La polizia marocchina ha bloccato centinaia di persone che volevano raggiungere Ceuta
Anche la Spagna si era preparata a una nuova mobilitazione di persone migranti, aumentando i controlli
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La polizia marocchina ha respinto alcune centinaia di persone per impedire loro di raggiungere l’exclave di Ceuta, cioè la punta nord del Marocco, che è territorio spagnolo e quindi europeo. Sia Marocco che Spagna si erano preparati a un tentativo di attraversare in massa la frontiera dell’exclave, dopo che in vari gruppi marocchini sui social erano circolati messaggi su una nuova mobilitazione proprio per sabato 15 agosto. Per il momento i numeri sono molto più bassi della crisi di fine luglio, quando erano entrate più di 80mila persone, che poi se n’erano andate nel giro di poche ore, anche perché non avevano ricevuto l’assistenza promessa loro online.
La polizia marocchina ha detto di avere bloccato le persone che pianificavano di passare il confine, quasi tutte di paesi subsahariani, e di averne arrestate più di 100, in aggiunta ad altre 61 accusate di avere organizzato il tutto. Gran parte delle operazioni si è concentrata sulle alture di Fnideq, una località a circa 3 chilometri da Ceuta e in territorio del Marocco, dove la polizia ha scoperto centinaia di persone che si erano nascoste nella notte per passare il confine. La televisione pubblica spagnola TVE ha detto che qui in alcuni momenti ci sono stati scontri tra le persone migranti e le autorità, le quali hanno usato gas lacrimogeni per disperdere chi era lì.
A Fnideq si è creato anche un caso per la presenza di alcuni giornalisti spagnoli a riprendere le operazioni della polizia: TVE e l’agenzia di stampa EFE dicono che le autorità hanno detto ai loro giornalisti di lasciare la zona e che poi un funzionario marocchino li avrebbe minacciati di revocare loro gli accrediti e di confiscare il materiale, se non avessero lasciato la città. Il governo spagnolo ha detto di essere alla ricerca di una soluzione tramite l’ambasciata.

Le persone bloccate dalle autorità marocchine, il 15 agosto sulle alture sopra Fnideq (EPA/JALAL MORCHIDI)
Nei giorni scorsi il Marocco aveva intensificato i controlli sul suo lato della frontiera, mettendo nuove recinzioni e istituendo posti di blocco nei dintorni di Ceuta. Aveva inoltre impedito le partenze di alcuni treni e autobus dalle città più grandi.
Il Marocco aveva avuto sicuramente un ruolo nella prima crisi di due settimane fa, così come in quelle precedenti, ma aveva cercato di sminuirlo: per esempio aveva aperto decine di procedimenti penali contro i presunti organizzatori. È plausibile che questi nuovi provvedimenti, così visibili, rispondano alla stessa logica. Una fonte del País nella Guardia Civil, un corpo militare con funzioni di polizia, lo aveva notato: «L’allerta è alta, però non è una minaccia reale; il Marocco si sta preparando».

Un posto di blocco sul lato marocchino della frontiera, a Fnideq, il 14 agosto (EPA/JALAL MORCHIDI)
Anche la Spagna si era preparata. Ha inviato a Ceuta altri 500 agenti di polizia, che adesso in totale sono 1.600, e li ha affiancati con 2mila militari dotati di droni, elicotteri e motovedette. Ha anche inviato la nave “Duque de Ahumada”, la più avanzata della marina nazionale.
Il governo spagnolo ha inoltre fatto posizionare una nuova barriera al termine del molo recintato del varco di El Tarajal: è quello meridionale da cui a fine luglio erano entrate le persone, soprattutto a nuoto (ce n’è un altro a nord, chiuso da anni). La nuova barriera è galleggiante: è lunga 500 metri, emerge dall’acqua tra i 30 e i 70 centimetri e ha una parte immersa di un metro. Alcuni giorni fa era stata messa una barriera simile anche a Melilla, l’altra exclave spagnola in Marocco.
– Leggi anche: Perché si parla di una nuova crisi migratoria a Ceuta il 15 agosto
Secondo fonti del ministero dell’Interno citate dal País, le nuove barriere non hanno solo funzioni di deterrenza, ma vengono considerate un appiglio legale per poter praticare le cosiddette devoluciones en caliente, ovvero i respingimenti immediati da terra dei migranti intercettati mentre cercano di raggiungere via mare Ceuta o Melilla.

Forze di sicurezza marocchine presidiano il loro lato del confine di Ceuta, il 15 agosto (AP Photo/Antonio Sempere)
Negli scorsi giorni il governo spagnolo ha mantenuto una comunicazione cauta con il Marocco, visto che gli serve la sua collaborazione; tuttavia ha dato avvertimenti alle persone che potrebbero riprovare a superare il confine. Rivolgendosi a loro, il ministro degli Esteri José Manuel Albares ha detto di non rischiare «la vita, i soldi e il futuro» per «un’avventura destinata al fallimento».
Due settimane fa nel tentativo di arrivare a Ceuta erano morte almeno 96 persone. Circa 5mila persone migranti sono rimaste, tra cui migliaia di minorenni: il governo sta iniziando a esaminare le richieste d’asilo degli adulti, nella maggior parte dei casi respingendole.



