 e 2015 allenò il Tuttocuoio, squadra di Ponte a Egola, frazione di San Miniato, in provincia di Pisa. Partendo dalla Promozione Alvini portò il Tuttocuoio fino alla Serie C.
Nel 2010 col Tuttocuoio vinse perfino quello che lui definisce triplete, ovvero le tre maggiori competizioni che poteva vincere, come nello stesso anno fece l’Inter con Scudetto, Coppa Italia e Champions League. Nel caso di Tuttocuoio erano il campionato di Eccellenza (il livello appena sopra la Promozione), la Coppa Italia regionale e lo scudetto dilettanti. «Dalla C2 siamo stati ammessi alla C nazionale vincendo un quadrangolare di fuoco con Arzanese, Normanna e Sorrento», ha ricordato Alvini.
Fino al 2013 ha continuato ad affiancare il lavoro da allenatore a quello di rappresentate di un’azienda di suole per scarpe, il che ha contribuito alla sua fama di allenatore partito dal basso e arrivato in alto per “meriti sul campo”. «Utilizzava le bottiglie di shampoo e bagnoschiuma per spiegarci come avrebbero giocato i nostri avversari», ha detto chi era con lui al Tuttocuoio.
Un’intervista fatta a Massimiliano Alvini nell’ottobre del 2013.
Nella stagione 2019/20 Alvini vinse i cervellotici playoff di Serie C con la Reggiana e per la prima volta allenò in Serie B. Fece molto bene col Perugia, e nel gennaio del 2022 la Cremonese lo chiamò per allenare in Serie A e provare a rimettere in sesto una situazione difficile. Ma andò male: con Alvini come allenatore la Cremonese giocò 18 partite con 7 pareggi e 11 sconfitte, retrocedendo infine in Serie B.
Per Alvini seguirono un paio di stagioni così così allo Spezia e al Cosenza, che arrivò ultimo in Serie B e retrocesse in C.
La carriera di Alvini, a questo punto, sembrava confinata a Serie B e C. Si era affacciato alla A ma difficilmente qualche squadra lo avrebbe richiamato, dopo la brutta stagione con il Cosenza.
Nel luglio del 2025 lo chiamò però il Frosinone, che non se la passava bene. Aveva terminato la stagione precedente al 15esimo posto della Serie B, salvandosi per un pelo dalla retrocessione, e durante il calciomercato non erano arrivati giocatori di livello.
Un anno fa il Frosinone non era di certo tra le squadre considerate favorite per una promozione in Serie A, anzi. Ma Alvini ci credeva parecchio. Davanti ai giocatori strappò le pagine della Gazzetta dello Sport che pronosticavano il Frosinone molto in basso in classifica, e alla fine il Frosinone arrivò secondo, guadagnandosi la promozione diretta.
In Serie B Alvini faceva giocare il Frosinone in modo verticale e aggressivo, responsabilizzando i suoi giocatori più creativi, come l’esterno d’attacco algerino Farès Ghedjemis. Era la squadra con l’età media più bassa del campionato, una delle pochissime che giocava col modulo 4-3-3 (poco in voga in Italia, di più all’estero) e a fine campionato arrivò davanti a squadre che nel calciomercato avevano speso molti più soldi, come Monza e Palermo.

Alvini e alcuni giocatori del Frosinone in una partita del settembre del 2025 (Fabio Patamia/Getty Images)
«Siamo ganzi. Non spensierati, abbiamo un’idea precisa, ricercata», disse Alvini del modo in cui giocava il Frosinone l’anno scorso. Quando può, e quando le caratteristiche dei suoi giocatori glielo permettono, Alvini prova a emulare lo stile di gioco delle migliori squadre al mondo, ma non solo, come ha detto alla Gazzetta dello Sport:
«L’idea è quella che abbiamo visto nel Bayern o nel PSG, pur con una qualità inferiore, ovvio. Ma conta l’idea. Mi piace Luis Enrique, mi piace [Unai] Emery.
Ma mi piace anche una squadra di terza serie olandese che guardo spesso perché non si capisce cosa fanno, con i giocatori che corrono ovunque: fantastici».
Di recente Repubblica gli ha chiesto: «Vedremo il Frosinone battere il calcio d’inizio in fallo laterale?» (una tattica resa popolare proprio da Luis Enrique). Lui ha risposto:
«Modestamente, lo facevo già quindici anni fa in Promozione al Tuttocuoio. Così costringevamo gli avversari ad abbassarsi».
Per biografia personale e approccio, Alvini ricorda per certi versi Maurizio Sarri, l’attuale allenatore dell’Atalanta, che come lui fece molta gavetta.
Come Sarri, anche Alvini parla spesso di idee ambiziose, dell’intenzione di dominare il gioco attraverso il possesso della palla e della volontà di affrontare a viso aperto anche squadre più forti. Come Sarri, anche Alvini ha alcuni “fedelissimi”, ovvero giocatori che si porta dietro nelle varie squadre che allena: al Frosinone ottenne che gli fosse acquistato un centrocampista che aveva allenato al Cosenza, Giacomo Calò.
Alvini ha addirittura dedicato al Napoli di Sarri la tesi con cui è diventato “allenatore professionista di prima categoria”. Il titolo era Dal modello di gioco alla preparazione della partita: affrontare il Napoli di Maurizio Sarri.
Spesso in conferenza stampa Alvini dice cose meno banali di tanti colleghi: secondo lui, «la fortuna è un incontro tra la preparazione e l’attitudine». A volte esagera un po’: definì «straordinaria» la Cremonese con cui ottenne zero vittorie in 18 partite.
Nella stagione di Serie A che inizia questo weekend, il Frosinone – che nella prima partita ospiterà la Juventus nello stadio Benito Stirpe – punta a evitare la retrocessione. Alvini ha detto di volere una squadra «che non scenda in campo in punta di piedi» e che riesca a mettere in difficoltà le squadre più forti grazie alla coerenza tattica e allo stile di gioco. Non è però soddisfatto del calciomercato: di recente si è lamentato perché i dirigenti del Frosinone non hanno coinvolto né lui né il direttore sportivo Renzo Castagnini nella scelta dei giocatori da acquistare.



