Paolo Maldini ha detto la sua su come è andata con la Nazionale
In un'intervista al Corriere della Sera ha parlato dei problemi con Giovanni Malagò, di Andrea Pirlo e di altri due nomi che gli piacevano per il ruolo di allenatore
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Paolo Maldini ha raccontato la sua versione della sua breve esperienza, durata meno di tre settimane, come direttore tecnico della Nazionale italiana di calcio, in un’intervista con Aldo Cazzullo del Corriere della Sera. Maldini, che ha 58 anni ed è stato uno dei difensori italiani più forti di sempre, oltre che dirigente col Milan per un breve periodo, ha confermato di aver lasciato il ruolo a causa delle divergenze con Giovanni Malagò, eletto a giugno presidente della FIGC, la federazione calcistica italiana.
Maldini ha detto di aver ricevuto da Malagò la proposta di un ruolo nell’organizzazione della Nazionale già ad aprile, subito dopo le dimissioni di Gabriele Gravina da presidente della FIGC, dopo l’ennesima mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali. In seguito a quel contatto preliminare Malagò e Maldini non si erano più parlati, poi Malagò l’aveva richiamato per ribadire la sua offerta di diventare direttore tecnico della squadra, cioè il principale responsabile della sua gestione.
Maldini ha raccontato di aver chiesto a Malagò alcuni dettagli in più prima di accettare, in particolare riguardo alla nomina dell’allenatore, una priorità dato che non ce n’era uno dalle dimissioni di Gennaro Gattuso ad aprile. Malagò avrebbe detto che la scelta spettava a Maldini e al suo collaboratore Leonardo, ex calciatore e dirigente brasiliano, e che lui l’avrebbe semplicemente avallata. In seguito però, ha detto Maldini, «i patti sono stati rivisti; di conseguenza l’unica cosa da fare era dimettersi».
Il riferimento è alla sua proposta di nominare come allenatore Andrea Pirlo, suo ex compagno di squadra al Milan. La decisione era stata data come fatta per diversi giorni, ma era stata bloccata dopo che erano state sollevate critiche a Pirlo per il suo contratto di sponsorizzazione con una società di scommesse russa, Fonbet. Malagò, secondo il racconto di Maldini, avrebbe chiamato lui e Leonardo per ribaltare i termini della loro collaborazione, specificando che la nomina dell’allenatore spettava a lui e loro due avrebbero dovuto semplicemente avallarla.
Maldini ha detto di aver trovato quel discorso inaccettabile, di aver preso 24 ore per riflettere assieme a Leonardo e di aver infine deciso di rinunciare alla firma del contratto con la Nazionale, che sarebbe partito ad agosto.
Maldini ha detto che non sapeva del contratto di Pirlo con la società di scommesse russa, ma che Pirlo era comunque disposto a interrompere la sua collaborazione e che «se ci fosse stata la reale volontà di farlo firmare [come allenatore], non ci sarebbero stati ostacoli legali». Nell’intervista Maldini rimane abbastanza vago ma sembra attribuire l’esclusione di Pirlo alla scarsa convinzione della FIGC nel sostenerlo, mentre il contratto con Fonbet è stato un pretesto «cavalcato in modo assolutamente esagerato».
Pirlo è stato probabilmente il più forte centrocampista italiano degli ultimi decenni, ma come allenatore ha avuto una carriera molto deludente: la Juventus con lui è arrivata quarta in campionato dopo nove anni consecutivi in cui vinceva lo Scudetto, e ora allena una squadra del campionato degli Emirati Arabi Uniti, che fino alla scorsa stagione giocava in seconda divisione. Maldini lo ha comunque difeso, dicendo che Pirlo incarnava la sua idea di allenatore giovane, con una storia in Nazionale e attento alla tecnica e al gioco offensivo.
Maldini ha raccontato anche di aver proposto per il ruolo altri due allenatori che secondo lui incarnavano questa idea: Daniele De Rossi e Fabio Grosso. Le loro nomine però erano state bloccate da Malagò perché per farsi eleggere presidente della FIGC si era impegnato con le squadre di Serie A a non chiamare loro allenatori (De Rossi allena il Genoa, Grosso la Fiorentina).
Maldini ha confermato anche di aver contattato altri due allenatori di grande rilievo. Innanzitutto Carlo Ancelotti, che Maldini ha definito «il migliore allenatore italiano di sempre» oltreché un suo «fraterno amico», che però ha declinato dicendo di aver ricevuto la fiducia dalla Nazionale che allena attualmente, quella del Brasile, nonostante la deludente eliminazione agli ottavi di finale dei Mondiali contro la Norvegia.
L’altro è lo spagnolo Pep Guardiola, che ha recentemente concluso una carriera di 10 anni come allenatore del Manchester City, in cui l’ha resa una delle squadre più vincenti in circolazione. Guardiola ha lasciato la squadra alla fine della scorsa stagione, e secondo quanto raccontato da Maldini era realmente interessato all’idea di allenare l’Italia. Ha detto di aver pranzato con lui a Barcellona e di aver già iniziato a parlare di formazioni e di rose, ma che alla fine Guardiola aveva deciso di prendersi un periodo di riposo dopo anni molto intensi nel campionato inglese e alcuni problemi di salute.
Dopo l’annuncio delle dimissioni di Maldini, la FIGC ha nominato come direttore tecnico della Nazionale Claudio Ranieri e come allenatore Roberto Mancini.



