Il governo sta di nuovo pensando di ridurre le accise sui carburanti

Tre settimane dopo che aveva deciso di non rinnovare lo sconto, perché i prezzi di benzina e gasolio sono aumentati ancora

Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni alla Camera, 19 marzo 2025 (ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)
Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni alla Camera, 19 marzo 2025 (ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)
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Poco più di tre settimane dopo la fine dello sconto introdotto a marzo, il governo vuole di nuovo ridurre le accise sui carburanti per tentare di contenere il nuovo aumento dei prezzi di benzina e gasolio dovuto alla guerra in Medio Oriente. Le accise sono imposte di importo fisso su ogni litro di carburante.

L’idea del governo è approvare un nuovo decreto la prossima settimana, o comunque entro la prossima riunione del Consiglio dei ministri in programma per il 4 agosto. Non è però ancora certo a quanto possa ammontare lo sconto: come ha confermato il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso al Corriere della Sera, bisogna prima aspettare i calcoli del ministero dell’Economia, che deve capire quanti fondi saranno a disposizione per la nuova misura. La riduzione delle accise è caldeggiata anche dai partiti dell’opposizione, che puntano a sollecitare il governo già martedì in Senato.

Stando ai dati aggiornati, il prezzo medio del gasolio ha raggiunto i 2,18 euro al litro, quello della benzina è di circa 1,979 euro al litro: sono vicini ai picchi registrati in primavera, quando il prezzo della benzina si era avvicinato ai due euro al litro e quello del gasolio ai 2,2 euro al litro. Negli ultimi giorni in cui era presente lo sconto a inizio luglio il prezzo medio della benzina era di circa 1,80 euro al litro, mentre quello del gasolio era a 1,88.

Quando i prezzi dei carburanti aumentano, lo Stato incassa più IVA, che si paga in percentuale. Quando attiva le “accise mobili”, si impegna a utilizzare il maggior gettito ottenuto dalla vendita in un certo periodo per abbassare le accise nel periodo successivo. Il meccanismo si chiama appunto “accise mobili” perché la riduzione non è una cifra fissa, ma dipende dalle entrate legate all’IVA sui carburanti.

La riduzione delle accise era stata stabilita per la prima volta a marzo. In totale il governo è intervenuto sette volte e la misura è costata circa due miliardi di euro. Inizialmente lo sconto complessivo era di 25 centesimi al litro per benzina e gasolio, ed era stato progressivamente ridotto a 5.

Da inizio luglio il governo aveva deciso di non prorogare più lo sconto perché a giugno il prezzo dei carburanti era sceso insieme alle quotazioni del petrolio, da cui si ottengono benzina e gasolio. Era stata una conseguenza dell’accordo tra Stati Uniti e Iran per mettere fine alla guerra in Medio Oriente.

Il problema è che poi gli attacchi reciproci tra Stati Uniti e Iran sono ripresi con maggiore intensità, lo stretto di Hormuz è stato di nuovo chiuso, e il prezzo del petrolio è tornato a salire. Giovedì la quotazione Brent del petrolio, una di quelle che vengono usate più spesso per fissare il prezzo del petrolio nei contratti a livello mondiale, ha superato la soglia dei 100 dollari al barile per la prima volta da maggio.

Benché il taglio delle accise favorisca i consumatori, in realtà è una misura potenzialmente controproducente. Sarebbe meglio cercare di diminuire la domanda soprattutto quando c’è poco carburante o la situazione è incerta, e quindi fare in modo che le persone ne utilizzino meno. La riduzione delle accise fa proprio il contrario: mantenendo artificialmente bassi i prezzi, incentiva a comprare il carburante, contribuendo quindi a consumarlo e aggravando la penuria.