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  • Domenica 16 agosto 2026

Cavalli in libertà, in Bosnia Erzegovina

Sono diventati un’attrazione turistica e nell’altopiano in cui vivono hanno tutto ciò che serve, ma non con la siccità di quest’estate

Cavalli fotografati sull'altopiano di Kruzi, in Bosnia Erzegovina, 13 agosto 2026 (REUTERS/Amel Emric)
Cavalli fotografati sull'altopiano di Kruzi, in Bosnia Erzegovina, 13 agosto 2026 (REUTERS/Amel Emric)
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La siccità e le temperature più alte della norma di queste settimane in Europa stanno creando problemi anche nella parte occidentale della Bosnia Erzegovina, dove centinaia di cavalli che vivono in libertà su un altopiano vicino a Livno si stanno trovando senza acqua da bere. I pochi bacini artificiali che usano come abbeveratoi si sono quasi prosciugati, così alcune persone del posto hanno cominciato a trasportare a mano l’acqua per permettergli di bere.

I cavalli sono molto importanti nella storia e nella cultura dei Balcani, ma questi non sono come tutti gli altri: sono tantissimi e popolano il vasto altopiano di Kruzi da decenni in completa autonomia, motivo per cui sono diventati un’attrazione turistica praticamente unica in Europa.

Anche se sono conosciuti come cavalli selvatici, o selvaggi, è più corretto parlare di cavalli inselvatichiti. Le persone più anziane raccontano che l’altopiano ai piedi del monte Cincar era popolato da cavalli già nell’antichità, ma questi discendono dai cavalli addomesticati che dagli anni Sessanta cominciarono a essere lasciati in libertà un po’ per risparmiarli dal macello, un po’ perché con la diffusione di trattori e altri macchinari non erano più così fondamentali per l’agricoltura o il trasporto.

Nel tempo si sono adattati a vivere di nuovo in natura e hanno continuato a crescere in numero. Ogni anno, soprattutto d’estate, richiamano migliaia di turisti che visitano Livno e le zone circostanti per andare a vederli, fotografarli e accarezzarli.

Cavalli attorno a un bacino artificiale che usano per bere sull’altopiano di Kruzi, in Bosnia Erzegovina, 13 agosto 2026 (REUTERS/Amel Emric)

Cavalli sull’altopiano di Kruzi, 23 luglio 2026 (il Post)

I “cavalli di Livno”, come sono conosciuti, hanno tutto quello di cui hanno bisogno nell’altopiano, che occupa un territorio di circa 150 chilometri quadrati a un’altitudine compresa grossomodo tra i 1.200 e i 1.350 metri: tranquillità, erba da brucare e, di norma, acqua a sufficienza. Resistono bene alle temperature rigide dell’inverno, mentre d’estate si spostano soprattutto al mattino perché poi fa troppo caldo, e cercano riparo nelle pinete sparse nei dintorni.

I cavalli sono di diverse razze, che nel tempo si sono incrociate, e non si comportano come un unico grande branco, ma sono distribuiti in famiglie più piccole che spesso vivono e si spostano insieme. Non è chiaro quanti ce ne siano, ma chi li studia e le guide turistiche dicono tra gli 800 e i mille.

A differenza degli animali selvatici, sono anche abituati alla presenza degli esseri umani, e con le dovute cautele si lasciano avvicinare senza problemi. Dopo la guerra degli anni Novanta, e in particolare negli ultimi dieci anni, in Bosnia Erzegovina ha cominciato lentamente a svilupparsi un turismo più strutturato: a Livno e nei dintorni sono spuntate diverse attività che propongono tour organizzati per vedere i cavalli, con un impatto economico positivo per la zona, che per il resto è prettamente agricola. Alcune di queste attività devolvono parte dei loro incassi a progetti per la tutela degli animali.

Per alcuni i cavalli di Livno sono un po’ un simbolo della ricostruzione della Bosnia Erzegovina dopo la fine della guerra, che fu la più cruenta in Europa dalla Seconda guerra mondiale, e dalla quale emerse un paese ancora profondamente debole e diviso. Per altri invece sono un po’ un fastidio. D’inverno capita che si avvicinino ai centri abitati in cerca di cibo, o per leccare il sale dalle strade, con il rischio di incidenti stradali: anche se hanno alcune forme di tutela, e i danni che provocano sono relativamente contenuti, ci sono cittadini e ong che chiedono ciclicamente alle autorità locali di intervenire per salvaguardare la sicurezza delle persone.

Cavalli sull’altopiano di Kruzi, 23 luglio 2026 (il Post)

– Leggi anche: In Galizia i cavalli selvatici sono una risorsa