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  • Mercoledì 5 agosto 2026

La secca del Danubio ha fatto riemergere navi da guerra e resti di mammut

È una delle conseguenze più evidenti della crisi idrica in corso in Europa

Il relitto di una nave da guerra tedesca della Seconda guerra mondiale riemerso a causa del basso livello del Danubio, Prahovo, Serbia, 30 luglio 2026 (REUTERS/Djordje Kojadinovic)
Il relitto di una nave da guerra tedesca della Seconda guerra mondiale riemerso a causa del basso livello del Danubio, Prahovo, Serbia, 30 luglio 2026 (REUTERS/Djordje Kojadinovic)
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In queste settimane una grave crisi idrica sta creando problemi in tutta Europa: fra le conseguenze più immediatamente visibili c’è l’abbassamento del livello delle acque dei fiumi. Le secche hanno portato al riaffiorare di oggetti e reperti che di norma sono sommersi: lungo il corso del Danubio, il fiume più lungo del continente dopo il Volga, sono emersi tra le altre cose i relitti di diverse navi militari, una bomba della Seconda guerra mondiale e resti di un mammut.

Nel tratto del fiume che separa Serbia e Romania, all’altezza della città serba di Prahovo, sono riaffiorate circa 20 navi che facevano parte della flotta tedesca, che i nazisti fecero affondare deliberatamente nel 1944 durante il ritiro dall’area. Attirano l’attenzione di fotografi e curiosi ma sono un pericolo per la navigazione, sia perché intralciano il passaggio delle imbarcazioni, sia perché sono ancora cariche di esplosivi e munizioni. Nel 2024 il governo serbo ha avviato un’iniziativa per rimuoverle, ma quasi tutte sono ancora lì. Relitti di navi affondate sono emersi anche in Ungheria e in Croazia.

Il relitto di una nave affondata durante la Seconda guerra mondiale, Vamosszabadi, Ungheria, 28 luglio 2026 (EPA/Csaba Krizsan via Ansa)

A Ryahovo, nel nordest della Bulgaria, sono invece stati ritrovati alcuni frammenti di ossi animali che sono stati mandati in un vicino museo di storia per essere esaminati. Per Nikolay Nenov, il direttore del museo, sono molto probabilmente di mammut lanoso (Mammuthus primigenius), una specie che popolò numerose aree della Terra in un periodo compreso tra i 200mila e i 5mila anni fa. Per Nenov non è una scoperta incredibile ma è comunque importante, sia perché i resti sono ben preservati sia perché, a differenza di altri casi simili, sono stati trovati in un’area circoscritta, cosa che fa pensare che appartenessero a un solo animale.

Il Danubio nasce nel sud della Germania, è lungo circa 2.860 chilometri e attraversa dieci paesi, tra cui Austria, Ungheria e Romania, per poi sfociare nel mar Nero. In questi giorni in molti suoi tratti sono stati misurati i livelli di acqua più bassi mai registrati. A Budapest, la capitale dell’Ungheria, si è arrivati a un minimo di profondità di 23 centimetri: dieci in meno al precedente record del 2018, quando la siccità fece abbassare drasticamente i livelli di vari fiumi europei, compreso il Reno.

Gli scienziati hanno collegato la situazione alle ondate di calore che stanno riguardando tutta Europa, all’assenza di precipitazioni significative e ad altri fattori collegati alla crisi climatica, che sta aumentando la frequenza e l’intensità di eventi meteorologici estremi in buona parte del pianeta. Con la siccità insomma hanno cominciato a riemergere ciclicamente fondali, relitti e monumenti antichi, e ci sono anche problemi molto concreti.

Un uomo cammina accanto al relitto di una nave da guerra tedesca della Seconda guerra mondiale lungo il Danubio a Prahovo, Serbia, 4 agosto 2026 (REUTERS/Djordje Kojadinovic)

Con acque così basse chiatte e imbarcazioni per il trasporto fluviale delle merci vengono fortemente rallentate o bloccate, con conseguenze sui commerci e sull’economia, e anche le navi per il trasporto delle persone rischiano di avere problemi. Giovedì scorso una nave da crociera si è incagliata vicino al porto di Vidin, in Bulgaria, e i suoi quasi 200 passeggeri sono stati evacuati dopo aver terminato le scorte di acqua e cibo; a Budapest le imbarcazioni turistiche devono modificare i propri percorsi e attraccare  dove i livelli di acqua lo permettono.

Se nei fiumi l’acqua scarseggia, inoltre, il rischio è che si riduca la produzione di energia elettrica nelle centrali idroelettriche, che non possono funzionare a regime, e in quelle nucleari, che ne hanno bisogno per raffreddare i reattori. A causa del Danubio in secca l’Ungheria ha dovuto spegnere temporaneamente la sua unica centrale nucleare, mentre la confinante Romania a sua volta ha messo in allarme tutto il settore energetico dopo essere stata costretta a ridurre la produzione energetica nella sua sola centrale nucleare.

– Leggi anche: Se manca l’acqua nei fiumi europei mancano un sacco di altre cose