Come il governo vorrebbe rendere più sicure le piscine

La politica sta cominciando a muoversi, dopo le recenti morti causate da intrappolamento per aspirazione

(Guillaume Bonnefont/IP3 via ZUMA Press)
(Guillaume Bonnefont/IP3 via ZUMA Press)
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Nella seduta di giovedì la Camera ha approvato un emendamento al cosiddetto decreto Sport, per migliorare la sicurezza nelle piscine, in seguito alle preoccupazioni dovute ad alcuni casi di bambini morti intrappolati dai bocchettoni di aspirazione dell’acqua. L’emendamento è passato con un’ampia maggioranza e anche con il sostegno delle opposizioni, che l’hanno ritenuto però troppo generico per garantire un reale cambiamento. Nei prossimi giorni dovrebbe iniziare la discussione in aula di un disegno di legge più ampio, che punta a introdurre un livello minimo di sicurezza in tutta Italia.

L’emendamento appena approvato prevede che dal primo agosto nelle piscine pubbliche, private o collettive (come quelle di hotel, residence e campeggi) il sistema di ricircolo (i bocchettoni o le griglie di aspirazione) eviti «fenomeni vorticosi di aspirazione ad effetto ventosa» che rischiano di intrappolare i corpi di chi fa il bagno. Le strutture possono accedere a un fondo da 4,7 milioni di euro per il 2026 per adeguarsi, e l’emendemanto dice che quelle che non rispetteranno la norma verranno chiuse. Non si sa con precisione quante siano le piscine che devono adeguarsi, perciò è complicato capire se questi soldi siano abbastanza.

Secondo la Società italiana di medicina ambientale, dal 2022 nelle piscine italiane sono morte 75 persone. In più della metà dei casi erano minori di 12 anni, e secondo l’Istituto superiore di sanità 37 morti sono avvenute solo tra il 2024 e il 2025. Ferruccio Alessandria, presidente di Assopiscine, l’associazione che riunisce chi lavora nel settore, ha aggiunto che 16 di questi incidenti sono avvenuti nelle piscine delle strutture turistiche, 9 in quelle pubbliche, 8 in quelle private, 3 nei parchi acquatici e uno nelle piscine condominiali.

Generalmente le piscine hanno un sistema di ricircolo che serve a mantenerle pulite e igienizzate. È un impianto idraulico continuo che si trova sotto il livello dell’acqua e che prevede che l’acqua sporca, una volta prelevata dalla vasca attraverso i bocchettoni, venga filtrata e poi reintrodotta nella piscina.

Si rischia di rimanere intrappolati in quei sistemi per via della differenza di pressione generata dalla pompa di circolazione. Quando l’acqua viene aspirata da una presa sommersa, intorno alla presa si crea una zona a pressione inferiore rispetto a quella dell’acqua circostante. Se una parte del corpo aderisce alla griglia o ne blocca anche solo in parte l’apertura si crea un effetto ventosa: il sistema di pompaggio continua a produrre un vuoto parziale, mentre il corpo finisce per fare da tappo. In queste condizioni, la forza che trattiene la persona – specialmente se si tratta di un bambino o di chi si trova già in affanno – rischia di superare la capacità fisica necessaria per liberarsi da soli. Gli incidenti legati ai sistemi di aspirazione possono riguardare l’intrappolamento del corpo, dei capelli, delle dita oppure di indumenti o accessori.

Ad agosto del 2023 Stephan Bakanev, un bambino di otto anni, era morto dopo essere stato risucchiato dal sistema di aspirazione in una piscina delle terme di Cretone, a una trentina di chilometri da Roma. A metà aprile di quest’anno il dodicenne Matteo Brandimarti è morto annegato nello stesso modo in una piscina a idromassaggio di un albergo di Pennabilli, vicino a Rimini. E dieci giorni dopo è morto Gabriele Ubaldo Petrucci, sette anni, in una piscina termale vicino a Latina. La scorsa settimana Alice Ferrari, 11 anni, è morta in ospedale dopo essere rimasta incastrata con i capelli nel bocchettone di una piscina a Sestri Levante, dove si trovava in vacanza insieme alla famiglia.

La sicurezza del sistema di ricircolo, bocchettoni, pompe e griglie è già normata in Europa e in Italia da una serie di direttive, che però prevedono standard diversi e meno rigidi per quanto riguarda le piscine private o quelle termali molte delle quali, nonostante funzionino tecnicamente come piscine, non sono considerate tali. Ci sono inoltre norme differenziate a seconda delle regioni.

Per colmare le lacune e rendere omogenei sul territorio nazionale i requisiti e i controlli, nel luglio del 2025 il Consiglio dei ministri aveva approvato un disegno di legge apposito. Il testo suddivide gli impianti in piscine pubbliche, collettive e domestiche, stabilendo per ciascuna categoria degli interventi di messa in sicurezza specifici.

Il ddl è rimasto per mesi bloccato in commissione Affari Sociali perché ha ricevuto diverse critiche: la Conferenza delle Regioni, un organismo permanente di coordinamento politico tra i governi regionali, ha dato un parere negativo al ddl perché non prevede di applicare i nuovi requisiti sulla sicurezza a molte strutture già esistenti, ma soltanto a quelle nuove. E questo produrrebbe livelli di tutela differenti tra impianti vecchi e nuovi. Dai nuovi requisiti il ddl esclude poi le piscine gestite dalle associazioni e dalle società sportive, che costituiscono comunque una parte consistente degli impianti utilizzati. Altre associazioni di categoria hanno giudicato invece il ddl inapplicabile per i costi troppo alti a carico dei gestori.