Perché si riparla di doping e ciclismo
Non ci sono nuovi casi di positività, ma il binomio si è ripresentato dopo alcuni controlli notturni durante il Tour de France
- Condividi
- X
- Regala il Post

Negli ultimi giorni il doping e il ciclismo sono stati di nuovo associati, pur in assenza di casi certi e noti di positività di alcun corridore. Di doping e ciclismo si ri-parla e si ri-scrive perché il ciclismo fatica a liberarsi da questa storica associazione, ma soprattutto perché nella notte tra sabato 18 e domenica 19 luglio al Tour de France, l’evento più importante del ciclismo mondiale, sono stati fatti controlli serali e notturni negli alberghi in cui c’erano i corridori di alcune squadre in gara. In particolare quelle del danese Jonas Vingegaard, ora ritirato in seguito a una caduta, e dello sloveno Tadej Pogačar, ormai quasi certo vincitore di quello che sarebbe il suo quinto Tour de France.
Vingegaard è stato svegliato alle due di notte, Pogačar alle cinque, poche ore prima della partenza della difficile tappa di domenica. Almeno altri tre corridori, di cui non è noto il nome, sono stati sottoposti a test antidoping nella stessa notte. Di solito i controlli antidoping sono fatti dopo le 6 del mattino e prima delle 23.
Si sa che i controlli sono stati fatti perché domenica mattina, prima della partenza della 15esima tappa, Vingegaard ne aveva parlato nelle interviste in zona mista. Il belga Remco Evenepoel, diventato secondo in classifica dopo il ritiro di Vingegaard, aveva definito «disumani» i controlli. Parole simili le aveva usate Pogačar.
Tutti e tre, però, in questi giorni come in passato, avevano detto più volte di capire la necessità del ciclismo di mostrarsi pulito. «Dovete sempre dubitare di noi» aveva detto Vingegaard nel 2023 «e verificare le nostre prestazioni perché il ciclismo non torni ad essere quello del passato». Pogačar aveva detto, nel 2024: «Ci saranno sempre dubbi, perché in passato, prima dei miei tempi, il ciclismo si era rovinato. Penso che per conseguenza di quanto successo in passato, questo sia uno degli sport più puliti al mondo. […] E sarei stupido a buttare via tutto e rischiare la vita per le corse. È solo un gioco: è divertente, vuoi vincere, ma non è tutto». Né Pogačar né Vingegaard né Evenepoel sono finora mai risultati positivi ad alcun controllo.
I controlli notturni, comunque, non sono vietati e nemmeno presenti solo nel ciclismo; ma sono di certo molto rari e inconsueti, specie durante una corsa come il Tour de France, peraltro poche ore prima della partenza di una delle sue tappe più difficili.
Nella mattina di lunedì 20 luglio, nel secondo giorno di riposo del Tour (è iniziato il 4 luglio e finirà il 26), sono stati fatti nuovi controlli su tutti i 166 corridori ancora in gara. Solo durante il Tour de France sono stati fatti in tutto circa 600 test antidoping.

Tadej Pogačar e Remco Evenepoel il 19 luglio a Plateau de Solaison, Francia (Tim de Waele/Getty Images)
Per il ciclismo è un equilibrio difficile. Da un lato è nel suo interesse essere controllato e mostrarsi pulito, equo e credibile dopo i gravi e ripetuti scandali degli anni Novanta e dei primi Duemila. Dall’altro c’è la necessità di tutelare i corridori e di garantire condizioni di gara uguali per tutti: una cosa che poco si concilia con l’essere svegliati in piena notte per un controllo imprevisto durante una sfinente corsa di tre settimane.
I controlli sono stati fatti dall’Agenzia Internazionale per i Test Antidoping (ITA), che dal 2021 se ne occupa per conto dell’UCI, l’Unione ciclistica internazionale. A parte i controlli obbligatori a fine gara (per i vincitori di tappa, per i primi in classifica e per altri corridori sorteggiati) l’ITA non fa sapere chi controlla e quando, e rende note solo eventuali positività. L’analisi dei test richiede però tempo: eventuali positività dopo i recenti controlli si saprebbero solo dopo la fine del Tour de France. E a seconda del tipo di sostanza individuata i corridori interessati potrebbero essere subito sospesi o magari solo avvisati, senza che l’informazione diventi subito pubblica. Ma, di nuovo, per ora ci sono stati controlli, non positività.
Quelli tra sabato e domenica sono stati fatti di notte, con la preventiva autorizzazione di un magistrato francese, perché l’ITA aveva «sospetti seri e specifici» su possibili casi di doping. Non sono noti altri dettagli ma è probabile che l’obiettivo fosse verificare se i corridori usino “micro-dosi” di sostanze dopanti, così micro da sparire in poche ore.
Oltre a essere molto controllati, tramite sangue e urine, i corridori hanno anche il cosiddetto “passaporto biologico”, che registra variazioni nel tempo di loro valori ematici, con l’obiettivo di scovare cambiamenti spiegabili col doping.
In sintesi, che senso avrebbe rischiare una squalifica prendendo una dose così micro che – oltre a far sparire le sue tracce in poche ore – sarebbe al contempo talmente micro da rivelarsi poco efficace nel migliorare in modo rilevante le prestazioni di chi la assume?
A prescindere dal passaporto biologico, i corridori sono testati con particolare frequenza, quelli più forti ancora più degli altri. Pogačar, che da giorni è primo al Tour de France, è sottoposto – proprio in quanto primo in classifica – a un controllo dopo ogni tappa. In ogni istante subito dopo il traguardo è osservato da un addetto all’antidoping, che lo scorta e non lo lascia mai solo fino al momento del controllo.
Ma pure nel ciclismo, persino tra addetti ai lavori, ci sono idee diverse e distanti, anche per via del fatto che molti attuali commentatori o direttori sportivi del ciclismo attuale sono stati ciclisti proprio negli anni degli scandali legati al doping.

Lance Armstrong nel 1999: vinse sette Tour, ma sono stati tutti revocati dopo che ha ammesso di essersi dopato (Andreas Rentz/Bongarts/Getty Images)
Jonathan Vaughters è oggi manager della squadra EF Education-EasyPost. Fu compagno di squadra di Lance Armstrong e come lui ammise di aver usato EPO, un ormone che stimola la produzione di globuli rossi, e altre sostanze dopanti. Vaughters è noto per le sue dichiarazioni enfatiche e le sue posizioni contro il doping. Secondo lui i controlli notturni sono stati un bene per il ciclismo:
Se nel 2001 avessero testato noi alle due di notte ci avrebbero squalificati tutti e avremmo evitato al ciclismo 25 anni di drammi […]. È un peccato che Tadej e Jonas [Pogačar e Vingegaard] debbano fare ammenda per le nostre cazzate. Ma un po’ di ore di sonno in meno sono il giusto prezzo per la credibilità.
L’UCI, a cui l’ITA risponde, ha difeso i controlli notturni, ricordando che spende ogni anno oltre 10 milioni di euro per far effettuare i test e analizzare i campioni. Al contrario, il CPA, il sindacato dei corridori, ha criticato i controlli notturni e «la direzione che sta prendendo l’antidoping nel ciclismo».
In mezzo c’è tutto il resto. I legittimi dubbi di chi ricorda quanto successo negli anni Novanta e Duemila, e in parte anche prima. Il fatto oggettivo che, da ormai molti anni, corridori anche molto forti iniziano e finiscono carriere senza mai risultare positivi a nessun tipo di sostanza dopante o anche solo illecita. Ma anche tanti dubbi e posizioni sfaccettate e intermedie che non vedono né tutti dopati “come negli anni Novanta”, ma nemmeno il doping (in ogni sua forma e declinazione) totalmente assente e ormai estraneo al ciclismo professionistico contemporaneo.
Ci sono però i fatti. Almeno finora, come dicevamo, Pogačar non è mai risultato positivo. E da anni, in particolar modo in quanto ciclista che vince quasi sempre, è testato su base quotidiana, con campioni di sangue e urina che sono e saranno conservati per anni, così da poterli testare anche in futuro adattando l’antidoping a eventuali forme di doping che i controlli attuali potrebbero non riuscire a individuare.
– Leggi anche: Tadej Pogačar è ineluttabile?
È però innegabile che il ciclismo debba fare i conti con il doping più di altri sport. Per la sua storia, ma anche per l’intensità e la durata di sforzi richiesti dalle sue gare. Lionel Messi ai Mondiali di calcio può camminare e vincere quasi sempre; Pogačar non ha molte alternative al pedalare al massimo delle sue possibilità. Ogni dominio sportivo genera perplessità, sospetti e accuse. Nel ciclismo ancora di più, specie in questi anni in cui – dopo grandi innovazioni in termini di allenamento, materiali e alimentazione – i corridori più forti fanno prestazioni impensabili fino a giusto qualche anno fa.
Come scrisse già nel 2024 Alexandre Roos sull’Équipe, nel ciclismo non esistono «gioie senza asterisco». Roos scrisse che Pogačar e Vingegaard «possono rispondere a tutte le domande sul sospetto, su cosa fanno e cosa non fanno, ma non sarà mai abbastanza», perché «sono congelati in una forma di impotenza e perché le loro risposte non convinceranno mai tutti».
– Leggi anche: Cosa c’entra il monossido di carbonio con il ciclismo



