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  • Sabato 1 agosto 2026

Ai giovani miliardari cinesi non piace apparire

Ci sono, ovviamente, ma se non ne sapete nominare neanche uno non è soltanto perché non eravate attenti

Pechino, gennaio 2026 (AP Photo/Andy Wong)
Pechino, gennaio 2026 (AP Photo/Andy Wong)
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Non sappiamo quasi niente dei grandi imprenditori e miliardari cinesi. L’unico davvero noto in Occidente è Jack Ma, il fondatore della piattaforma di e-commerce Alibaba, che prima di cadere parzialmente in disgrazia era la persona più ricca dell’Asia. Alibaba esiste però dagli anni Novanta, e Jack Ma divenne miliardario circa vent’anni fa. In Cina invece esiste tutta una nuova generazione di imprenditori miliardari estremamente influenti di cui, in Occidente, quasi nessuno saprebbe citare il nome.

Questo dipende in parte dalla distanza geografica, linguistica e culturale. Per una persona europea o statunitense è difficile citare miliardari cinesi tanto quanto è difficile citare miliardari indiani o nigeriani. Al tempo stesso, come di recente ha raccontato l’Economist, è vero che l’ultima generazione di imprenditori miliardari cinesi è particolarmente schiva e attenta a mantenere un basso profilo.

Negli Stati Uniti gli imprenditori miliardari – soprattutto quelli del settore della tecnologia, che di recente ha generato le maggiori ricchezze – sono personaggi molto noti per la loro vita stravagante, per i consumi ostentati, per i progetti magniloquenti e a volte anche il loro impegno in politica. Anche in Europa, dove pure gli imprenditori hanno una figura pubblica più modesta, rimangono personaggi noti, che partecipano alla vita mondana.

È stato un personaggio molto noto anche Jack Ma, famoso per le sue posizioni sopra le righe, per le enormi feste aziendali e per i suoi travestimenti. In India il miliardario Mukesh Ambani si fece costruire a Mumbai un grattacielo che al tempo fu la residenza privata più costosa del mondo. Suo figlio Anant si è sposato nel matrimonio indiano più grande di sempre, che è costato centinaia di milioni di dollari.

Jack Ma vestito da Michael Jackson a una festa aziendale di Alibaba nel 2017 (Photo by TPG/Getty Images)

Jack Ma vestito da Michael Jackson a una festa aziendale di Alibaba nel 2017 (Photo by TPG/Getty Images)

Lo stesso non vale per i più giovani miliardari cinesi. Liang Wenfeng è il fondatore di DeepSeek, una delle più importanti società cinesi di intelligenza artificiale. È nato nel 1985 e ha un patrimonio stimato di 38 miliardi di dollari, superiore a quello di Sam Altman, fondatore di OpenAI, e di Dario Amodei, fondatore di Anthropic. Ma mentre Altman e Amodei sono perennemente sui media, sono ospiti a podcast e danno interviste, Liang non ha mai partecipato a un evento mediatico dal vivo, nemmeno sulla tv cinese. Una delle sue poche apparizioni in video è la registrazione di un suo incontro con il primo ministro cinese Li Qiang a gennaio. Di lui circolano poche fotografie, le sue dichiarazioni ai giornalisti sono rarissime.

Anche Yang Zhilin, il cofondatore di Moonshot AI, è relativamente sconosciuto, anche se un po’ meno schivo di Liang Wenfeng. Yang è nato nel 1992 e la sua azienda ha appena reso pubblico un modello di intelligenza artificiale ritenuto eccezionalmente promettente, Kimi K3. Il suo patrimonio personale è di circa 1,3 miliardi di dollari. Yang dà qualche intervista, anche perché ha studiato negli Stati Uniti e parla un buon inglese, ma anche della sua vita e della sua carriera si sa relativamente poco.

Chris Xu, il fondatore del sito di abbigliamento Shein, è diventato paradossalmente famoso proprio perché di lui non si sa praticamente niente, nemmeno in Cina.

– Leggi anche: L’alta tecnologia cinese fa molto con molto poco

Questa riservatezza è in parte fisiologica: molti di questi giovani miliardari sono diventati ricchissimi in pochissimo tempo e non hanno ancora avuto modo di abituarsi all’esposizione mediatica e di costruire una figura pubblica.

È anche tipica di un certo filone dell’imprenditoria cinese. Accanto a personaggi esuberanti come Jack Ma ci sono state figure come Ren Zhengfei, il fondatore di Huawei, che per decenni è stato considerato un uomo schivo e misterioso, che dava pochissime interviste ed evitava il più possibile di apparire in pubblico, anche se la sua azienda diventava famosa a livello mondiale. L’idea è che un’azienda come Huawei avesse maggiori possibilità di avere successo nel mondo, e in un settore delicato come quello delle telecomunicazioni, se il suo fondatore avesse evitato di attirare troppa attenzione su di sé.

Le cose con Ren cambiarono temporaneamente quando nel 2018 sua figlia Meng Wanzhou, importante dirigente di Huawei, fu arrestata per frode in Canada su richiesta degli Stati Uniti, in un caso con grossi risvolti politici. Meng fu rilasciata dopo quasi tre anni, e in quel periodo Ren mise in atto una efficace campagna di pressione mediatica in cui diede decine di interviste. Dopo il rilascio della figlia, Ren tornò a negarsi.

C’è anche una ragione più politica per cui la nuova generazione di imprenditori cinesi cerca di evitare l’attenzione, molto di più di quella precedente: nella Cina del presidente Xi Jinping più diventi un personaggio pubblico e noto, più rischi di essere preso di mira dallo stato.

Negli ultimi anni è successo a vari personaggi o a interi settori dell’economia cinese, soprattutto quelli in rapida crescita e con grande attenzione pubblica. Il caso più noto è ancora una volta quello di Jack Ma, che nel 2020 criticò apertamente il governo cinese (una critica che in Occidente farebbe parte del normale dibattito tra stato e imprese) e da quel momento sparì per mesi. In seguito fu costretto a rinunciare a parte del suo business, e da allora ha dovuto affrontare un lungo percorso di riabilitazione pubblica per assicurare la sua completa fedeltà al regime.

Nello stesso periodo ci fu una nota campagna contro il settore delle lezioni online (molto prospero vista l’ossessione delle famiglie cinesi per l’istruzione dei figli) che di fatto spazzò via moltissime aziende. Lo stesso è avvenuto in altri settori, dal digitale alla finanza. Alcune di queste campagne hanno alla base motivazioni concrete – corruzione, pratiche scorrette – ma poi vengono frequentemente usate dal regime per eliminare personalità troppo in vista e ribadire il proprio controllo sull’economia.

Tag: cina