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  • Giovedì 23 luglio 2026

Non ci sono più i Giochi del Commonwealth di una volta

Ci sono sempre meno sport e Glasgow, che organizza l'edizione di quest'anno, lo fa controvoglia

Giocatori di bocce dell'isola di Norfolk, circa 1.400 chilometri a est dell'Australia, sfidano giocatori di bocce scozzesi ai Giochi del Commonwealth del 2018 (AP Photo/Mark Schiefelbein)
Giocatori di bocce dell'isola di Norfolk, circa 1.400 chilometri a est dell'Australia, sfidano giocatori di bocce scozzesi ai Giochi del Commonwealth del 2018 (AP Photo/Mark Schiefelbein)
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La 23esima edizione dei Giochi del Commonwealth inizia stasera, giovedì 23 luglio, con la cerimonia d’apertura e alcune partite di bocce. L’edizione di quest’anno è a Glasgow, in Scozia, e – a loro modo – i Giochi del Commonwealth sono delle piccole Olimpiadi: un grande evento multisportivo, quadriennale e con diversi paesi in gara tra loro. Ma sono del Commonwealth, tra paesi o altre entità territoriali che fanno parte dell’associazione di stati erede dell’Impero britannico. Sono soprattutto un grande evento che si sta rimpicciolendo, che fatica a trovare la sua dimensione e il suo senso.

Il Commonwealth esiste dal 1926 e ne fanno parte 56 paesi, quasi tutti dell’ex impero coloniale britannico. Negli anni si è evoluto in un’organizzazione di cooperazione internazionale e non più lo strumento con cui il Regno Unito cercava di tenere legate a sé le sue molte ex colonie. Per alcuni di questi paesi, tuttavia, re Carlo III è ancora il capo di stato.

Per ragioni storiche, legate alla diffusione dell’Impero britannico, nel Commonwealth c’è una grande varietà territoriale. Ne fanno parte sia isole del Mediterraneo come Malta e Cipro sia Kiribati, un piccolo arcipelago nell’oceano Pacifico centrale. E ci sono Scozia, Galles e Irlanda del Nord, ma non gli Stati Uniti né l’Irlanda (che ne uscì nel 1949).

I Giochi del Commonwealth dureranno 10 giorni, con oltre 200 eventi e con circa 3mila atleti da 74 paesi, territori britannici d’oltremare e dipendenze della Corona britannica (è il nome ufficiale delle isole di Man e dei baliati di Jersey e Guernsey). I paesi del Commonwealth sono 56 ma ci sono 74 entità territoriali in gara perché diverse di queste gareggiano – solo ai Giochi del Commonwealth – in maniera indipendente. L’ex ciclista Mark Cavendish, per esempio, ai Giochi del Commonwealth gareggiava per l’isola di Man, mentre alle Olimpiadi lo faceva per la Gran Bretagna.

Mark Cavendish dell’isola di Man esulta dopo aver vinto la gara scratch del ciclismo su pista ai Giochi del Commonwealth del 2006, a Melbourne, in Australia (Mark Dadswell/Getty Images)

In questa edizione dei Giochi del Commonwealth ci saranno 10 sport (6 dei quali presenti anche nella loro versione paralimpica): atletica leggera, nuoto, ginnastica artistica, ciclismo su pista, netball, sollevamento pesi, boxe, judo, bocce e basket 3×3.

Per alcuni sport non olimpici o paralimpici i Giochi del Commonwealth sono il principale evento intercontinentale. È il caso del netball, una sorta di basket giocato perlopiù in Australia e Nuova Zelanda. Per altri sport, come l’atletica o il nuoto, non contano poi granché.

Nel tempo i Giochi del Commonwealth hanno cambiato diversi nomi e approcci per slegarsi dal passato colonialista del Regno Unito ed essere più inclusivi. In passato erano noti come “Giochi dell’impero britannico” o “Giochi del Commonwealth britannico” e solo dal 1978 hanno il nome attuale. La prima edizione fu nel 1930, con l’ambizione di emulare le Olimpiadi.

Non è andata esattamente così.

Per durata, numero di eventi da medaglia e atleti in gara i Giochi del Commonwealth restano un importante evento sportivo. Le Olimpiadi invernali di Milano Cortina hanno avuto 2.884 atleti da 92 diversi paesi e 116 eventi da medaglia, quindi – in questo senso – numeri paragonabili a quelli dei Giochi del Commonwealth.

Ma per seguito e livello della competizione, tra Olimpiadi e Giochi del Commonwealth non c’è paragone. E mentre le Olimpiadi crescono, i Giochi del Commonwealth si restringono, alti costi e scarsi guadagni. L’edizione di quest’anno avrebbe dovuto essere nello stato australiano di Victoria, ma nel luglio 2023 il governo statale rinunciò a causa di un imprevisto aumento dei costi: da 2,6 a quasi 7 miliardi di dollari.

Si scelse quindi Glasgow, che già aveva ospitato i Giochi nel 2014. Fu scettico perfino il primo ministro scozzese John Swinney, che mise subito in chiaro di voler spendere il meno possibile. Alla fine la Scozia pare spenderà circa 150 milioni di sterline per organizzare questi Giochi del Commonwealth, pari a circa 180 milioni di euro.

Un selfie del primo ministro scozzese Swinney con le mascotte di Glasgow 2014 (il fiore nazionale di Scozia, un cardo di nome Clyde) e di Glasgow 2026 (l’unicorno Finnie, il cui nome deriva dal Finnieston Crane, una grossa gru in disuso diventata uno dei simboli di Glasgow).

Per Glasgow saranno Giochi del Commonwealth in tono decisamente minore di quelli del 2014, e inferiori anche all’edizione del 2022, organizzata a Birmingham, in Inghilterra. Quattro anni fa c’erano il doppio degli sport rispetto a oggi e circa duemila atleti in più. Nel 2014 a Glasgow partecipava addirittura il velocista giamaicano Usain Bolt.

L’edizione di quest’anno, invece, si sta facendo notare soprattutto per cosa manca e per chi non c’è: nessuno dei tre principali stadi della città (Celtic Park, Ibrox e Hampden Park) è coinvolto in alcun modo, tanti atleti di alto livello hanno preferito concentrarsi su altri eventi e non ci sarà alcun corrispettivo del “villaggio olimpico”. Atleti e atlete alloggiano in vari hotel di Glasgow.

In questa edizione non ci saranno eventi che si svolgono sulle strade della città, come la maratona o le gare di ciclismo su strada, e nemmeno il cricket, il rugby a 7 e l’hockey su prato, tre sport di squadra popolari in molti paesi del Commonwealth.

Prima di infortunarsi Gout Gout, prodigioso velocista australiano di 18 anni, aveva deciso di partecipare ai Mondiali di atletica Under 20 anziché ai Giochi del Commonwealth.

Mancherà insomma il fare-le-cose-in-grande che questo tipo di eventi spesso porta con sé, e non è detto che sia per forza un male: l’amministratrice delegata della CGF Katie Sadleir ha detto che i Giochi del Commonwealth «stavano sfuggendo di mano», diventando «troppo grossi e provando a essere una sorta di mini-Olimpiade».

Usain Bolt della Giamaica durante la staffetta 4x100 ai Giochi del Commonwealth di Glasgow, nel 2014 (Roger Sedres/Gallo Images)

Usain Bolt della Giamaica durante la staffetta 4×100 ai Giochi del Commonwealth di Glasgow, nel 2014 (Roger Sedres/Gallo Images)

L’atleta più famoso ai Giochi del Commonwealth del 2026 è probabilmente il nuotatore sudafricano Chad Le Clos, vincitore di quattro medaglie olimpiche e specialista dello stile a farfalla. C’è anche Kadeena Cox, atleta paralimpica britannica fortissima sia nel ciclismo che nell’atletica leggera (vincitrice di almeno una medaglia d’oro in tutte e tre le ultime Paralimpiadi).

L’atleta più tifato sarà Josh Kerr, mezzofondista scozzese che pochi giorni fa ha battuto il record del mondo sul miglio, che apparteneva al marocchino Hicham El Guerrouj da 27 anni. Un miglio sono 1.609,344 metri, un’unità di misura che non esiste alle Olimpiadi e che guarda caso ha molto a che fare con il sistema imperiale britannico.

Ma almeno per alcuni dei 74 paesi o territori in gara i Giochi restano un evento importante. «Per molti dei paesi del Commonwealth sono queste le Olimpiadi», ha detto Claire Carver-Dias, capa delegazione del Canada ed ex medaglia d’oro nei tuffi ai Giochi del Commonwealth. Nel 2022 vinse una medaglia pure Niue, uno stato insulare di circa 2mila abitanti che si trova circa 2.500 chilometri a nord-est della Nuova Zelanda.

Intanto si sta svolgendo la “King’s baton relay”, la staffetta in giro per il mondo di un testimone con un messaggio scritto dal capo del Commonwealth, re Carlo. È una cosa molto simile al viaggio della fiamma olimpica, se non che per questa edizione ogni entità territoriale partecipante ai Giochi ha ricevuto il suo testimone. Ma come alle Olimpiadi sarà un’ultima persona che porterà il testimone nello stadio The Hydro (da circa 12.000 posti), leggerà un discorso e darà l’avvio formale ai Giochi.