Cosa succederà adesso a Luigi Mangione
La sua ammissione di colpa nel processo per stalking potrebbe condizionare l'altro, in cui è imputato per omicidio
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Nell’udienza di venerdì del processo federale contro di lui, Luigi Mangione ha parlato per la prima volta pubblicamente delle circostanze che nel dicembre del 2024 lo avevano portato a sparare a Brian Thompson a New York, uccidendolo. Il fatto che si sia dichiarato colpevole delle due accuse federali per stalking, ma soprattutto che abbia ammesso di aver sparato all’ex amministratore delegato dell’azienda statunitense di assicurazioni mediche UnitedHealthcare, rischiano adesso di influire anche sull’altro processo in cui è coinvolto, in cui è imputato per omicidio.
In tribunale Mangione ha letto in maniera calma una dichiarazione che aveva preparato. Ha raccontato che per anni aveva sofferto di un debilitante mal di schiena, che aveva avuto grossi problemi nell’accesso all’assistenza assicurativa – un problema che negli Stati Uniti è noto e assai sentito – e che aveva pianificato l’attacco contro Thompson, spostandosi da uno stato all’altro con lo scopo di ucciderlo. Ha poi aggiunto di sapere che quello che stava facendo era illegale. Dall’omicidio era partita una ricerca serrata del presunto autore, che era terminata con l’arresto di Mangione in un McDonald’s della Pennsylvania, e nella sua trasformazione in una sorta di eroe popolare della sinistra antisistema.
Mangione era stato quindi incriminato sia in un tribunale federale che in uno statale, con accuse diverse. Nel processo federale era stato imputato per stalking, uso di armi da fuoco durante un reato violento e omicidio mediante l’uso di un’arma da fuoco, reato che prevede la pena di morte. La giudice federale Margaret Garnett, tuttavia, aveva respinto queste ultime accuse, mantenendo solo le due per cui venerdì si è dichiarato colpevole (quelle di stalking).
A differenza di quanto ipotizzato da alcuni media, nel processo federale Mangione non ha chiesto un patteggiamento, ed essendosi dichiarato colpevole ha rinunciato al diritto a un processo, che sarebbe dovuto iniziare il prossimo gennaio. La giudice federale ha fissato la data della sentenza per il prossimo 18 dicembre. Prima però è previsto l’inizio del processo statale, in cui è imputato per altri otto capi d’accusa, per cui invece si è dichiarato non colpevole. Il processo statale dovrebbe cominciare il prossimo 8 settembre, ma non è nemmeno detto che cominci.

Luigi Mangione e i suoi avvocati in uno sketch disegnato nel tribunale federale a New York, 14 agosto 2026 (Jane Rosenberg via AP)
La procura statale di New York ha incriminato Mangione per otto capi d’accusa, sei dei quali legati all’uso di armi illegali, uno per uso di documenti falsi e uno per omicidio di secondo grado, che in sintesi negli Stati Uniti indica un intento omicidiario senza premeditazione. Ora la sua ammissione, durante il processo federale, di aver sparato potrebbe essere interpretata come una confessione o quantomeno una presa di responsabilità anche nel processo statale.
Già in passato gli avvocati di Mangione avevano espresso preoccupazione per il fatto che fosse finito a processo per lo stesso reato in due tribunali diversi, ancorché con accuse diverse. Adesso hanno presentato un’istanza per chiedere che quasi tutte le accuse statali, compresa quella di omicidio, vengano archiviate: lo hanno chiesto sulla base del principio giuridico secondo cui non si può essere perseguiti due volte per lo stesso reato (che ricorda quello noto negli ordinamenti europei come “ne bis in idem” e che vieta appunto di giudicare una persona due volte per lo stesso fatto, quando per questo fatto c’è già un giudizio definitivo).
Se la loro richiesta venisse accolta, la sola accusa che potrebbe rimanere in essere sarebbe quella di possesso di documenti falsi. Tutto però dipende da come verranno interpretate la dichiarazione di Mangione e la richiesta della difesa.
Il giudice statale, Gregory Carro, potrebbe decidere di posticipare l’inizio della selezione della giuria che coincide con l’inizio del processo, fintanto che le richieste della difesa vengono esaminate; oppure aspettare la sentenza del processo federale a dicembre, prima di prendere a sua volta una decisione. Se si arrivasse fino a lì, e l’accusa fosse a sua volta soddisfatta della sentenza federale, potrebbe a sua volta chiedere di archiviare le accuse statali. In ogni caso, sia difesa sia accusa avranno facoltà di fare appello contro la decisione di Carro, cosa che allungherebbe ulteriormente i tempi del processo statale.
Entrambi i reati per stalking per cui Mangione si è dichiarato colpevole nel processo federale sono punibili con l’ergastolo, e l’accusa ha già detto che chiederà la pena massima. Nessuno di quelli contestati in quello statale è punibile con la pena di morte, che nello stato di New York è stata dichiarata incostituzionale nel 2004. Nel sistema federale non è prevista libertà condizionale.
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