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  • Lunedì 3 agosto 2026

Non si sa quanti migranti siano rimasti a Ceuta

Negli ultimi giorni in migliaia sono tornati in Marocco, volontariamente o forzatamente, ma diversi sono ancora nascosti nella exclave spagnola

Soldati spagnoli con un migrante arrivato a nuoto, a Ceuta il 1° agosto 2026 (AP Photo/Antonio Sempere)
Soldati spagnoli con un migrante arrivato a nuoto, a Ceuta il 1° agosto 2026 (AP Photo/Antonio Sempere)
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A Ceuta, exclave spagnola in Marocco dove venerdì sono entrate decine di migliaia di migranti, è stato un fine settimana di retate della polizia e dell’esercito della Spagna. Gli agenti stanno ancora cercando i migranti che si sono rifiutati di tornare in territorio marocchino, nonostante il governo spagnolo abbia chiarito di non avere intenzione di dare loro la possibilità di chiedere una qualche forma di protezione internazionale. Molti migranti rimasti a Ceuta si stanno nascondendo dalle forze dell’ordine in attesa di un momento in cui ritorni la calma, sperando di non essere respinti.

Non ci sono numeri certi, non si sa quante persone siano entrate a Ceuta durante la crisi e quante siano rimaste: le cifre ufficiali del governo spagnolo parlano di 50mila ingressi di migranti, mentre il governo locale e la polizia di frontiera dicono che oltre 77mila sarebbero rientrati in Marocco: quelli entrati sarebbero quindi molti di più.

Almeno 72 persone sono morte nel tentativo di entrare a Ceuta, soprattutto fra quelle che hanno provato la traversata a nuoto.

Fra venerdì, sabato e domenica ci sono stati vari momenti di tensione fra i migranti e la popolazione locale, che ha organizzato dei cosiddetti “gruppi di difesa” dei quartieri, con transenne per bloccare gli ingressi e gruppi di persone armate di bastoni che presidiavano le strade cittadine e allontanavano le decine di migranti che si avvicinavano alle loro case. In alcune occasioni ci sono stati scontri e piccole risse, segnalate nel quartiere del Príncipe, già ritenuto difficile e in altre zone periferiche della città.

Migranti riportati verso il confine, il 1° agosto 2026 (AP Photo/Antonio Sempere)

Da venerdì un gran numero di poliziotti e soldati cerca per le strade di Ceuta i migranti, li raggruppa e poi li carica su camionette fino al confine, dove vengono rimandati in Marocco. Nelle prime ore c’erano stati centinaia di ritorni volontari, mentre domenica e lunedì sono stati perlopiù forzati. Per sfuggire alle retate molti migranti si sono nascosti nei boschi e sulle colline che circondano il centro cittadino: devono comunque tornare in città per cercare acqua e cibo.

Sono esclusi da questi respingimenti i minori, che vengono ospitati al CETI (Centro di permanenza temporanea per immigrati), ormai sovraffollato e con una tendopoli all’esterno. Potranno procedere secondo un iter normale, con identificazione e richiesta di asilo, anche i migranti subsahariani, che sono comunque in numero ridotto.

In città alcuni negozi hanno riaperto, con ingressi contingentati per controllare chi entra, per timore di furti. L’amministrazione di Ceuta ha sospeso la festa cittadina in corso in questi giorni, la “feria”, causando alcune proteste.

Domenica c’è stata una protesta degli abitanti di Ceuta di fronte alla sede del governo locale, coordinata attraverso i social network e convocata ufficialmente per «difendere l’unità della città» e protestare contro il governo centrale di Madrid, accusato di aver abbandonato l’exclave. Ha partecipato anche un noto attivista dell’estrema destra, Vito Quiles, e ci sono stati slogan contro il Marocco, accusato di aver organizzato «un’invasione».

Il ruolo del Marocco in tutta questa storia è molto dibattuto da giorni e i servizi di intelligence spagnoli sostengono che il governo marocchino abbia permesso le decine di migliaia di arrivi: non li avrebbe fermati, ma non li avrebbe nemmeno coordinati direttamente.

Un migrante ferito ritorna verso il Marocco (AP Photo/Bernat Armangue)

Il governo marocchino non ha commentato ufficialmente, ma i giornali più vicini al re Mohammed VI, come il quotidiano Le360, hanno parlato della crisi migratoria come una prova «dell’insostenibilità» della sovranità spagnola su Ceuta e Melilla (l’altra exclave in terra marocchina, 400 chilometri più a est). L’articolo che ricostruiva i fatti definiva la restituzione di Ceuta e Melilla al Marocco come una «soluzione inevitabile a lunga scadenza, imposta dalla geografia, dalla demografia e dal buon senso». Diceva anche che resta da capire quanto tempo debba ancora passare e «quanti drammi umanitari dovranno verificarsi prima di allora».

– Leggi anche: Che posto è Ceuta, con mappe e foto