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  • Lunedì 17 agosto 2026

Gli Stati Uniti stanno provando a smuovere il piano per Gaza, con scarso successo

Domenica Jared Kushner ha incontrato i leader di Hamas e lunedì parlerà con Netanyahu: l'attuazione degli accordi resta comunque lontana

Due palestinesi sul sito di un attacco israeliano, 24 luglio 2026 (AP Photo/Abdel Kareem Hana)
Due palestinesi sul sito di un attacco israeliano, 24 luglio 2026 (AP Photo/Abdel Kareem Hana)
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Domenica Jared Kushner, l’inviato speciale e genero del presidente statunitense Donald Trump, ha incontrato in Egitto i leader del gruppo palestinese Hamas, tra cui anche il capo politico Khalil al Hayya. Colloqui diretti tra l’amministrazione statunitense e i leader di Hamas sono rari, e sono un segnale che gli Stati Uniti stanno intensificando i propri sforzi per cercare di far avanzare il piano per la Striscia di Gaza proposto da Trump, in stallo da mesi.

Né Kushner né i rappresentanti di Hamas hanno commentato il colloquio, ma ne hanno parlato fonti palestinesi e statunitensi con i giornali. Secondo le fonti si è parlato soprattutto del disarmo di Hamas, previsto dalla “fase due” dell’accordo per il cessate il fuoco di ottobre ma mai cominciato. Hamas ha sempre vincolato la riconsegna delle armi al ritiro dell’esercito israeliano dalla Striscia, ma Israele in questi mesi non si è mai ritirato, anzi: ha esteso il territorio che controlla, ha avviato la costruzione di un nuovo confine semi-permanente e ha proseguito gli attacchi.

A fine luglio Hamas aveva accettato un piano per il disarmo in 15 punti proposto dal Consiglio di pace, l’organismo voluto da Trump per gestire la fine della guerra e la ricostruzione della Striscia. Prevedeva che Hamas iniziasse gradualmente a riconsegnare le armi a un nuovo Comitato tecnico per l’amministrazione di Gaza, una sorta di governo di transizione della Striscia. Parallelamente Israele avrebbe dovuto iniziare a ritirasi. Il piano però era apparso fragile e vago fin da subito, e infatti dopo pochi giorni è fallito.

Jared Kushner, 16 luglio 2026 (AP Photo/Alex Brandon)

Il primo ministro Benjamin Netanyahu lo ha rifiutato pubblicamente, ribadendo l’intenzione di Israele di restare nella Striscia fin quando Hamas non avrà ceduto le armi. «Parliamo di un disarmo vero, non di una farsa» aveva detto. Aveva anche ribadito che Israele non accetterà la costituzione di uno stato palestinese.

L’interpretazione più condivisa è che Netanyahu stia cercando quantomeno di posticipare l’implementazione degli accordi dell’anno scorso, se non di sabotarli: il 27 ottobre in Israele ci saranno le elezioni politiche e difficilmente Netanyahu scenderà a compromessi prima di allora, perché in Israele il consenso per l’occupazione della Striscia è ampio e mostrarsi debole contro Hamas sarebbe controproducente. Il governo israeliano ha tra l’altro detto più volte di avere intenzione di restare nella Striscia a tempo indefinito.

Negli ultimi mesi gli Stati Uniti, il principale alleato di Israele, hanno mostrato qualche segnale di frustrazione di fronte all’impossibilità di spingere il governo israeliano a un accordo. I rapporti tra l’amministrazione Trump e il governo Netanyahu si sono incrinati anche a causa della guerra contro l’Iran, dove Israele e Stati Uniti sono partiti come alleati ma da cui sono emerse praticamente da subito divergenze negli obiettivi e nelle intenzioni. Finora comunque gli Stati Uniti non hanno mai negato in concreto il loro appoggio a Israele.

Dopo aver incontrato i leader di Hamas domenica, lunedì Kushner dovrebbe incontrare anche Netanyahu in Israele.

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