La Russa si sta spendendo un sacco per trovare un candidato sindaco a Milano
O meglio, per imporre quello che vuole lui, cioè Maurizio Lupi: ma nel suo partito c'è chi pensa che stia facendo più danni che altro
- Condividi
- X
- Regala il Post

Il 14 aprile del 2025 il presidente del Senato Ignazio La Russa organizzò una cena nella sua casa milanese, invitando vari rappresentanti dei partiti del centrodestra, per favorire una candidatura di Maurizio Lupi a sindaco di Milano. Le elezioni sono previste tra aprile e giugno del 2027. Lunedì, il 20 luglio, La Russa ha organizzato un pranzo nella sua casa milanese con vari esponenti del centrodestra locale per tentare di riproporre l’ipotesi di candidare Lupi a sindaco di Milano.
Tra la cena e il pranzo sono trascorsi 15 mesi, e alle amministrative manca meno di un anno. Ma il progetto di La Russa incontra sempre le stesse resistenze e gli stessi ostacoli, e il suo attivismo si è fatto quindi più scomposto.
– Leggi anche: Le elezioni che ci aspettano
Dall’inizio del suo mandato, La Russa ha interpretato il suo ruolo di presidente del Senato in modo molto inusuale, a dispetto di una prassi consolidata secondo cui i presidenti delle Camere dovrebbero astenersi dal dibattito politico e restare super partes quanto più possibile. La Russa non lo ha fatto in diverse occasioni.
Lupi è leader di Noi Moderati, un piccolo partito moderato della coalizione di governo. Per La Russa un profilo come il suo sarebbe ideale per garantire al centrodestra i voti di un’ampia fetta di elettorato moderato che negli ultimi anni ha sempre guardato con favore ai candidati progressisti. Se riuscisse a far candidare Lupi, sarebbe di fatto la prima volta che Fratelli d’Italia esprime un candidato sindaco a Milano: è una condizione nuova, perché nessuno degli antenati di FdI aveva mai attecchito particolarmente in città, né il Movimento Sociale Italiano né Alleanza Nazionale, ed è una condizione resa possibile anche dal crollo di consensi della Lega.
Sei volte deputato, ex ministro dei Trasporti nei governi di Enrico Letta e di Matteo Renzi, Lupi iniziò la carriera politica nella Democrazia Cristiana e fu assessore all’Urbanistica nella giunta milanese di Gabriele Albertini. Ha ottimi rapporti col potente movimento cattolico Comunione e Liberazione, di cui è il referente più ascoltato in parlamento. L’idea di La Russa è insomma che con un candidato troppo di destra, a Milano la destra non possa vincere. E serve dunque una proposta più centrista, per tornare ad avere un sindaco di centrodestra dopo i dieci anni di Beppe Sala e i precedenti cinque di Giuliano Pisapia, entrambi di centrosinistra.
Il problema, però, è che un’eventuale candidatura di Lupi sarebbe un grosso problema per Forza Italia. Noi Moderati ha un elettorato molto simile a quello di Forza Italia, specie nelle grandi città. È ovviamente molto più piccolo, gli viene dato un consenso intorno all’1 per cento, Forza Italia sta intorno all’8 per cento. Ma se il candidato della coalizione fosse Lupi, ci sarebbe un effetto trascinamento anche sulla sua lista, e insomma Noi Moderati finirebbe per sottrarre molti voti a Forza Italia.
Più in generale, poi, il leader di Forza Italia Antonio Tajani sta cercando in ogni modo di evitare che i vari partiti di area centrista e moderata del centrodestra possano avere un protagonismo e un’autonomia, sempre per la stessa ragione: sarebbe tutto consenso, il loro, tolto a Forza Italia. Un Lupi candidato sindaco a Milano, o ancora peggio un Lupi sindaco di Milano, indebolirebbe Forza Italia.

Carlo Cottarelli durante una manifestazione a favore dell’Ucraina a Milano, il 5 novembre 2022 (LaPresse)
Ecco perché i dirigenti lombardi di Forza Italia stanno cercando alternative. Il coordinatore regionale Alessandro Sorte, così come l’ex sindaca Letizia Moratti, stanno lavorando a un’intesa con Azione di Carlo Calenda, altro partito liberale centrista ma che non fa parte della coalizione di centrodestra. Da queste trattative sono emersi vari possibili candidati. Martedì, alla Camera, Sorte confermava di aver proposto il nome di Giulia Pastorella, deputata milanese di Azione, così come quello di Carlo Cottarelli, economista di rilievo internazionale eletto nel 2022 al Senato nelle liste del PD, e che poi si dimise dopo appena sette mesi. Prima di loro Forza Italia aveva sondato anche Giorgio Gori, europarlamentare del PD ed ex sindaco di Bergamo, che aveva subito declinato l’invito.
Anche in questo caso, l’idea è che il centrodestra abbia possibilità di vittoria solo con candidati che siano meno di destra possibile. I nomi suggeriti da Forza Italia rivelano bene questa strategia. Ed è anche la ragione per cui nessuna di queste ipotesi sembra avere una reale consistenza.

La deputata di Azione, Giulia Pastorella, alla Camera (Mauro Scrobogna /LaPresse)
Ma a screditare queste ipotesi, soprattutto, è proprio La Russa: che continuamente esprime giudizi negativi su tutte le candidature alternative a quella di Lupi, sapendo che dentro Forza Italia c’è un’area molto radicata in Lombardia che è in contrasto con Tajani, e che dunque alla fine potrebbe sostenere proprio Lupi per metterlo in difficoltà. È un’area che fa riferimento alla senatrice Licia Ronzulli e al deputato Alessandro Cattaneo, tra gli altri.
Lo stallo ha innescato poi una polemica un po’ fumosa nel centrodestra, in cui da un lato c’erano Tajani e altri dirigenti di Forza Italia che invocavano la candidatura di «un civico», cioè un professionista estraneo ai partiti; e dall’altro La Russa che insisteva nel ribadire la necessità di indicare un politico di professione.
Nel corso dei mesi sono stati tirati in ballo Antonio Civita, imprenditore nel settore della ristorazione; Antonino La Lumia, presidente dell’ordine degli avvocati di Milano; Alessandro Spada, ex presidente di Assolombarda, l’associazione degli industriali della regione; e poi il giornalista Paolo Del Debbio, il presidente della Fondazione Politecnico di Milano Ferruccio Resta, l’ex assessore Giovanni Terzi e l’ex consigliere comunale di Forza Italia Pietro Tatarella. Alcuni di questi non si sono esposti, altri sì; altri ancora hanno fondato associazioni e movimenti nella speranza di poter dare concretezza alla propria candidatura.
Con le eccezioni di Resta e Del Debbio, tutti sono stati invitati da La Russa a pranzo a casa sua, lunedì. Erano presenti all’incontro anche tre importanti esponenti di Fratelli d’Italia: l’ex ministra Daniela Santanchè, una fedelissima di La Russa, il senatore Sandro Sisler, coordinatore regionale, e l’europarlamentare Carlo Fidanza. E poi c’era Lupi, ovviamente. Da quanto raccontano i presenti, il pranzo è servito soprattutto a sondare l’eventuale disponibilità dei vari «civici» ad assumere incarichi diversi da quello di sindaco: per qualcuno si parla di un assessorato, per altri di incarichi dirigenziali in società partecipate o altre prestigiose istituzioni comunali, tutto comunque piuttosto vago.

Il coordinatore lombardo di Forza Italia, Alessandro Sorte, a Bergamo, il 18 febbraio 2023 (Tiziano Manzoni/LaPresse)
Dal punto di vista politico, però, l’obiettivo di La Russa era chiaro: chiedendo ai vari aspiranti se avessero voglia di assumere altri ruoli rispetto a quello di sindaco, La Russa ha tentato di indebolire le loro ipotetiche candidature, e dunque di rimuovere potenziali concorrenti di Lupi, che resta per La Russa l’unico candidato credibile. Li ha insomma invitati a pranzo, con tutti gli onori, per chiedere loro di farsi da parte.
Per La Russa non è solo questione di preferenze personali. Il suo attivismo inesausto per trovare un candidato sindaco per Milano è anche un modo per rivendicare la propria autonomia nella gestione di Fratelli d’Italia in Lombardia. Su questo, nei mesi scorsi, si era sentito scavalcato da Giovanni Donzelli e Arianna Meloni, i dirigenti nazionali del partito, e se ne era risentito.
Ma l’esuberanza di La Russa è tale da generare cortocircuiti nella coalizione di destra. Dopo che si era diffusa la notizia del pranzo di lunedì, Forza Italia e Lega si sono infastiditi e hanno sfruttato l’occasione a loro vantaggio. Sorte e Massimiliano Romeo, segretario della Lega lombarda, hanno diffuso delle agenzie di stampa per dire che se La Russa ci tiene a rivendicare per sé, dunque per Fratelli d’Italia, la candidatura di Lupi a sindaco di Milano nel 2027, allora vorrà dire che Fratelli d’Italia dovrà rinunciare a indicare un candidato presidente alla regione, nel 2028, lasciando spazio agli alleati.
La reazione di Lega e Forza Italia, per certi versi scontata, ha generato malumori dentro Fratelli d’Italia, dove in molti giudicano il modo di fare di La Russa spregiudicato e controproducente. Per Meloni ottenere una propria candidatura per la Regione Lombardia è fondamentale, visto che Fratelli d’Italia, pur essendo di gran lunga il partito egemone della coalizione, non ha neppure un governatore nel Nord, cioè nell’area più ricca e produttiva del paese.



